Coronavirus e fase 2, Conte alla Camera: “Non si può tornare alla normalità”

”Il Governo non può assicurare un ritorno immediato alla normalità, nessun altro Paese ha riaperto tutto insieme”: lo ha spiegato il premier Giuseppe Conte durante l’informativa alla Camera su questa ”emergenza senza precedenti” provocata dal coronavirus e la Fase 2.

 “Stiamo affrontando un’emergenza senza precedenti della storia della nostra Repubblica – ha proseguito Conte – una dura prova per tutte le democrazie avanzate colpite dalla pandemia” che ci ha “costretti e rivedere i modelli di vita, a ripensare il nostro modello di sviluppo. Sono giorni in cui c’è un vivace dibattito sulle decisione assunte, persino sulle modalità comunicative adottate. Ma la vivacità del dibattito” è un segno “di democrazia. La premessa è che il governo ha sempre compreso la gravità del momento”.

Conte ha poi sottolineato come il rischio di una riapertura totale: ”L’indice R con 0 ad oggi è tra lo 0,5 e lo 0,7. Se questo tasso tornasse ad alzarsi anche di poco si saturerebbero le terapie intensive entro fine dell’anno”.

“Ogni atteggiamento ondivago nel passare dal ‘chiudiamo tutto’ ad ‘apriamo tutto’ comporterebbe in maniera irreversibile” l’aumento dei contagi. “Il segnale di inversione dei contagi si è avuto solo grazie a rigide misure e a rischio di apparire impopolare, il governo non può assicurare il ritorno immediato alla normalità della vita precedente, i piacerebbe ma dobbiamo avere la consapevolezza che il virus sta continuando a circolare: abbiamo 105mila casi accertati senza contare casi asintomatici non accertati. Siamo ancora dentro la pandemia, non ne siamo usciti”.

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Coronavirus, Conte: “Ora monitoraggio, poi differenziamento geografico”

Il ritorno al lavoro di 4,5 milioni di persone che avverrà il 4 maggio sarà un ”test importante” ma secondo il presidente del Consiglio ”in base a dei criteri scientifici, che il ministero della Salute emanerà nelle prossime ore, si potrà anche attuare un differenziamento geografico” nell’allentamento delle misure anti-Covid, ma guidato da precisi presupposti scientifici e non rimesso a improvvide iniziative di singoli enti locali. Voglio ricordare, nello spirito di collaborazione che il governo ha avuto con gli enti locali che iniziative che comportino un’allentamento delle misure restrittive” vigenti “non sono possibili, perché in contrasto” con le norme varate “quindi sono da considerarsi a tutti gli effetti illegittime”.

“Direi che l’imperativo categorico per un governo chiamato ad affrontare una sfida così complessa, come proteggere la vita dei cittadini di fronte a una minaccia cosi concreta e letale, è quello di porre a fondamento della proprie decisioni non le opinioni, ma le raccomandazioni – frutto di meditate ricerche e riflessioni – di qualificati esponenti del mondo scientifico”, ha sottolineato il premier aggiungendo che con il ritorno al lavoro determina ulteriori possibilità di contagi. E, citando il rapporto del Comitato tecnico scientifico circolato negli ultimi giorni, che “il governo non può assicurare un ritorno immediato alla normalità”. Il premier ha poi sottolineato la sua vicinanza a settori come il turismo e lo spettacolo, tra i più colpiti dalla crisi economica provocata dalla pandemia.

“Il contenimento cauto del contagio è una misura necessaria – ha aggiunto il premier – l’unica strada e principale strumento per ripartire al meglio senza dolorose e forse anche irrimediabili battute di arresto in futuro. La precauzione deve guidarci in questa fase. Un approccio incauto porterebbe a una recrudescenza del contagio”.

Coronavirus, Conte: “Programma non finalizzato a raccogliere consenso”

“Alle luce della raccomandazioni del Comitato tecnico scientifico il 4 maggio segna l’inizio della fase 2, è un primo passo fondamentale affinché tutto il Paese possa incamminarsi verso la riconquista della normalità ma nella consapevolezza che sarà una fase di convivenza con il virus”, afferma ancora Conte sottolineando che quanto deciso dal governo “non è un programma elettorale finalizzato a raccogliere consenso”. “Dal primo giorno abbiamo avuto ben chiaro” quella che sarebbe stata la stella polare delle scelte compiute: “La difesa della salute dei cittadini”, d’altronde, rimarca il presidente del Consiglio, “nessuno tra i paesi maggiormente colpiti ha introdotto un’apertura simultanea delle attività economiche e dei rapporti sociali”.

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“Sono quattro i principali fattori di crescita contagio: famiglia, scuola, lavoro, comunità. I contatti familiari sono quelli di maggior difficoltà nel controllo e da lì viene un quarti dei contagi”, ha detto ancora Conte ricordando che “il contenimento cauto del contagio è una misura necessaria, l’unica strada e principale strumento per ripartire al meglio senza dolorose e forse anche irrimediabili battute di arresto in futuro. La precauzione deve guidarci in questa fase. Un approccio incauto porterebbe a una recrudescenza del contagio”.

Fonte : Today