Coronavirus, l’app Immuni sarà anonima: i dati verranno cancellati 

Tra gli strumenti che il Governo pensa di introdurre per contrastare l’epidemia del nuovo coronavirus in Italia c’è anche la tanto discussa Immuni, l’applicazione che servirà per tracciare i contatti delle persone risultate positive al Covid 19 ed evitare la propagazione del contagio. L’idea di introdurre un’app di tracciamento, seppur non obbligatoria, ha scatenato il dibattito soprattutto in merito alla sicurezza per i dati degli utenti, ma come funzionerà? La bozza del decreto aprile, che l’esecutivo sta ancora completando, contiene un articolo che fornisce diversi dettagli su Immuni.

Coronavirus, l’app Immuni sarà anonima

Nella bozza del decreto viene assicurato che “il trattamento effettuato per il tracciamento dei contatti sia basato sui dati di prossimità dei dispositivi, resi anonimi oppure ove ciò non sia possibile pseudonimizzati ed è esclusa in ogni caso la geolocalizzazione dei singoli utenti”. E’ previsto che “gli utenti ricevano, prima dell’attivazione dell’applicazione, informazioni chiare e trasparenti al fine di raggiungere una piena consapevolezza, in particolare, sulle finalità e sulle operazioni di trattamento, sulle tecniche di pseudonimizzazione utilizzate e sui tempi di conservazione dei dati”.

Coronavirus, l’app Immuni non sarà obbligatoria

Un altro punto affrontato nella bozza del decreto è quello sull’obbligo di scaricare l’app. Secondo il testo, ancora provvisorio, ”il mancato utilizzo dell’applicazione di cui al comma 1 non comporta alcuna limitazione o conseguenza in ordine all’esercizio dei diritti fondamentali dei soggetti interessati ed è assicurato il rispetto del principio di parità di trattamento”.

Coronavirus, i dati dell’app Immuni verranno cancellati

I dati utilizzati dalla app Immuni verranno cancellati a fine emergenza Covid-19 o, al massimo, entro il 31 dicembre 2020. “L’utilizzo dell’applicazione e della piattaforma, nonché ogni trattamento di dati personali effettuato ai sensi al presente articolo – si legge nell’articolo 6, che si occupa proprio dell’app per il tracciamento – sono interrotti alla data di cessazione dello stato di emergenza disposto con delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020, e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, ed entro la medesima data tutti i dati personali trattati devono essere cancellati o resi definitivamente anonimi”.

“I dati raccolti attraverso l’applicazione non possono essere utilizzati per finalità diverse -viene sottolineato nella bozza – ma ci sarà la possibilità di utilizzo in forma aggregata o comunque anonima, per soli fini statistici o di ricerca scientifica”.

Coronavirus, app Immuni: alert dopo un contatto stretto di 15 minuti

L’applicazione Immuni, che non è ancora disponibile sugli app store, dovrebbe entrare in funzione nel mese di maggio e “poggiare” su un server italiano, avvalendosi della tecnologia bluetooth. Quando scatta la modifica? La questione è stata chiarita nei giorni scorsi dal commissario Arcuri: “L’app farà scattare l’alert quando ad esempio il signor Rossi avrà avuto un contatto stretto per più di 15 minuti con una persona positiva. Al momento l’alert arriverà alla persona e non al Servizio Sanitario nazionale, sarà quindi l’utente a diventare protagonista del percorso sanitario”.

“Ovviamente – ha aggiunto Arcuri – se la relazione tra la tempestività che il contact tracing garantisce e il fatto che tu ti sottoponga tempestivamente a un tampone salta noi non abbiamo raggiunto l’obiettivo, quindi sarà anche necessario che in un tempo molto ravvicinato ci si possa sottoporre al tampone”.

“Gli scienziati ci dicono che il tempo minimo certo per essere a rischio di contagio sia 15 minuti – ha precisato ancora Arcuri – La App sarà collegata ai tamponi, noi ne abbiamo distribuiti 2,5 mln fino a ieri, ne abbiamo eseguiti 1,7 mln, debbo immaginare che le regioni abbiano in magazzino almeno 800mila tamponi, continueremo con una massiccia distribuzione per essere certi che ce ne sia sempre una quantità sufficiente”.

Coronavirus, le funzioni dell’app Immuni

L’app dovrebbe essere composta da due distinte sezioni e funzioni. La prima è un sistema di tracciamento dei contatti che permetterà – con l’ausilio della tecnologia bluetooth – di rilevare la vicinanza tra due smartphone e ripercorrere a ritroso tutti gli incontri di una persona risultata positiva al Covid-19, così da poter rintracciare e isolare i potenziali contagiati.

App immuni coronavirus ANSA-2

Nell’app ci sarà inoltre una sorta di diario clinico con tutte le informazioni più rilevanti del singolo utente (sesso, età, malattie pregresse, assunzione di farmaci) che dovrebbe essere aggiornato tutti i giorni con eventuali sintomi e cambiamenti sullo stato di salute.

Coronavirus, perché l’app Immuni potrebbe essere inutile

Oltre al tema dei dati personali, un’altra problematica sollevata nelle ultime settimane riguarda l’effettiva utilità dell’applicazione. Infatti, secondo il biologo Enrico Bucci, professore alla Temple University di Philadelphia negli Stati Uniti, questo dipenderà da quante persone scaricheranno l’app: “Solo se utilizzata da almeno il 70% degli smartphone l’app Immuni è utile. Per essere davvero utile nel tracciare i contagi  l’app dovrebbe essere utilizzata da ogni fascia d’età della popolazione e in ogni zona del Paese. Ma soltanto il 66% degli italiani ha uno smartphone e quindi il traguardo è irraggiungibile, a meno che lo Stato non distribuisca telefonini a chi non ne possiede”.

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“Se un contagiato, secondo l’indice RO, infetta 2,5 persone – spiega il biologo – ma di questa popolazione solo il 50 per cento usa l’app, l’altra metà non saprà di essere stata contagiata e dunque, con il RO abbassato a 1,25 (quindi maggiore di 1), l’epidemia non è affatto sotto controllo”. “Ho parlato direttamente con chi ha sviluppato Immuni per chiedere se avessero fatto questi calcoli – dice Enrico Bucci – ma mi hanno risposto di no, perché nessuno glielo aveva chiesto. Insomma – conclude -, un’app ben fatta da punto di vista tecnico e per la protezione della privacy, ma inutile se la userà una percentuale della popolazione inferiore al 70 per cento”.

Fonte : Today