Congiunti, il rebus del nuovo decreto coronavirus: le regole per gli spostamenti

Il giorno dopo la presentazione del nuovo decreto coronavirus gli italiani si sono interrogati sull’unica vera novità: chi sono i congiunti? Come si legge nel testo del Dpcm all’articolo 1 si chiarisce che verranno consentiti gli spostamenti per incontrare congiunti “purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie“. Niente pranzi e cene di famiglie allargate, ma solo di visite mirate ai congiunti, un termine che tuttavia ha creato una certa confusione anche perché nel nostro ordinamento non trova una definizione univoca.

La definizione più completa del termine “congiunti” la si ricava dal codice penale dove, all’articolo 307 quarto comma, viene spiegato che per “prossimi congiunti” si intendono le persone legate da un vincolo affettivo-giuridico quali “ascendenti, discendenti, coniuge, la parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, fratelli, sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti”. Polemiche sono nate circa l’esclusione della possibilità di far ricongiungere le coppie prive di un legame giuridico. Eppure, una sentenza della Cassazione (Cass. Pen., 46351/2014) inscrive nel perimetro dei congiunti anche coloro che si trovano in presenza di un saldo e duraturo legame affettivo a prescindere dall’esistenza di rapporti di parentela.

Chiaramente emerge come sarà necessario un chiarimento interpretativo del Governo: è lecito attendersi un aggiornamento delle Faq anche in virtù della pubblicazione del nuovo modulo di autocertificazione: come abbiamo già visto il regime dei controlli sugli spostamenti non va in pensione. A tal fine è bene ricordare come gli spostamenti per gli incontri con i congiunti – questo il decreto lo specifica – sono comunque consentiti solo all’interno della propria regione. Per andare in una regione diversa da quella in cui ci si trova bisognerà autocertificare motivi di lavoro, di salute e di necessità.

Congiunti sì e fidanzati no? E’ polemica sui social

Il termine congiunti subito dopo la conferenza stampa di Conte è entrato tra i più ricercati sui motori di ricerca. E sui social è iniziata una ricerca di chiarimenti: “Fatemi capire la mia compagna (13 anni insieme) non posso vederla ma il cugino che non vedo da 7 anni sì?”; “Puoi andare a trovare la zia che non vedi da 20 anni e non puoi rivedere dopo 50 giorni il tuo compagno/a solo perché non sei sposato o unito civilmente. No, non è giusto. No, non va bene”; “Comunque, anche restando nella logica di questa finta fase 2, non è che non ci fossero alternative ai congiunti: bastava chiedere di indicare una o due case di persone a cui si è legate che si vuole poter visitare. Ciò avrebbe permesso di non continuare a discriminare le coppie”; “Quindi si è scoperto che il virus fa distinzione tra congiunti e amici, interessante”,

Queste sono solo alcune delle riflessioni che si leggono su twitter. E c’è chi , come il fumettista Tito Faraci, prova a spiegarla così:

Modulo di autocertificazione, cosa cambierà dopo il 4 maggio

Un’altra incognita che dovrà trovare spiegazione riguarda gli spostamenti verso le seconde case. Il nuovo dpcm consente infatti il “rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza” per chi era rimasto bloccato dal lockdown totale che aveva disposto il divieto assoluto di spostarsi dal luogo in cui ci si trova in qualsiasi altro Comune. Potranno tornare nella propria regione di residenza coloro che – studenti o lavoratori – svolgono le proprie attività altrove, così come possono rientrare in Italia gli italiani che si trovavano all’estero, a patto di osservare un periodo di quarantena di 14 giorni. Dal nuovo decreto sparisce anche il divieto di spostamento “in abitazioni diverse da quella principale comprese le seconde case utilizzate per vacanze” a patto di non uscire dalla regione nella quale ci si trova.

Fonte : Today