Rafa Nadal: “Tornare a giocare a tennis? Vi spiego perché è impossibile farlo”

Rafa Nadal è pessimista. O forse, conoscendo il mondo del tennis, solamente realista. Dunque, per il campione spagnolo i tempi per rivedere un torneo professionistico sono ancora lunghissimi e incerti. Anche se il tennis è uno sport individuale e, per questo, avrebbe caratteristiche più idonee a riprendere rispetto ad altre discipline, per Nadal il centro del problema è legato a un altro aspetto, strutturale. Giocare a tennis a livello professionistico significa viaggiare, muoversi, entrare in contatto con Paesi e situazioni differenti. Impossibile pensarlo in un momento in cui la pandemia è così diffusa.

Giocare per noi significa spostarci ogni settimana di Paese in Paese, giocare un Grande Slam significherebbe muovere oltre 350 atleti tra donne e uomini, oltre a tutti gli appartenenti degli staff tecnici e di comunicazione e senza dimenticare i doppisti. Come è pensabile?

Il problema del tennis: spostamenti continui e contatti esterni

Dunque, i timori sul tennis sono più che fondati. La preoccupazione maggiore è nell’organizzazione degli eventi, la logistica, gli spostamenti. Su questo Nadal è categorico: “Giocare senza pubblico? Siamo pronti a farlo, io sono pronto a farlo ma non è questo il problema. Allenarsi può anche andare bene, è giusto riuscire a farlo, ma per giocare non ci sono garanzie né possibilità di farlo in sicurezza”.

Il tennis è complicato. Ci muoviamo ogni settimana e dobbiamo spostare molte persone. Dobbiamo essere in contatto con gli hotel, con la società in generale per poter raggiungere i nostri luoghi. Purtroppo ritengo che nel nostro sport non sia prudente giocare di nuovo in un breve periodo di tempo

85 ragazzi in Accademia, lontano dal contagio

Una delle maggiori preoccupazioni di Rafa Nadal in questo momento è anche legata alle attività correlate al tennis come la sua Accademia. Nadal è confinato a Porto Cristo e non può andare ad allenarsi all’Accademia dove vivono al momento anche diversi ragazzi che sono rimasti in isolamento. Una scelta che ha permesso di evitare a loro e alle loro famiglie di esporsi al contagio: “Da quando è stato decretato lo stato di allarme, abbiamo 85 bambini confinati all’interno dell’Accademia. Le loro famiglie preferivano rimanere all’interno dell’Accademia piuttosto che viaggiare a causa del rischio di contagio e di sicurezza generale. Con queste drastiche misure siamo riusciti a garantire che nessuno sia infetto e penso che i genitori siano molto grati”.

Fonte : Fanpage