Il piano di Milano per affrontare l’uscita dal lockdown

“Milano cambia ritmo”. Lo dice chiaro il documento ‘Milano 2020. Strategia di adattamento’, che il Comune ha reso pubblico e che sarà aperto alla partecipazione dei cittadini fino a fine maggio.

Un documento che ridisegna la città e riorganizza i suoi tempi per adattarsi alla Fase 2 dopo due mesi di lockdown imposto dal coronavirus. Obiettivo: “spalmare la domanda di mobilità nell’arco delle 24 ore per non avere più orari di punta” né “sui mezzi pubblici”, né nelle strade, né nei negozi. Inoltre, “dobbiamo preparaci ad eventuali fasi di contrazione di libertà o nuovi lockdown nei prossimi mesi”, ha detto l’assessore all’Urbanistica, Pierfrancesco Maran, anche perché “il futuro non è neutro ma dipende molto da quello che faremo e decideremo come comunità”.

Smartworking e desincronizzazione degli orari 

Per prima cosa si dovrà consolidare lo smartworking come “sistema ordinario della prestazione lavorativa”, si legge nel testo. Gli uffici – a partire da quelli municipali dove lavorano 15mila persone – si dovranno adattare e per questo il Comune incontrerà “aziende multinazionali e partecipate, associazioni di categoria datoriali e sindacali la prossima settimana”, per concordare gli interventi, ha sottolineato l’assessore al Commercio Cristina Tajani.

Anche i negozi e il commercio in strada dovranno ripensare se stessi, dotandosi di strumenti digitali che evitino la creazione di code o assembramenti (metodo dell’heat mapping). Andrà poi favorito l’acquisto e la consegna a domicilio, soprattutto per gli anziani e nei quartieri popolari.

Trasporto pubblico

Sarà soprattutto il trasporto pubblico a subire lo scossone più grosso e ad illustrarne le modalità è stato l’assessore alla Mobilità, Marco Granelli: “I nostri mezzi potranno assorbire al massimo il 30 per cento delle persone che prima li adoperavano”.

Su sedili e mezzanini, nelle carrozze e sulle fermate, ci saranno segni che aiuteranno tutti ad osservare il distanziamento sociale. Bisognerà sfruttare al massimo altre modalità di spostamento come le due ruote: bicicletta, moto e scooter elettrici. Si implementerà lo sharing, e Ncc e Taxi saranno dedicati soprattutto alle persone fragili e anziane.

Saranno molte di più le strade della città dove le auto dovranno viaggiare a 30 chilometri orari per consentire l’espansione di ristoranti e negozi e la pedonalità. Anche se non sarà possibile riattivare da subito Area B e Area C, le Ztl contro l’inquinamento, “vogliamo evitare la congestione” del traffico privato, che inevitabilmente sopperirà al minore utilizzo dei mezzi pubblici, ha fatto sapere Granelli.

Quindi al via, già dal 29 aprile, la costruzione di “altri 23 chilometri di piste ciclabili, che arriveranno a 35 entro fine anno. Si partirà in corso Venezia, dove una direttrice tutta ciclabile attraverserà Viale Monza per arrivare a Sesto Marelli”.

Una svolta verso la mobilità dolce che investirà per esempio anche Corso Buenos Aires, “il più grande centro commerciale all’aperto d’Europa”: per anni si era tentato di renderlo pedonale o restringere la carreggiata, finalmente lo si farà istituendo una pista ciclabile per senso di marcia e riducendo la velocità dei veicoli.

Negozi e ristoranti si espanderanno anche in strada

I ristoranti di Milano potranno mettere i tavoli anche in strada, nei parcheggi antistanti e sul marciapiede. Anche a questo servirà introdurre “il limite di velocità a 30 all’ora in maniera diffusa in città, per consentire l’incremento di spazi per tavolini a margine della carreggiata o in sostituzione di posti auto”.

Siccome, il “calo di capacità dei ristoranti e dei bar sarà drammatico”, ha constatato l’assessore all’Urbanistica Maran, “garantire il fatto di espandersi all’esterno contribuirà a ridurre la distanza tra la capacità attuale e quella futura dei locali”, e scongiurare quindi enormi perdite economiche per queste attività. Pure le librerie e altri negozi potranno adattarsi, magari sostituendo il posto auto davanti alla loro vetrina con una propaggine del loro spazio interno.

“Le attività commerciali hanno sofferto particolarmente in questa fase e vorremmo abilitarle a una diversa fruizione utilizzando lo spazio pubblico. Anche grazie all’incentivazione con le leve a disposizione del Comune, come il canone per l’occupazione del suolo pubblico”, ha aggiunto l’assessore al Commercio Cristina Tajani. Appena possibile il Comune ha intenzione di riaprire i mercati rionali, “con distanziamento delle bancarelle e un nuovo layout”

Tutto a portata di mano in 15 minuti

Milano sarà una città che si può vivere nel giro di 15 minuti a piedi, incentivando la vita di quartiere. Spazio, dunque al commercio di vicinato perché “oggi dobbiamo fare in modo che in una distanza di poche centinaia di metri ci sia tutto quello che cui abbiamo bisogno”.

E per questo “ogni quartiere dovrà avere in sé la dimensione del lavoro, del consumo e della socialità”. Si sta lavorando per adeguare i marciapiedi al distanziamento individuando dei percorsi protetti. Si realizzeranno delle pedonalizzazioni temporanee nei quartieri dove c’è meno verde per consentire il gioco e lo sport dei bambini: si chiameranno “play streets”. Anche gli eventi culturali potranno avere luogo proprio negli spazi pubblici, per andare incontro a musei, cinema e teatri e compensare la ridotta capacità dei luoghi chiusi, viste le norme vigenti.

Si pensa poi alla riapertura dei parchi permettendone l’utilizzo per l’attività fisica, dato che le palestre saranno fra gli ultimi luoghi a terminare il lockdown: nei parchi però si utilizzerà lo schema degli ingressi contingentati.

Infine, Cristina Tajani, getta un occhio alla parità di genere: “Vogliamo condividere con le organizzazioni sindacali e le aziende sensibili sul tema lo sforzo per far sì che la progressiva ripresa della attività lavorative non inibisca il rientro al lavoro delle donne e non spinga tutta l’attività di conciliazione e di cura sulle spalle di un solo genere”.

Fonte : Agi