Il Principe Dimenticato, la recensione del film Amazon Prime Video

Probabilmente ognuno di noi sogna segretamente di essere un supereroe, un cavaliere senza macchia né paura, oppure un principe statuario in grado di sconfiggere mostri e creature grazie alla propria forza e intelligenza. Djibi lo è diventato per merito delle storie che racconta alla figlia Sofia la sera prima di dormire, delle quali è assoluto protagonista, sempre intento a salvare la piccola da orchi e pericoli di ogni genere. Per i due è un attimo irrinunciabile, il momento della giornata che più li lega, cosa da non sottovalutare visto che la mamma di Sofia è scomparsa troppo presto.
Grazie a queste fiabe serali, inventate di sana pianta, nella mente di Djibi viene a crearsi un autentico mondo parallelo, che per gli sceneggiatori de Il Principe Dimenticato somiglia tantissimo al colorato set di una produzione cinematografica, e proprio in questo non-luogo abitato da esseri di tutti i tipi è la star assoluta, acclamata e venerata, presenza fissa e fondamentale per la creazione di vicende sempre diverse e appassionanti.
Il tempo però passa e Sofia cresce, così il tempo delle fiabe pian piano scompare, lasciando il posto ai classici problemi adolescenziali, ai primi amori, ai rapporti fra compagni di scuola, non sempre idilliaci. La voglia di “indipendenza” della ragazza cresce di giorno in giorno e il padre diventa sempre più sbiadito nei suoi pensieri, va così a complicarsi anche la vita di Djibi nel suo mondo fatato, non più personaggio fondamentale e sempre più trasparente, dimenticato.

Un principe da dimenticare

Michel Hazanavicius ha affrontato diverse tematiche nel corso della sua carriera da regista, con risultati quantomai altalenanti e con stili quasi sempre differenti. Pensiamo al film che ha fatto conoscere il suo nome in tutto il mondo, quel magnifico The Artist muto e in bianco e nero vincitore di ben cinque Premi Oscar (fra cui anche Miglior Film e Miglior Regia), così come a The Search del 2014, probabilmente il punto più basso della sua produzione. Oggi l’artista parigino cambia di nuovo registro e si avventura (è il caso di dirlo) in una commedia per tutta la famiglia con tinte fantastiche, infarcito di grafica computerizzata e buone intenzioni.

Un’opera per certi versi visionaria, pur nella sua estrema semplicità, che racconta in parallelo due mondi differenti. Da una parte abbiamo la vita reale, con un padre e una figlia che (entrambi) scoprono i classici compromessi della crescita, dall’altra un universo completamente fittizio, esistente soltanto nella mente di Djibi.

Ciò che accade nella realtà cambia profondamente gli eventi di fantasia, con il Principe protagonista di questi ultimi che giorno dopo giorno si vede costretto a lasciare i riflettori a new entry come Max, un ragazzino biondo che frequenta la stessa scuola di Sofia. Dal palcoscenico principale Djibi finisce nelle retrovie, in alloggi di terz’ordine in compagnia delle comparse. Sarà dunque un’avventura in piena regola riuscire a riconquistare le scene che contano, senza perdere l’amore e la fiducia della figlia.

Diventare adulti

Se la Pixar ha immaginato un universo colorato e sterminato per rappresentare pensieri ed emozioni di una giovane adolescente in Inside Out, Hazanavicius (e soprattutto i suoi sceneggiatori) fa esattamente l’operazione opposta: ci porta nella testa di un adulto che sta incontrando non pochi problemi nell’allevare la figlia adolescente. Un uomo che ha di sicuro dei traumi non risolti al suo interno, che ha ancora la defunta moglie in mente e non si sente pronto – dopo anni – ad aprire il suo cuore a una nuova relazione, nonostante le spinte della stessa Sofia. Un padre che ha fatto della figlia il centro di tutto ma che ora deve assolutamente capire che l’età la sta portando altrove, come in fondo è giusto che sia. Su questo fronte subentra in aiuto anche un terzo personaggio chiave, Clotilde, una vicina di casa impacciata e con i pensieri sempre fra le nuvole che potrebbe effettivamente aiutare Djibi a fare “un passo in avanti” nella sua vita, modalità e tempi di questa fase però lasciamo che li scopriate guardando il film.

Un’opera che, come tante altre in questo strambo periodo legato all’emergenza Coronavirus, ha bypassato l’uscita in sala per approdare in esclusiva su Amazon Prime Video, accessibile a chiunque abbia un abbonamento senza costi aggiuntivi. Una mossa interessante da parte di Rai Cinema, azienda che detiene i diritti di distribuzione in Italia insieme a Leone Film Group, che in questo modo “regala” a migliaia di potenziali spettatori un prodotto che forse al cinema sarebbe stato schiacciato da blockbuster di altra caratura.
Troviamo invece che lo streaming sia il veicolo perfetto per un lungometraggio del genere, particolare, curioso, colorato e di certo non esente da difetti.

A Il Principe Dimenticato manca forse un po’ di coesione narrativa, il racconto avrebbe meritato un montaggio più asciutto, un tocco di carattere maggiore e un ritmo un tantino più serrato – anche se tende ad accelerare nell’ultima parte. Manca insomma il vero tocco di un artista come Michel Hazanavicius, che confeziona una regia da manuale senza sussulti, forse distratto dalla natura fantastica dell’opera. Il film infatti fa largo uso di green screen di ogni tipo, ambienti virtuali e creature in CG di varia natura, motivo per cui il regista avrà preferito mantenere un profilo “basso” nella direzione.

Colori e sentimenti

Parliamo di un film “ibrido” che dimostra di avere anche un certo coraggio, di avventure per ragazzi ce ne sono ormai poche in circolazione, con le tematiche che tentano inoltre di parlare ai più giovani così come ai loro genitori, nella speranza che entrambi “i mondi” si ritrovino sul divano a vedere le sequenze insieme – e il lockdown potrebbe aiutare non poco in questo. Il Principe Dimenticato può inoltre contare su un ottimo cast, con Omar Sy e Bérénice Bejo (deliziosa come sempre) nei ruoli principali, il primo negli inediti panni di un principe vestito in modo sgargiante, la seconda in quelli di vicina di casa maldestra e simpatica, volutamente sopra le righe secondo copione.
Interessante poi l’idea di costruire un set cinematografico fuori da ogni schema per rappresentare il caos all’interno della mente di Djibi, un autentico Paese dei balocchi pieno di cosplayer ridicoli e vestiti alla buona (speriamo volutamente) e di strutture d’altri tempi, messe accanto a container grigi tutti uguali appena si procede verso la “periferia” dove risiedono i personaggi prossimi all’oblio.

Probabilmente con la metafora del Principe estromesso dalle scene Hazanavicius vuole anche affrontare il tema della caducità della fama e della gloria, in un ambiente che non perdona come quello cinematografico e più precisamente hollywoodiano, chissà, su questo però non siamo pronti a mettere la mano sul fuoco… L’opera del resto vuole a tutti i costi assumere le sembianze di un’avventura per grandi e piccini, il cui intento principale è quello di divertire e – in seconda istanza – far riflettere sulla crescita, sia dal punto di vista dei padri che dei figli. Non perfetta ma ben confezionata, con momenti molto carichi emotivamente che potrebbero persino scatenare le lacrime nel pubblico più sensibile.

Fonte : Everyeye