Tyler Rake: azione, armi, scazzottate… e nulla di più

Un action puro, ma con davvero poca psicologia ed emozione a fare da contraltare al suo lato “fisico”. Vale la pena vederlo per una scazzottata stupendamente girata. Dal 23 aprile su Netflix

Un mercenario insanguinato si muove nel bel mezzo di una feroce sparatoria. Nella raffica dei colpi un ricordo sfocato di passi di bimbo sulla spiaggia gli torna in mente. Inizia così Tyler Rake (Extraction), l’action movie scritto dal Joe Russo di Avengers: Endgame e basato sulla graphic novel Ciudad, dal 23 aprile su Netflix.

Ad interpretare l’irrefrenabile macchina da guerra protagonista è Chris Hemsworth, questa volta nelle duplici vesti di attore e produttore. Soldato impavido e duro a morire, con la missione di recuperare un ragazzo rapito, lotta ovunque e con ogni arma immaginabile per tutto il film, senza risparmiarci botte da orbi e schiaffoni in faccia vecchia maniera.

Curioso questo debutto alla regia di Sam Hargrave, filmaker, attore e stuntman noto soprattutto per le collaborazioni con la Marvel (è lo stunt di Captain America, per intenderci). Dice di essersi ispirato ai film con Jackie Chan e Jet Li, e in effetti l’azione la fa ininterrottamente da padrone, sebbene Hemsworth mostri un certo impegno anche nell’unica scena intimista del film. Quella – telefonata – del mercenario che svela il suo dramma interiore e giustifica tra le lacrime la carriera di “ammazza tutti” con l’impossibile rielaborazione di un lutto.

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Il binomio action and emotion per cui gli americani vanno pazzi non riesce tanto bene, la figura del mercenario buono della porta accanto convince poco, le continue giustificazioni sui killer che “tengono famiglia” non reggono e anche il passaggio psicologico dal considerare l’ostaggio come un pacco da riscatto fino al proteggerlo come un figlio è troppo immediato, facile e a tratti superficiale. Al contrario, risultano decisamente meglio riuscite e avvincenti le scene di azione, su tutte una lunga una decina di minuti realizzata in un’unica ripresa adrenalinica (l’idea del pianosequenza in azione non è mai male, 1917 insegna).

Nulla di originale, intendiamoci, gli omaggi ai vari Bond e Bourne – ma anche John Wick – sono dichiarati, ma per rendere tutto più eccitante il regista ha ben pensato di girare certe scene con la macchina a mano e in maniera sequenziale, ovvero in senso cronologico.

Impreziosiscono il cast la bella e spietata Golshifteh Farahani, dal bazooka facile, e David Harbour, il poliziotto di Stranger Things che qui si fa mercenario ed entra in scena dopo un’ora di rapimenti, fughe e lotte solo per regalarci una scazzottata con Hemsworth già leggendaria (anche per il colpo di scena che la chiude).

Non una pietra miliare del cinema, in definitiva, ma un film d’azione di puro intrattenimento che serve a trascorrere un paio d’ore tifando smodatamente per il caro vecchio Thor che tutto incassa, ovunque fugge, chiunque uccide. Eroico quanto basta per immaginarne un sequel.

Fonte : Wired