I medici di base segnalano sospetti Covid ma i tamponi non arrivano: “Dalle Asl risposte a solo il 15% delle richieste”

Su 160 pazienti sospetti covid segnalati dai medici di base alle Asl, solo 25 sono stati presi in carico, appena il 15% del campione, 10.000 tamponi a domicilio su un totale di 100mila effettuati in tutta la regione. Il dato emerge da uno studio effettuato su  21 operatori sanitari e loro assistiti dal Sindacato medici italiani (Smi) del Lazio, inoltrato al presidente Nicola Zingaretti. La lettera di denuncia porta all’attenzione un tema in realtà emerso fin da inizio pandemia. 

“Richieste di tampone ignorate”

“Le reiterate richieste da parte dei medici di famiglia circa la necessità di prendere in carico pazienti sospetti (sintomatici o contatti) portate all’attenzione degli uffici di profilassi sono rimaste pressoché inascoltate” scrivono i rappresentanti sindacali. “Ogni medico di famiglia nel Lazio, e ne abbiamo circa 5000, ha fatto mediamente da 7 a 10 segnalazioni: di queste, nella migliore delle ipotesi, ne sono state processate appena il 15%”. 

Il racconto: “Al fronte con mascherine del ferramenta”

Un numero esiguo, che riflette i tanti appelli arrivati in queste settimane dalla categoria circa la mancanza di raccordo con le strutture sanitarie, oltre l’assenza di dispositivi di protezione per svolgere le visite a domicilio, e l’attivazione tardiva delle Usca, le unità mobili con personale sanitario a bordo in supporto ai medici di famiglia per gli interventi presso gli isolati domiciliari. Quelle che tutte le regioni dovevano attivare, su indicazione a metà marzo del ministero della Salute. 

“Attivare le Usca, non solo per Rsa”

Già, altro tema che torna attuale. Le Usca sono partite da pochi giorni nel Lazio, ma sono impiegate per gran parte dei casi per i controlli nelle Rsa per anziani, al centro dell’attenzione delle Autorità sanitarie per i tanti focolai di contagi scoppiati da quando è iniziata l’emergenza. Dei pazienti a domicilio, è il timore dei sindacati, si occuperanno “in maniera residuale”. E allora, “a casa di questi pazienti continueranno forse ad andare a mani nude i medici di continuità assistenziale e medici di famiglia? A mani nude perché sicuramente non basterà l’unica mascherina chirurgica consegnata ai medici di guardia medica o nessuna mascherina consegnata ai medici di famiglia più fortunati e in ASL più generose”.  

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“Zingaretti si confronti”

Insomma, la lettera appello riguarda lacune importanti ancora da colmare. “Siamo molto preoccupati di dover affrontare una fase 2 che, in carenza di Dpi, in carenza di tamponi, in carenza di esami diagnostici e, soprattutto, nell’impossibilità di poter prescrivere terapia sul solo corredo sintomatologico clinico, ci appare abbastanza incerta e irta di difficoltà”. Da qui l’appello, l’ennesimo, al governatore Nicola Zingaretti: “Auspichiamo che voglia confrontarsi anche con chi rappresenta a pieno titolo tutti i professionisti area medica della nostra Regione”. 

Fonte : Roma Today