Coronavirus, le regole per tornare al lavoro: “Chi è a rischio può essere ricollocato”

Mascherine chirurgiche per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni, pannelli in plexiglass per separare le postazioni di lavoro non distanziabili: sono alcune delle regole dettate dall’Inail per la riapertura in sicurezza. 

Lo si legge in un documento tecnico pubblicato sul sito web dell’Istituto nazionale per l’assicurazione sul lavoro dove si prescrive altresì la raccomandazione per tutti i lavoratori di usare le mascherine se utilizzeranno i trasporti pubblici, mezzi per cui il ministero dei trasporti sta disponendo nuove prescrizioni per garantire il distanziamento sociale. 

Essenziale garantire la sicurezza dei lavoratori in questo momento di emergenza. In quest’ottica e per affrontare in sicurezza la graduale ripresa delle attività produttive nella cosiddetta Fase 2, l’iniziativa dell’Inail anticipa di due settimane la data di lunedì 4 maggio quando inizierà la parziale revoca del lockdown. 

Tra le raccomandazioni vi è quella di incentivare il telelavoro, soprattutto per le attività di supporto gestionale/amministrativo. Le aziende inoltre potranno ricollocare ad altra mansione i lavoratori particolarmente a rischio – previa valutazione del medico – oppure gli stessi potranno essere dichiarati temporaneamente non idonei a riprendere il lavoro.

Coronavirus, le regole per tornare a lavoro

Nel documento si elencano le attività lavorative secondo una metodologia di valutazione integrata del rischio che tiene in considerazione la possibilità di venire in contatto con fonti di contagio.

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Tra le prescrizioni dell’Inail anche la misurazione della temperatura all’ingresso dei luoghi di lavoro. Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5° C, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro e il lavoratore andrà momentaneamente isolato e fornito di mascherina, senza recarsi al Pronto Soccorso e/o nelle infermerie di sede (ove presenti), ma dovranno contattare nel più breve tempo possibile il proprio medico curante e seguire le sue indicazioni. 

L’azienda dovrà avvertire le autorità sanitarie competenti e i numeri di emergenza per il Covid-19 forniti dalla Regione o dal Ministero della Salute se un lavoratore sviluppa febbre e sintomi di infezione respiratoria. Inoltre l’azienda potrà chiedere ai possibili contatti stretti di lasciare cautelativamente lo stabilimento.

Nelle aree maggiormente colpite dall’epidemia potrà inoltre essere chiesta l’esecuzione del tampone a tutti i lavoratori, soprattutto per quei cicli produttivi dove l’indice di prossimità è più alto.

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Sorveglianza speciale per i lavoratori over 55

Una  ‘sorveglianza sanitaria eccezionale’ potrebbe essere introdotta per i lavoratori con più di 55 anni (o su lavoratori con patologie croniche). Tali lavoratori in assenza di copertura immunitaria adeguata potrebbero essere giudicati temporaneamente inidonei per un periodo di tempo che andrà valutato durante la fase 2. Questo perchè, spiega l’Isituto, “i dati epidemiologici mostrano chiaramente una maggiore fragilità nelle fasce di età più elevate della popolazione nonché in presenza di alcune tipologie di malattie cronico degenerative (ad es. patologie cardiovascolari, respiratorie e dismetaboliche) che in caso di comorbilità con l’infezione possono influenzare negativamente la severità e l’esito della patologia”.

Fonte : Today