Negli Stati Uniti la seconda ondata di contagi potrebbe fare più danni della prima

Secondo Robert Redfield, direttore dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc, la massima autorità sanitaria degli Stati Uniti), la seconda ondata di contagi di nuovo coronavirus potrebbe fare più danni della prima.

Il 22 aprile Redfield ha spiegato che i rischi saranno maggiori perché la seconda ondata di Sars-cov-2 coinciderà con l’influenza stagionale. “Il sistema sanitario statunitense sarebbe messo a dura prova”, ha detto. Poi ha ribadito l’importanza di fare i vaccini contro l’influenza stagionale. “Significa fare in modo che negli ospedali ci sia un posto letto libero in caso vostra madre o vostra nonna dovessero ammalarsi di covid-19”.

Al momento gli Stati Uniti contano 850mila contagiati e 47mila morti.

Il parere dei Cdc arriva in un momento di tensioni politiche sulla riapertura delle attività economiche, la cosiddetta fase due. Il presidente Trump e la maggior parte dei governatori repubblicani spingono per far ripartire l’economia, almeno parzialmente, entro la prima settimana di maggio. Questo contro il parere degli esperti, compresi gli scienziati che consigliano la Casa Bianca, secondo cui prima di riaprire gli Stati Uniti dovrebbero dotarsi di un sistema di test a tappeto e tracciamento dei potenziali contagiati.

Brutte notizie
Anche se New York, la città più colpita, sembra essere uscita dalla fase peggiore, le notizie che arrivano da tutto il paese non sono incoraggianti. Il 20 aprile la California ha registrato il più alto incremento giornaliero nel numero di casi da quando è cominciata l’emergenza, mentre il New Jersey, lo stato più colpito dopo New York, ha avuto il maggiore incremento giornaliero nel numero di morti. A questo si aggiunge il fatto che il virus si sta diffondendo rapidamente negli stati del sud (anche in quelli che stanno per allentare le misure di contenimento, come la Georgia) che nella maggior parte dei casi non sono preparati a gestire un’emergenza sanitaria. Per questo molti amministratori locali in quegli stati si oppongono ai piani per la riapertura.

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Fonte : Internazionale