Sottratta alla famiglia per un’accusa falsa, Alessia Cintura è tornata a casa in una bara

Alessia Cintura, 12 anni, di Palermo, è stata tolta alla famiglia per un’accusa di abuso sessuale rivelatasi infondata. Nei due anni che ha trascorso lontana dal nucleo d’origine, i rapporti sono stati recisi e lei è stata destinata a un progetto di affido senza che i suoi potessero opporsi. Mentre si trovava presso l’affidataria è morta annegata a una festa in spiaggia con alcuni coetanei, nel 2017, 8 giorni prima che le false accuse che l’hanno portata via da casa venissero archiviate. Oggi la famiglia chiede che si faccia luce sull’iter che ha portato via alla famiglia Alessia, per fargliela ritrovare in una bara. A Palermo, intanto, è in corso anche un processo penale per omicidio colposo a carico della coppia da cui la bimba era ospite alla festa, il 1° maggio del 2017 a Campofelice.

Il sospetto di abusi sessuali

Il principio di questa terribile storia è una confidenza fatta dalla piccola Alessia a un’amica nel bagno della scuola. Una confidenza riferita dalla ragazzina a un’insegnante, che poi ha dato l’allarme. “Ho fatto sesso con mio fratello”, ha detto Alessia. Immediato, con decreto del 14 aprile 2015 del Tribunale per i Minorenni di Palermo, arriva l’ordine di trasferimento della bimba in una comunità, garantendo, al contempo il diritto di visita dei genitori ad Alessia. Intanto le presunte responsabilità del fratello, 20 anni, vengono accertate.

Le indagini

La ragazzina viene quindi sottoposta a indagini psicologiche e ascoltata in sede di incidente probatorio, dove emerge che non presenta nessuno dei rilevatori di abuso sessuale. “Semplicemente – dice l’avvocato Rosa Garofalo, che rappresenta la famiglia – Alessia ha detto una frase di cui non capiva il significato e quando le è stato chiesto cosa pensava che volesse dire ‘fare sesso’, lei non ha fatto riferimento a ciò che normalmente si intende'”. “Tutto il nucleo famigliare dei Cintura – aggiunge l’avvocato – soffre di un deficit cognitivo. Si tratta di persone con problemi, compreso il fratello di Alessia e lei stessa”. Dunque, mentre l’indagine a carico per presunti abusi va verso l’archiviazione, la ragazza viene trasferita in un’altra comunità e poi, di punto in bianco, i legami con la famiglia di origine vengono recisi, mentre per lei si prefigura un progetto di affido.

Interrotti i contatti col nucleo d’origine

“Dal mese di dicembre del 2015 – dice ancora l’avvocato Garofalo – ai genitori di Alessia è stato vietato ogni contatto, anche telefonico, con la piccola che viene affidata a una donna residente in Campofelice di Roccella (Palermo), dove poi è avvenuta la disgrazia”. Dal trasferimento della bimba presso questa donna si susseguono ulteriori decreti, tra i quali quello del dicembre 2015 con cui si vieta definitivamente ogni contatto tra i genitori e la piccola, nonostante loro continuino a chiedere che la loro capacità genitoriale venga messa alla prova e nonostante dalla stessa unità preposta venga avanzata la proposta di un ripristino dei rapporti familiari.

Il progetto di affido

Con decreto del 18 gennaio 2017, il Tribunale dispone, infine, l’affidamento della bambina alla donna. “Il primo maggio 2017 – racconta l’avvocato – la donna a cui era affidata Alessia, ha acconsentito che la piccola andasse a una festa in casa della coppia oggi sotto processo per omicidio colposo, ignorando, probabilmente, che Alessia non era in grado di nuotare. Le immagini della videosorveglianza hanno confermato che si è trattato di un incidente, che altri bambini e lo stesso bagnino che li ha tratti in salvo hanno rischiato la vita e che i piccoli si sono tuffati con mare agitato e bandiera rossa, mentre giocavano senza sorveglianza. Non abbiamo dubbi su questo”

La disgrazia: “Vogliamo risposte”

“Ciò che oggi va indagato a fondo, a mio parere  – dice l’avvocato – è l’iter con cui questa bimba è stata tolta alla famiglia. Non solo l’accusa che giustificava l’allontanamento si è dimostrata falsa e frutto di un drammatico equivoco, ma né la famiglia né la bambina hanno potuto far valere i loro diritti di restare in contatto, mentre venivano fatti i dovuti accertamenti. Oltre alla temporaneità – spiega l’avvocato – l’affidamento familiare poggia su un altro fondamentale pilastro, ovvero il mantenimento dei rapporti con i genitori in previsione del rientro nella famiglia naturale, quando non vi siano controindicazioni; Nel caso che riguarda la piccola Alessia, tutti i diritti risultano essere stati non solo negati, ma neppure rappresentati o esplicati. Il nucleo dei Cintura probabilmente meritava comunque aiuto e attenzione dai servizi sociali, ma non certo così”.

Fonte : Fanpage