Coronavirus, perché in Svezia non c’è il lockdown: “Niente divieti, i cittadini siano responsabili”

in foto: Un parco di Stoccolma sabato scorso

Sedicimila casi, poco meno di 2mila morti. Sono i numeri della Svezia, paese che nelle scorse settimane ha fatto molto discutere per la scelta di non imporre un lockdown totale né altre particolari misure di isolamento sociale. Una decisione, quella della Folkhälsomyndigheten, l’Agenzia di sanità pubblica, che pur tra molte polemiche l’epidemiologo Anders Tegnell ha difeso con le unghie e con i denti spiegando che nel paese “la curva è piatta dall’inizio di aprile, e questa è un’ottima notizia, anche se Stoccolma continua ad essere sotto pressione”. Il governo non ha mai nascosto l’intenzione di puntare al raggiungimento dell’immunità di gregge adottando una strategia di mitigazione dolce della pandemia, senza chiusure né divieti: secondo Tegnell il raggiungimento dell’obiettivo sarebbe ormai vicino e il picco dei contagi sarebbe stato raggiunto una settimana fa, il 15 aprile. Se le previsioni del controverso epidemiologo, molto criticato anche in patria, dovessero rivelarsi azzeccate il paese si troverebbe ormai prossimo all’uscita dal tunnel, senza i contraccolpi economici che il coronavirus sta avendo nel resto del mondo.

Intervistato dal settimanale Nature Anders Tegnell ha spiegato le ragioni che hanno guidato la decisione di non imporre il lockdown: “Come in tutti gli altri Paesi — ha detto —, puntiamo ad appiattire la curva dei contagi, rallentando il più possibile la diffusione dell’infezione, altrimenti il sistema sanitario rischia il collasso. Ma questa non è una malattia che può essere fermata o sradicata, almeno fino a quando non verrà prodotto un vaccino efficace. Dobbiamo trovare soluzioni a lungo termine che mantengano l’epidemia ad un livello accettabile”. L’epidemiologo ha quindi aggiunto: “Non sappiamo niente di questa malattia, è difficile prendere decisioni su basi scientifiche perché le nostre conoscenze non sono sufficienti. Chiusure, blocchi, restrizioni sui confini – niente ha una base scientifica storica, secondo me”. Secondo lo scienziato, quindi, la carenza di informazioni non indicherebbe ancora un metodo migliore dell’altro. A ciò va aggiunto un fattore culturale:  “Le nostre leggi fanno affidamento sulla responsabilità individuale: il cittadino ha la responsabilità di non diffondere una malattia. Questo è il punto da cui siamo partiti, non ci sono molte possibilità di chiudere le città con le leggi di cui disponiamo. La quarantena può essere impiegata solo per singoli individui o aree limitate, come una scuola o un albergo”. Ciononostante “con l’aiuto di Google abbiamo visto che i movimenti degli svedesi sono diminuiti drasticamente. La nostra strategia volontaria ha avuto un effetto reale”.

Anders Tegnell ha difeso la scelta di non chiudere le scuole anche per non compromettere la salute fisica e psichica dei ragazzi costringendoli a restare chiusi in casa per mesi, mentre sulle misure per difendere gli anziani ha fatto autocritica: “Abbiamo sottovalutato il problema”. Anche in Svezia, infatti, il Covid-19 ha fatto breccia nelle strutture di assistenza per anziani, provocando la gran parte dei decessi: almeno 500 anziani sono morti nelle RSA. “Sapevamo che gli ultrasettantenni sarebbero stati i soggetti più a rischio ma non sempre siamo riusciti a proteggerli. La maggior parte dei problemi che abbiamo avuto finora non sono stati dovuti alla malattia, ma causati dalla mancata applicazione di alcune regole, come il lavaggio delle mani e il distanziamento, in ambienti sensibili”.

Fonte : Fanpage