Prigionieri dell’ultimo tampone: guariti ma dimenticati per settimane dalla Asl

Dodici, quindici, diciotto giorni per un secondo tampone che andava fatto al massimo entro 36 ore. E l’azienda sanitaria in affanno, con i test diagnostici contati in piena pandemia e senza informazioni sul fabbisogno dei pazienti, che li ha mollati lì, ad aspettare. “Ci hanno abbandonato, sono rimasto senza notizie ad aspettare un test che non arrivava. Senza sapere niente, nè quando lo avrei fatto, nè quando sarei potuto tornare a casa da mia moglie”. Simone Pietrarielli è stato ospite della casa vacanze Villa Primavera di via Trevignano Romano dal 22 marzo al 7 aprile. Qui, in una delle strutture alberghiere messe a disposizione della regione Lazio da metà marzo per ospitare chi non può trascorrere la quarantena a casa, con fuori l’emergenza coronavirus che sembrava incontrollabile, ha atteso la guarigione con altre decine di pazienti. E ora denuncia, con carte e testimonianze in mano a un avvocato, ritardi, inefficienze, carenze del servizio. 

Dai primi sintomi al trasferimento 

“Chiedevo tutti i giorni al medico quando mi avrebbero fatto il tampone. Nessuno lo sapeva. Nessuno mi dava risposte”. A RomaToday Simone racconta la sua storia, dall’inizio. I primi sintomi del covid-19 il 7 marzo, il ricovero il 14 all’Umberto I, la positività alla malattia, lo spostamento il 18 all’Eastman covid hospital (per un allagamento nei locali del policlinico), e poi di nuovo all’Umberto I. “Quando ho cominciato a stare meglio, dopo due settimane, il 22 mi hanno rifatto un tampone e mi hanno detto che era positivo”. Il virus sembra non averlo ancora lasciato. Simone però sta abbastanza bene, i sintomi sono lievi, viene trasferito a Villa Primavera perché non può garantire il totale isolamento nella sua abitazione, dove vive anche la moglie. 

L’attesa eterna del tampone

Qui il medico interno alla struttura informa Simone che in realtà il tampone per accertare l’avvenuta guarigione era negativo. “C’era stato un errore”. Ora deve ripetere il secondo, da protocollo sanitario da effettuarsi tra le 24 e le 36 ore dal primo. “Mi hanno detto che dovevo farlo entro il 26 marzo”. Il test però non arriva se non il 1 aprile. Di giorni ne passano dodici. “Mi confrontavo con i miei vicini di stanza, parlavamo a volte dalle finestre, anche loro aspettavano senza avere informazioni, come me”. Il risultato del tampone? “Indeterminato”. Ossia positivo a un solo frammento del virus. In questi casi l’interpretazione del test non è semplice, potrebbe essere invalido, o significare che la negativizzazione è in corso. Da protocollo del ministero dello Salute lo si considera positivo, da ripetere però a distanza ravvicinata. Simone aspetta, chiede ogni giorno quando potrà ripetere ancora una volta il test. Vuole uscire e tornare dalla sua famiglia. Ma le risposte latitano. 

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Nel mentre poi lamenta altre difficoltà. “Le condizioni igienico sanitarie lasciavano a desiderare, il primo cambio di lenzuola me lo hanno fatto dopo otto giorni, in 15 giorni l’acqua calda c’era un giorno sì e l’altro no. Spesso gli scarti dei pasti non venivano ritirati e me li dovevo tenere nel secchio che c’era in bagno”. Sul punto, contattato da RomaToday, Domenico Cammisa, gestore della struttura, difende il suo operato. “Abbiamo a lavorare quattro operatori che sono sufficienti per garantire le sanificazioni e pulizie, le lenzuola veniva cambiate ogni tre giorni, facciamo tutto il possibile per far sentire i pazienti come a casa. Abbiamo ricevuto anche ringraziamenti da alcuni ospiti. Forse a esasperare gli animi sono stati i ritardi iniziali sugli interventi sanitari, noi però non siamo responsabili di questo”. 

Il gestore: “Asl sollecitata da noi”

Già, Cammisa è al corrente delle tante lamentele arrivate dai degenti della struttura. I tamponi arrivano con ritardi inaccettabili. “Abbiamo sollecitato noi stessi la Asl tramite il nostro medico interno”. Simone però non ce la fa più ad aspettare i due nuovi test promessi, dopo quello risultato “indeterminato”. “Ogni giorno il medico mi diceva che li avrei fatti a breve, che si stavano organizzando, ho temuto di dover attendere altre settimane”. E allora chiama un legale per una consulenza, richiede il trasferimento in un’altra struttura ma non ci sono posti disponibili, decide di tornare a casa, dove il tampone arriva, venerdì 17 aprile, a domicilio.  

Il legale: “Ospiti fantasma, mai segnalati alla Asl”

“La verità è che alla Asl non sono stati comunicati i trasferimenti dei pazienti dagli ospedali alla villa. Per questo i tamponi non sono arrivati”. È la tesi dell’avvocato Michela Scafetta, pronta a portare il caso in tribunale. Segue Simone ma anche Luca, un altro ospite della stessa struttura. Anche lui ha atteso giorni prima di un tampone, mai arrivato. Nel suo caso è certo. “Non era stato mai inserito nella lista di chi aveva bisogno dei tamponi” spiega il legale. “Ma è stato così per tanti altri casi, ho raccolto anche la testimonianza di un medico”. Ma chi doveva farli questi elenchi? Per la Asl il medico interno alla struttura. Ma chi la struttura la gestisce rispedisce al mittente ogni responsabilità. 

La versione della Azienda sanitaria

“Ci sono state delle mancanze sul piano organizzativo e una serie di equivoci, stavamo facendo sforzi enormi in quei giorni per distribuire i tamponi tra domicili e ambulatori” spiega a RomaToday il dottor. Enrico Di Rosa, dell’Uoc Servizio igiene sanità pubblica (Sisp) della Asl Roma 1, ammettendo difficoltà generali sui tamponi in quei giorni, ma puntando il dito anche sulla gestione interna. “Comunque abbiamo richiesto fin dal primo giorno al medico della struttura un elenco dei presenti, sempre aggiornato sulle necessità di tamponi. Non arrivava. Teniamo presente che in altre strutture del territorio ha funzionato tutto bene”. 

Sul punto il dottor Cammisa, gestore di villa Primavera, precisa che al medico interno alla villa non era richiesto, da convenzione, di mandare nessun elenco. “È previsto un medico che svolga due passaggi di visita al giorno e la reperibilità h24 in caso qualche si aggravi, e che attenda i risultati e le certificazioni finali dall’azienda sanitaria per le dimissioni degli ospiti. Dalla Asl inizialmente ci venne comunicato che se ne potevano fare solo 10 di tamponi a settimana. In merito non abbiamo alcuna responsabilità”. 

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Fonte : Roma Today