Le lezioni dell’Italia, secondo il quotidiano Les Echos

“I quarantamila bergamaschi che il 19 febbraio sono andati a Milano per assistere alla vittoria dell’Atalanta sul Valencia sono stati dei detonatori e degli ‘acceleratori di propagazione’” dell’epidemia. Due mesi dopo la famosa partita di calcio, l’Italia, “prima linea e laboratorio della pandemia in Europa” cerca di elaborare la sua strategia di uscita progressiva dalle misure di emergenza a partire dal 4 maggio, scrive oggi Pierre de Gasquet sul quotidiano economico francese Les Echos.

“Oggi il cuore industriale dell’Italia comincia a vedere la luce in fondo al tunnel. E il governo di Giuseppe Conte studia la ‘fase 2’, quella di uscita dall’isolamento, per il 4 maggio, con grande cautela e anche con una certa cacofonia. Da un lato gli industriali lombardi, a loro volta sotto la pressione delle grandi case automobilistiche tedesche che dipendono dai fornitori italiani, stanno spingendo per un rapido riavvio della produzione o per un’uscita flessibile dalle misure di distanziamento”, scrive il giornale. “Ma queste pressioni si scontrano con la resistenza di gran parte della comunità scientifica e medica, traumatizzata dallo ‘tsunami’ lombardo’”.

Due sono le lezioni della crisi che vengono dall’Italia, scrive De Gasquet, ex corrispondente del giornale da Roma. La prima è che “in termini di senso civico e solidarietà tra le generazioni, i paesi del sud non hanno nulla da invidiare ai paesi del nord”. La seconda “è l’urgente necessità di combattere l’euroscetticismo per evitare un altro incendio” populista, considerato che, “secondo un recente sondaggio della società di consulenza Nomisma, 6 italiani su 10 considerano già la gestione della crisi da parte dell’Unione europea ‘completamente inadeguata’”. E non a torto, visti gli scontri nel consiglio europeo del 27 marzo sui coronabond.

In attesa del vertice europeo del 23 aprile, scrive Les Echos,“spetta alla Francia svolgere un ruolo cruciale di mediatore tra il fronte dei paesi dell’Europa del sud e il ‘club dei tirchi’”. In ogni caso, conclude De Gasquet, non ci sarà una politica europea comune in campo sanitario “senza un minimo di autocritica sugli effetti perversi dell’austerità”.

Fonte : Internazionale