Coronavirus, la riapertura sarà “omogenea” in tutta Italia. Orari di lavoro: cosa cambia dal 4 maggio

La riapertura non avverrà su base regionale, ma le regole saranno le stesse per tutte le regioni. A chiarirlo, in collegamento con Circo Massimo, su Radio Capital, la ministra per le Infrastrutture e i Trasporti Paola De Micheli. “Oggi cominciamo ad approfondire i risultati di studi e analisi per conciliare protezione e voglia di tornare a lavorare, in questo modo avremo modalità e date”, ha affermato De Micheli, sottolineando che “la riapertura sarà uniforme su scala nazionale. Le regole saranno uguali per tutta Italia, poi i monitoraggi per eventuali situazioni critiche avranno inevitabilmente un assetto regionale perché gli assetti della sanità sono regionali. Se noi rileviamo che in una certa area di una regione aumentano i contagi è ovvio che la reazione dovrà essere territoriale”.

Coronavirus, “modificare gli orari di lavoro” per non affollare i bus

Quanto ai mezzi pubblici, De Micheli ha ammesso che “non è immaginabile che possa aumentare il numero di bus e metropolitane improvvisamente, sono strumenti che vanno ordinati e costruiti”, tuttavia, ha aggiunto “aumenteranno le frequenze”. “Sui mezzi pubblici – ha detto ancora il minsistro – applicheremo il protocollo che abbiamo firmato a metà marzo che prevede distanziamento, mascherine, presenza di liquidi alcolici per igienizzarsi le mani”. I mezzi ovviamente non potranno essere pieni come lo erano prima del lockdown. Che organizzarsi? Per De Micheli la soluzione è quella di  modificare gli orari di lavoro per “evitare gli orari di punta” e non sovraffollare i mezzi. 

L’infettivologo Galli: “La riapertura deve essere scaglionata”

Il governo sembra dunque orientato ad adottare le stesse regole per tutta la penisola nonostante lo stesso premier, non più tardi di ieri mattina, aveva fatto sapere che per la riapertura si terrà conto anche “delle differenze fra le Regioni”. Non tutti i virologi sono d’accordo con il piano dell’esecutivo. 

Per  l’infettivologo Massimo Galli, professore ordinario alla Statale di Milano e direttore del reparto di malattie infettive dell’Ospedale milanese Luigi Sacco, la riapertura scaglionata geograficamente è l’unica via percorribile. “Non si può pensare ad altro che a questo” ha affermato l’esperto ad Askanews. “Io mi auguro che la Lombardia possa aprire prima del 28 giugno, dubito però che possa farlo il 4 maggio. E comunque se può iniziare a farlo con una gradualità più spiccata e più marcata rispetto a quella di altre regioni”. Galli ha poi ricordato che “ci sono proiezioni (vedi grafico in basso, ndr), fatte con valutazioni serie che parlano di una possibile apertura in Umbria entro il 4 maggio e in Lombardia non prima del 28 di giugno. Sono cose fatte da colleghi illustri ed è un lavoro scientifico serio”. Ragion per cui la riapertura differenziata sarebbe la via più prudente da percorrere. Ma l’esecutivo sta evidentemente pensando ad altro. 

//]]>

Il tuo browser non può riprodurre il video.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.

Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.

Attendi solo un istante
Forse potrebbe interessarti

Devi attivare javascript per riprodurre il video.

Fonte : Today