Derailed – Attrazione letale, la recensione del film con Clive Owen

Il matrimonio dell’agente pubblicitario Charles Schine è in crisi da tempo e la malattia della figlia, che soffre di diabete, ha reso più complicata la situazione, costringendo l’uomo e la moglie a risparmiare quanto più possibile per pagare le cure della bambina. Un giorno, come tutte le mattine, Charles si trova su un treno diretto a lavoro ma ha dimenticato il portafogli e solo l’intervento di un’altra passeggera, che si propone di pagare per lui, gli evita la multa. L’incontro con la bella sconosciuta, che si chiama Lucinda ed è anch’essa sposata, crea un cortocircuito e i due iniziano a frequentarsi sempre più spesso, fino a quando una sera i due non decidono di consumare la loro crescente passione in una camera d’albergo.
La tresca non va però come previsto e l’irruzione di un individuo armato li interrompe sul più bello. Alla fine di quella notte infernale Charles inizia a essere ricattato dal criminale, che minaccia di spifferare le fedifraghe intenzioni alla sua famiglia se questi non gli consegnerà ingenti somme di denaro. Per il protagonista sarà solo l’inizio di un incubo che prenderà sviluppi sempre più pericolosi.

Tra il dire e il fare

Un film che divide, presentando nel corso dei cento minuti di visione sia spunti di interesse che elementi in grado di far storcere il naso, a sublimazione di un’incompiutezza non soltanto nella convulsa fase narrativa ma anche nella relativa messa in scena. Derailed – Attrazione letale è un thriller che sulla carta vuole guardare ai grandi classici, con vaghi echi del cinema di maestri quali Alfred Hitchcock e Brian De Palma a fare capolino qua e là nei sempre più turbolenti eventi, rischia però in diverse occasioni di scadere in un trash involontario e in dinamiche poco verosimili, afflosciandosi definitivamente nella mezz’ora conclusiva. Il colpo di scena può inizialmente suscitare un gradevole senso di sorpresa, ma con lo scorrere dei minuti sale nello spettatore più navigato la consapevolezza di aver assistito a un cliché abusato nel filone e anche paradossalmente inverosimile per il modus operandi con cui vi si è giunti. La rivelazione finisce così per depotenziare l’intero costrutto ed è allora che l’insieme si scioglie come neve al sole, lasciando poi alla resa dei conti finale il compito di far perdere ulteriore credibilità alla pellicola.

Questione di aspettative

Derailed – Attrazione letale ha il classico sapore di occasione mancata, eppure per larghi tratti le aspettative sono fondate su una tensione emotiva e psicologica in grado di mettere a disagio. Il protagonista Clive Owen si fa scivolare addosso per buona parte del racconto un senso di impotenza che ben si adatta al personaggio. Nel finale però troppe cose non tornano e appaiono evidenti le molteplici forzature, in particolar modo nella gestione degli ambienti e delle figure di contorno. Il regista danese Mikael Hafström, al suo esordio in una produzione hollywoodiana, prova a nascondere le carte il più a lungo possibile proprio per mantenere alto l’interesse da parte del pubblico, ma a conti fatti il suo tentativo si rivela fallace e inconcludente. L’alone noir suggerito si perde strada facendo e solo le complementari performance del cast, con un’intrigante Jennifer Aniston e un cattivissimo Vincent Cassel, riescono a infondere un po’ di mordente a una storia dalle notevoli potenzialità qui ridotta a una sorta di lugubre farsa a tema.

Fonte : Everyeye