Fase 2, nonni e nipoti potranno stare insieme?

La ripartenza, la cosiddetta fase 2, si avvicina a grandi passi. Il 4 maggio sarebbe la data cerchiata in rosso sul calendario. “I dati che vedo sono incoraggianti. Le misure messe in pratica stanno funzionando e questo è merito degli italiani”: l’ha detto Ilaria Capua, direttrice dello One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, a DiMartedì su La7. Per arrivare alla fase 2 “siamo un po’ in ritardo. Non abbiamo un’idea chiara di come l’infezione si sia diffusa in Italia. È chiaro che questa sia una malattia multi-fattoriale, che dipende da inquinamento e rete di trasporti, infatti si diffonde di più dove la gente si sposta maggiormente”. Sull’ipotesi – di cui molto si parla – che il  nuovo coronavirus colpisca in maniera grave non solo i polmoni, ma anche altri organi, Capua ha spiegato: “In alcuni casi colpisce il sistema nervoso periferico, casi in cui si è  annidato nel cervello e mano a mano si scoprono purtroppo altri apparati che vengono colpiti. È un virus nuovo e ogni giorno ne impariamo di più”.

Chi deve prendere la decisione sulla ripartenza, gli scienziati o i politici? “Le decisioni devono essere prese in collaborazione e ascoltando le ragioni della salute e poi le ragioni dell’economia e del tessuto sociale” dice Capua, che poi alla domanda di Floris su quali siano le cose da sapere prima di ripartire, risponde: “Innanzi tutto avere un’idea su quanti italiani siano entrati in contatto col virus. Ripetere il test dopo venti giorni potrebbe darci un’idea sulla dinamica della diffusione. Avere un quadro chiaro di quello che sta succedendo in Italia è diventato difficile. Bisogna trovare una soluzione che permetta al Paese di ripartire. Gli studi professionali con stanze grandi possono ripartire, bisogna usare il buon senso”. “Bisogna fare un test sierologico per la ricerca degli anticorpi. Deve essere un test validato e dare le informazioni di cui abbiamo bisogno”. E’ questa secondo la virologa “la risposta che cerchiamo: in quale momento si è infettata la persona”, mentre “il tampone ci dice solo se quella persona è infetta adesso”. La scienziata l’ha messo in chiaro: oggi come oggi vanno definite le categorie da mettere in sicurezza, non chi parte prima. Più che soffermarsi sulle date e sui settori produttivi che ripartiranno, la priorità (è l’equilibrio su cui si fonda la società) dovrebbe essere spiegare agli italiani se c’è un piano articolato, dettagliato per proteggere le categorie più fragili.

I nonni non potranno più frequentare i nipoti come un tempo? E quanto durerà questa situazione? Ilaria Capua torna su un argomento molto sentito: “Non sarà più possibile quella frequentazione che c’era un tempo, perché i nipoti potrebbero essere portatori asintomatici del virus”. Poi precisa: “I nonni d’Italia dobbiamo proteggerli, quindi finché non sapremo chi è immune e chi no” non potremo fare la stessa vita di prima. La soluzione, per l’esperta, è “fare i test sierologici alle persone costrette a stare a casa” per decidere se possono uscire o no. 

Sono passati 2 mesi ormai dalla chiusura degli edifici scolastici e i bambini sono chiusi in casa. L’industria e l’artigianato premono per riaprire i battenti, e così molti genitori lavoratori rischiano di non sapere dove lasciare i propri figli, dato che le scuole restano chiuse, dal 4 maggio in avanti. A qualcuno potrebbe venire in mente di chiedere aiuto ai nonni, che da settimane restano isolati per precauzione: è possibile farli riavvicinare ai nipoti?  Il prof. Egidio Barbi, direttore del Dipartimento di pediatria dell’Istituto pediatrico Burlo Garofolo, di Trieste, parlando al Tgr Rai non usa mezzi termini: “Sarebbe una pessima idea, è una cosa da non fare. L’unica certezza che abbiamo su questa malattia è che gli anziani sono molto vulnerabili”.

In Italia, gli anziani sono molto integrati nelle reti familiari: gli anziani si prendono spesso cura dei nipoti e hanno contatti molto più frequenti con i propri figli e i rispettivi nuclei familiari rispetto ad altri Paesi europei. Ma senza reti di supporto alternative (il bonus baby sitter non può bastare, e assumere una tata non è un’opzione se non per pochissimi), servono altre soluzioni di assistenza all’infanzia: e bisogna pensarle in fretta. E’ l’ora di pensare a sperimentazioni sul territorio con soluzioni con piccoli gruppi, utilizzando altri spazi pubblici, palestre, strutture dell’associazionismo, spazi all’aperto, campi estivi, micronidi, nidi condominiali e di famiglia. Non sarà facile, ma altrimenti dal 4 maggio in avanti molti nonni, soprattutto i nonni più “giovani”, torneranno probabilmente a prendersi cura dei nipoti dalla mattina al pomeriggio.

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Fase 2, il rebus bambini è irrisolto: tra bonus (che non bastano), ipotesi e sperimentazioni

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Fonte : Today