50 anni di Earth Day: come è cambiata la terra in 5 decenni GRAFICI

C’è una curiosa analogia tra la prima giornata mondiale della Terra e la cinquantesima, che si celebra il 22 aprile 2020. Anche nel 1970 tutti i manifestanti indossavano mascherine, allora venivano indossate per proteggersi dall’inquinamento mentre oggi per mitigare la pandemia di coronavirus. Le similitudini però finiscono qui e quest’anno non ci saranno manifestazioni ed eventi se non in digitale, per evitare assembramenti per le strade. È cambiato molto anche il pianeta, e i problemi sollevati allora da uno studente venticinquenne, Danis Hayes e dal senatore americano Gaylord Nelson, non sono stati risolti.

Quella protesta, che portò venti milioni di statunitensi nelle strade, generò molte nuove leggi a tutela dell’ambiente. I capisaldi della prima giornata della Terra erano tre: rispetto delle specie viventi a rischio estinzione; acqua pulita; aria pulita. Vediamo come sono andate le cose.

Specie viventi

A fronte di qualche specie salvata da estinzione sicura, come i famosi panda simbolo per anni della diversità faunistica a rischio, abbiamo assistito e largamente contribuito alla sparizione di moltissime specie animali. Secondo un recente report del WWF abbiamo perso in due generazioni circa il 60 per cento di fauna selvatica. I numeri sono così eclatanti che molti studiosi ritengono che siamo entrati nella sesta estinzione di massa. E le previsioni non descrivono un futuro migliore da questo punto di vista. 

Acqua pulita

Una delle cause scatenanti le proteste ambientaliste che portarono alla prima giornata della Terra fu lo sversamento di petrolio dalle piattaforme estrattive nel Canale di Santa Barbara, in California. All’epoca fu il più grande disastro nel suo genere, ma da allora purtroppo è stato scalzato da due incidenti molto più gravi come la Exxon-Valdez in Alaska nel 1989 e la DeepWater Horizon nel 2010 e dall’inquinamento del Golfo Persico causato dalla guerra Iran-Iraq a inizio anni ‘80.

Non bastasse l’inquinamento da sversamento di petrolio, venti anni dopo la prima giornata della Terra è emerso un altra grande fonte di inquinamento marino, la plastica. La produzione di plastica nel mondo ha continuato ad aumentare dai tempi della prima giornata della terra portando ad accumulazione di plastica nel globo impressionante.  

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Una grande percentuale di questa plastica finisce negli oceani. Questa quota è cresciuta dagli anni ‘70 ad oggi mettendo a rischio molte specie marine. Il problema non riguarda solo gli oceani, nemmeno il Mediterraneo ne è esente e la situazione è decisamente sfuggita di mano. Gli esperti si interrogano su quanta plastica abbiamo e avremo nei mari nel prossimo futuro e le risposte non sono incoraggianti, anche negli scenari più favorevoli. 

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Aria pulita e temperature

Anche per quel che riguarda la qualità dell’aria le cose non sono migliorate. L’aumento di emissioni di anidride carbonica è per noi contemporanei un dato assodato.

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Così come sono assodate le conseguenze che queste comportano per l’innalzamento globale delle temperature.

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Non di sola CO2 però si è avvelenato il cielo. Sono molte altre le sostanze inquinanti rilasciate, che causano e hanno causato diversi problemi, non sempre facilmente quantificabili, per la salute pubblica e per l’ecosistema. Il buco nell’ozono è uno di questi. Venne individuato a metà degli anni ‘80 e destò non poche preoccupazioni. Oggi, grazie al bando dei clorofluorocarburi (cfc) e a un effetto collaterale insospettato del riscaldamento globale, il buco si è notevolmente ridimensionato. 

Deforestazione

Non è andata bene nemmeno per le foreste, che negli ultimi decenni sono state abbattute in una percentuale spaventosa. Il dato più significativo in questo contesto è quello della Foresta Amazzonica, la più grande del pianeta e fonte unica di biodiversità. Dalla prima Giornata della Terra all’ultima si è ridotta del 20 per cento, pari a 700 mila km quadrati di vegetazione in meno, come registrato da un report Greenpeace. Più di due volte la superficie italiana. E il trend sotto la nuova presidenza Bolsonaro è addirittura in peggioramento. E non meglio sono andate le cose nel sudest asiatico, né in Africa, e anche una delle ultime foreste europee, quella di Bialowiza in Polonia, è fortemente a rischio. 

I prossimi 50 anni

Questa Giornata mondiale della Terra non sarà quindi una festa per celebrare i successi ottenuti, ma ancora una volta sarà occasione per alzare l’attenzione dell’opinione pubblica verso i molti problemi che ancora affliggono la salute del pianeta. Nei prossimi cinquant’anni ci sarà molto da fare, perché si possa finalmente celebrare qualche successo consistente – come auspicato proprio da Denis Hayes in un’intervista rilasciata per la ricorrenza di quest’anno – e per scongiurare l’innalzamento globale delle temperature che potrebbe avere conseguenze irreversibili per tutti gli abitanti della Terra.

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Fonte : Sky Tg24