Compie un anno la prima di un buco nero

Ha immortalato ciò che fino a quel momento era stato invisibile per definizione, dando per la prima volta un volto a quello che Albert Einstein aveva teorizzato un secolo prima. Compie un anno la prima foto di un buco nero, diffusa il 10 aprile 2019 e destinata a segnare un’evoluzione epocale nella storia dell’astronomia. Protagonista dell’immagine è il buco nero Messier 87, al centro dell’omonima galassia e distante circa 55 milioni di anni luce da noi, con una massa pari a 6,5 miliardi di volte quella del Sole. A catturare lo scatto è stato il progetto internazionale Event Horizon Telescope (Eht), a cui l’Italia ha partecipato con l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). Con quella foto si sono aperti nuovi scenari nello studio dei misteriosi corpi celesti e della gravità (COSA SONO I BUCHI NERI – SVELATA L’IMMAGINE DEL SECOLO).

Otto radiotelescopi puntati sulla galassia

Nel 2016 le onde gravitazionali avevano dimostrato l’esistenza dei buchi neri, ma non era mai stata catturata una loro immagine. Per farlo, l’Eht ha messo in campo una rete di 8 radiotelescopi: disseminati in diversi angoli del mondo e puntati all’unisono sul centro della galassia M87, nel corso di una settimana nell’aprile 2017 sono riusciti a catturare i dati usati poi per elaborare l’immagine. In tutto la foto sintetizza circa 4 petabyte (cioè milioni di gigabyte) di informazioni, elaborate in due centri di calcolo, uno al Massachusetts Institute of Technology di Boston, negli Usa, e uno al Max Planck Institut di Bonn, in Germania. L’immagine ottenuta è dominata dall’anello rossastro prodotto dai gas che precipitano nel buco nero, curvati dalla fortissima gravità.

La prima foto di un buco nero, catturata dall’Event Horizon Telescope (©Ansa)

Sei conferenze stampa contemporanee

Il risultato è stato annunciato il 10 aprile 2019 in 6 conferenze stampa contemporanee a Bruxelles, Santiago del Cile, Shanghai, Tokyo, Taipei e Washington e presentato in una serie di 6 articoli pubblicati in un numero speciale di The Astrophysical Journal Letters, una delle più importanti pubblicazioni di astronomia e astrofisica. Dietro, ci sono anni di lavoro e analisi e importanti finanziamenti: l’Eht è finanziato, tra gli altri, anche dal Consiglio europeo della ricerca, che dal 2014 ci ha investito circa 14 milioni di euro.

Possibili nuovi studi sulla gravità

“Stiamo dando all’umanità la possibilità di vedere per la prima volta un buco nero, una sorta di ‘uscita a senso unico’ dal nostro universo”, ha detto il direttore del progetto Eht Sheperd Doeleman del Center for Astrophysics della Harvard University, che ha definito il risultato “una pietra miliare nell’astronomia, un’impresa scientifica senza precedenti”. La scoperta apre infatti nuovi scenari: osservare i buchi neri significa poter vedere cosa accade quando la materia si trova in condizioni estreme e avere “un nuovo strumento di indagine per esplorare la gravità nel suo limite estremo”, come ha spiegato Mariafelicia Delaurentiis, astronoma e astrofisica dell’Università di Napoli Federico II e della sezione napoletana dell’Infn, che ha coordinato il gruppo di analisi teorica dell’esperimento.

Il direttore dell’Eht Sheperd Doeleman alla conferenza stampa del 10 aprile 2019 a Washington (©Getty)

Cent’anni dall’esperimento di Einstein

I buchi neri, seppure non con questo nome, erano già stati previsti dalla teoria della relatività generale elaborata da Einstein. E proprio nel 2019 ricorreva il centenario dell’esperimento che costituì la prima prova sperimentale di questa teoria. Si tratta dell’eclissi di Sole del 29 maggio 1919: osservandola, il fisico notò che le stelle sullo sfondo si trovavano in una posizione diversa dal previsto, perché la loro luce era stata piegata dal campo gravitazionale del Sole.

Scoperta dell’anno per Science

La foto elaborata dall’Eht ha fatto il pieno di premi e riconoscimenti internazionali. A dicembre è stata scelta come scoperta dell’anno dalla rivista specializzata Science, che l’ha definita “un’impresa che era considerata impossibile” e che invece ha finalmente “reso visibile l’oscurità”. Qualche mese prima, a settembre, l’immagine si era aggiudicata anche il Breakthrough Prize 2020 per la fisica fondamentale, uno dei cosiddetti “Oscar della scienza” sponsorizzati da una serie di imprenditori come Sergey Brin di Google, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg e Jack Ma di Alibaba.

La Teoria di Einstein che ci ha fatto...

La Teoria di Einstein che ci ha fatto...


Fonte : Sky Tg24