Coronavirus, malata a casa senza tampone: “In quanti pensano di essere guariti e sono in giro?”

C’è un problema, grosso, con i tamponi in Lombardia. Ci sono persone che molto probabilmente hanno la Covid-19 e affrontano la malattia a casa, ma che non riescono a ottenere un test. Il mancato test faringeo per certificare la presenza del virus (e poi la guarigione) e la durata della quarantena è un dato di fatto per molti cittadini (non solo in Lombardia, sia chiaro). La testimonianza raccolta da Stiben Mesa Paniagua di MilanoToday non necessita di ulteriori commenti. Basta ascoltare il racconto per rendersi conto che il problema tamponi è grave. E’ la paziente stessa, Veronica, 38 anni, a raccontare le falle del sistema sanitario, che si è fatto trovare impreparato di fronte a quello che in tanti hanno definito uno “tsunami”. Tutti denunciano il numero troppo esiguo di tamponi eseguiti: personale sanitario, uomini delle forze dell’ordine, lavoratori delle Rsa e semplici cittadini con sintomi evidenti da contagio di Covid-19, ma lasciati da soli.

“Se volessi oggi potrei uscire di casa. Ma sarei una bomba atomica e un pericolo per gli altri. E scelgo da sola di non farlo ma nessuno mi dice niente”. A parlare è Veronica R., romana 38enne a Milano da circa un anno. Ha deciso di denunciare la superficialità “allucinante” con la quale la sanità lombarda ha gestito la sua malattia: apparentemente coronavirus. Apparente perché nessuno le ha mai eseguito un tampone.

“Credo che io debba raccontare tutto, perché sono sicura che a Milano ci saranno migliaia di storie come la mia. Sommerse e silenziose”. 

Quando parla con MilanoToday, ieri, non ha più febbre, ma la tosse non passa. I primi sintomi, Veronica li accusa il 25 marzo. È un mercoledì. Quel giorno comincia a sentire affanno e compare una tosse persistente. La temperatura corporea va oltre i 37 gradi ma non di molto. Perciò lei stessa decide che non è il caso di preoccuparsi e, considerando che sono giorni cruciali per gli ospedali, sceglie di aspettare per non intasare il sistema che sa essere messo alle corde dall’emergenza. 

“Premetto che non ho il medico di base qui a Milano e non ho voluto prendere un treno per tornare a Roma, certa di stare in una Regione come la Lombardia che mi avrebbe garantito lo stesso tutto il necessario per stare bene”. Poi però, domenica 29 marzo, al quinto giorno di sintomi, e visibilmente peggiorata, Veronica si decide a chiedere aiuto. “Oltre alla tosse e all’affanno, peggiorano anche la febbre e la saturazione dell’ossigeno, che arriva a 88. Lo so perché a casa ho il saturimetro”, spiega. “Allora chiamo l’Ats di Milano. E parte la procedura, perché avevo dei sintomi abbastanza gravi. Mi dicono di contattare la guardia medica. Il medico mi fa uno screening telefonico e mi dice che sono un sospetto caso Covid-19. Lui stesso mi indica di chiamare immediatamente il 112 e di avvertirli dicendo che era stata proprio la guardia medica a dirmi di farlo. Così faccio. Chiamo il 112, il cui personale, sempre al telefono, in base a tutti i sintomi mi ‘diagnostica’ il Covid. Mi spiegano pure – prosegue nella sua ricostruzione Veronica – che il ceppo influenzale è sparito da tre settimane per cui il mio è sicuramente il coronavirus”.

Con il personale specializzato dall’altra parte della ‘cornetta’, la 38enne valuta che la soluzione migliore sia quella di rimanere in isolamento domiciliare e non andare al pronto soccorso. “Ci abbiamo pensato un po’ perché comunque i sintomi sembravano gravi”, ricorda. In quel momento dall’altra parte del telefono le spiegano che avrebbero comunicato all’Ats della sua quarantena. E, sapendo che i primi sintomi li aveva accusati il 25 marzo, le dicono di stare in quarantena fino all’8 aprile. 

“Dopo di che –  racconta stupita Veronica a MilanoToday – io non sento più nessuno”. E’ stata contattata solo dalla Croce Rossa – dopo una sua richiesta – per aiutarla con la spesa, anche se poi si è affidata ad un’amica. I giorni passano, la malattia sembra fare il suo corso, e lei migliora: “Dopo 9/10 giorni di sintomi – ricorda – mi sveglio una mattina e sembro guarita: non ho più febbre e la tosse è diminuita, il respiro è tornato più o meno normale e mi tranquillizzo”. 

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Video: MilanoToday/Mannu

Coronavirus, quanti sono davvero i malati lasciati a casa senza tampone?

Poi c’è una ricaduta. “Domenica 5 aprile ritorna la febbre e lì mi si accendono un po’ di campanelli d’allarme. Perché mi rendo conto che la mia quarantena sarebbe dovuta finire dopo 3 giorni ma nessuno si era minimamente sincerato di capire se io avessi ancora la febbre e, quindi, se avessero dovuto prolungare la quarantena”. Allora è la 38enne stessa che, per paura di essere un pericolo per la salute degli altri, decide di approfondire. “Io non sono un medico e non posso fare il medico di me stessa. Chiamo il Ministero della Salute solo per avere delle linee guida”. Deve prolungare la quarantena? A lei nessuno ha detto niente di preciso.

La risposta del Ministero della Salute è chiara: “Signora – ricostruisce Veronica – non sappiamo che cosa stia succedendo a Milano. Lei deve avere immediatamente un tampone, perché finché lei non ha un tampone non può sapere se è positiva o negativa. Anche senza i sintomi potrebbe essere positiva fino a 20 o anche 30 giorni”. Così la donna si attiva ancora per cercare di avere il tampone, come suggerito direttamente dal Ministero: “Cerchi di farselo fare, assolutamente, perché lei finché non ha non uno ma due tamponi negativi non può sapere se è un pericolo per gli altri”. Veronica si chiede preoccupata: “Chissà quante persone pensano di essere guarite e sono in giro mentre, invece, sono ancora positive perché non hanno avuto un tampone?”.

Due giorni fa è finita teoricamente la sua quarantena: potrebbe uscire, andare al supermercato, a buttare la spazzatura, “sarei una bomba atomica e un pericolo per gli altri”. Non lo fa, per senso di responsabilità, e dovrà essere lei da sola a valutare quando sarà guarita. 

“Ma voi vi rendete conto di quante persone pensano di essere guarite e sono in giro? Voi mi state dicendo che io non potrò mai avere un tampone, nessuno valuta quanto deve essere lunga la mia quarantena. E io in maniera autonoma devo decidere quando mi sento bene? Quando sarò guarita e penso di poter uscire?”.

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La domanda sorge spontanea: quanti sono i cittadini nella stessa esatta situazione della 38enne? Non è dato saperlo.

Fonte: MilanoToday →
Fonte : Today