Siamo al paradosso: il Covid-19 ha messo in crisi anche le pompe funebri

Il tema è sempre stato delicato, a maggior ragione in questi mesi in cui le statistiche del nostro Paese riguardano l’elevato numero di decessi causati da COVID-19. Stiamo vivendo una crisi sanitaria senza precedenti, a cui si sono aggiunti effetti economici devastanti per la maggior parte delle aziende, bloccate nel proprio lavoro dall’emergenza, chiuse per disposizioni dall’alto e costrette a inventarsi nuovi metodi di lavoro. E qui sta il paradosso: anche le agenzie funebri rischiano di soccombere.

Pare strano che, in un momento in cui i necrologi non si riescono a contare, proprio loro, le agenzie funebri, ne possano risentire. Il motivo di una situazione tanto paradossale ce lo spiega Alessandro, responsabile commerciale di un’azienda, Exequia Funeral Service, che abbiamo imparato a conoscere per il modo particolare di trattare l’argomento “morte“, con spot pubblicitari ironici, connotati da un sottile humor nero, ma sempre rispettosi di un tema naturalmente delicato. A questa caratteristica peculiare che spesso ci ha strappato un sorriso, l’azienda ha sempre e comunque associato professionalità, discrezione e un servizio serio e impeccabile, rimanendo vicina alle famiglie di chi non c’è più, dando loro un conforto.

Eppure, proprio in occasione della più grave delle emergenze, gli operatori Exequia si sono sentiti letteralmente abbandonati. L’ennesima azienda bloccata, questa volta per l’impossibilità di reperire i dovuti DPI (dispositivi di protezione individuali) necessari a garantire le corrette misure di sicurezza ai propri dipendenti, sempre più spesso impiegati in prelievi di salme decedute a causa del coronavirus.

La situazione si era fatta sempre più critica: da un lato lo Stato che bloccava alle frontiere gli approvvigionamenti di DPI, dall’altro gli stessi dipendenti Exequia costretti a tirarsi indietro di fronte ai casi più rischiosi di recupero e trasporto. A ciò si è andato aggiungendo il costo, quasi quadruplicato per l’azienda, dei servizi e degli interventi, proprio a causa dell’aumento di precauzioni che andavano prese a tutela dei dipendenti.

La scelta strategica era tra il tirare i remi in barca, cedendo le armi, anche se indirettamente, al nemico invisibile che già stava mietendo tante vittime, o continuare a offrire il proprio fondamentale servizio, pur lavorando in passivo, e mantenere lo stesso livello di professionalità, gli stessi prezzi e lo stesso sostegno nei confronti delle famiglie delle vittime.

Exequia non si è ovviamente tirata indietro. Ha fatto la sua parte, riuscendo là dove altre agenzie hanno purtroppo fallito. È riuscita a ottimizzare costi e tempistiche di spostamento, continuando a garantire in ogni momento all’utenza finale lo storico pacchetto all-inclusive Exequia Funeral Service che, per soli 1.250 €, comprende tutto il necessario per dare una degna sepoltura al caro estinto, a partire dalla bara e dalla preparazione della salma, fino alla disponibilità di 4 valletti e un’autofunebre Mercedes per il trasporto nelle diverse fasi, passando per la composizione floreale, i fotoricordi, i ringraziamenti e senza tralasciare il disbrigo delle pratiche burocratiche necessarie, come la compilazione degli estratti di morte e la cancellazione dell’anagrafica.

A ciò si aggiunge, sempre nel prezzo, l’innovativo servizio di Necrologi on line, che ha sostituito la classica affissione di manifesti in strada. Nato con lo scopo di rispettare l’ambiente e ottimizzare i costi, oggi più che mai visto l’imperativo di restare nelle proprie case, il servizio online si sta rivelando utile per portare a conoscenza del lutto amici e parenti dei defunti. Che sono sempre meno, fortunatamente.

La crisi, poco alla volta, sta rientrando: diminuiscono ogni giorno i casi di contagio per i quali i professionisti di Exequia sono chiamati in campo, dai 6-7 interventi al giorno che erano necessari nel momento di massima crisi, si è arrivati ormai quasi a zero. Un sospiro di sollievo per tutti noi.

Sintomi di guarigione, dunque. Sintomi di speranza e di ritorno, il prima possibile, alla vita. Quella di tutti i giorni, quella dei sorrisi, quella degli abbracci e delle uscite all’aria aperta nella natura. Quella stessa natura che, stanca dell’atteggiamento dell’uomo, ci ha crudelmente ricordato che sarà sempre lei ad avere la meglio.

E allora, come affermato da Alessandro, speriamo che “questa triste storia lasci in ognuno di noi delle nuove sane abitudini, quelle che ci permetteranno di tutelare meglio noi stessi e la natura“, perché la vita, così come la morte, in fondo, fanno parte della natura.

Fonte : Roma Today