Che fine ha fatto l’intrattenimento in tv ai tempi del coronavirus?

Il ritorno del late night di Alessandro Cattelan mostra come si può (anzi, forse si deve) fare spettacolo anche in un periodo drammatico come questo, senza demandare il compito alle piattaforme social

intrattenimento, cattelan(Foto: Jule Hering/Sky)

Se fare intrattenimento significa intrattenere sia chi sta bene sia i tanti che stanno passando un brutto periodo, se intrattenere significa non ignorare quello che accade ma ricordarci che c’è anche dell’altro, noi questa sera siamo qui per voi”. Con queste parole Alessandro Cattelan ha inaugurato lo scorso martedì la nuova edizione del suo late night E poi c’è Cattelan (in onda su Sky Uno e disponibile on demand), per la prima volta in diretta e per la prima volta in onda con tutte le dovute cautele rispetto alle restrizioni imposte dal coronavirus. Sono parole interessanti quelle del conduttore, perché in effetti anche la televisione sembra una terra desolata arresasi al pericolo della pandemia: molte produzioni sono state giustamente sospese per ragioni di sicurezza, i palinsesti si sono affollati di programmi di informazione (spesso ripetitivi, disarmati e disarmanti, a volte persino allarmistici e controproducenti), la stagione è praticamente azzerata con un paio di mesi di anticipo.

Morale: che fine ha fatto l’intrattenimento? I superstiti sono sparuti: da poco si è conclusa un’edizione surreale di Amici, con la vincitrice Gaia che solleva da sola la coppa; al capolinea è arrivato anche il Grande fratello vip e la settimana prossima si chiuderà una delle stagioni più vivaci di sempre di Pechino Express. Per il resto la televisione italiana sembra essersi arresa, con qualche eccezione e promessa di repliche (su Canale 5 torneranno Tú sí que vales e Scherzi a parte), a un clima sociale particolarmente teso. Se c’è chi, come l’inossidabile Milly Carlucci, si dice pronto a tornare in onda anche a giugno, appena possibile insomma, nel frattempo i palinsesti sono militarizzati a forza di speciali dei telegiornali, trasmissioni di infotainment che si dividono fra preghiere recitate in diretta (D’Urso) e scoop su fantomatiche cure giapponesi (Giletti), qualche fiction e film (a maggior ragione il fenomenale successo delle repliche di Harry Potter è stato un toccasana di evasione, ma anche quello giunto al termine).

Paradossalmente la televisione ha demandato la missione di intrattenere a piattaforme alternative come Instagram: celebrità, influencer, scrittori ma anche brand hanno utilizzato in queste settimane le dirette social, talvolta in modo fantasioso, per star vicino alle persone, sicuramente per continuare a farsi vedere e notare, per fornire una tanto agognata pausa dal continuo bollettino dei morti che è la comunicazione del coronavirus (si faccia un monumento a Jo Squillo, a questo proposito, vera e propria regina di una discoteca virtuale sul balcone a colpi di 20mila visualizzazioni). Un tentativo di emulare questa formula è stato fatto su Rai 1 con Musica che unisce, carrellata di clip di cantanti e altre personalità, ma lo standard del risultato è stato considerato forse troppo artigianale per replicarlo in altri modi nella prima serata italiana.

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Anche negli Stati Uniti molti programmi di intrattenimento si sono fermati, ma c’è chi si è inventato qualcosa anche sul caro vecchio tubo catodico: i vari conduttori dei late night show, da Jimmy Fallon a Stephen Colbert, hanno messo in piedi versioni rivedute e corrette dei loro programmi da casa, abbandonando giacca e cravatta e sfoggiando anche loro le librerie casalinghe come tanti opinionisti dei talk show di oggi. Di più: dopo aver rimandato l’uscita del suo nuovo disco, la popstar Lady Gaga si è data da fare per allestire il 18 aprile uno show di beneficienza globale che coinvolgerà appunto i presentatori dei talk, altre celebrità e soprattutto il sostegno dell’Oms (ha già raccolto 35 milioni di dollari e sarà trasmesso pure in Italia sui canali Viacom Cbs, come Mtv, Paramount,Vh1 ecc.).

D’altronde ci vuole abbastanza poco: personale ridotto al minimo, mascherine prima di andare in onda, distanza di sicurezza fra gli ospiti: se lo fanno i talk politici, perché non è fattibile per gli altri programmi? Certo, poi, ognuno deve seguire la propria coscienza e il proprio senso di responsabilità, soprattutto quando i gruppi di lavoro sono numerosi. Però, l’esempio di Cattelan è lampante: lui e il suo team di autori hanno confezionato una puntata potremmo dire “normale”, con ospiti e collegamenti (Elodie, Linus, Paolo Nespoli, gli studenti del Parini) e con il solito spirito un po’ cazzone di sempre, senza eroismi ma senza nemmeno pietismi. Forse, è inutile coltivare l’illusione che quando l’emergenza sarà finita tutto tornerà come prima, compresa la televisione. Eppure, è confortante sapere che in mezzo a una conferenza stampa della protezione civile e a un dibattito sul coronavirus con Brosio, Sallusti e Bonaccorti, ci possa essere uno spiraglio di pura evasione, di spensierata resistenza. Significa, in piccolo, permettere alle persone di pensare che la vita continua nonostante tuttofuori da Instagram, fuori da queste case.

Fonte : Wired