Il bollettino del 9 aprile spiegato: niente panico, ma ecco perché non si può riaprire tutto

Aumentano contagi e decessi, e diminuiscono i guariti. Non è una giornata positiva quella raccontata dal bollettino della Protezione Civile del 9 aprile sull’emergenza Coronavirus diffuso nel consueto punto stampa delle ore 18. Più precisamente, i contagi da nuovo Coronavirus sono 143.626 (+4204 rispetto a ieri, 1615 i nuovi casi attivi), di cui 28.470 guariti (+1979 rispetto a ieri) e 18.279 decessi (+610 rispetto a ieri). Dei casi positivi accertati, 64.873 sono in isolamento domiciliare, 28.399 sono ospedalizzati con sintomi e 3.605 sono ricoverati in terapia intensiva. Anche oggi la buona notizia riguarda proprio i pazienti in intensiva, il cui numero diminuisce notevolmente rispetto a ieri, -88. La regione più colpita dalla pandemia di coronavirus resta ancora la Lombardia, seguita da Emilia Romagna e Piemonte. 807.125 i tamponi totali effettuati sino ad ora.

“Niente panico, ma ricordiamoci di queste frenate, quando parliamo di riapertura”. Stanno aumentando i guariti, ma la cosa nuova è che stanno aumentando in tutta Italia”. Giovanni Forti, 25 anni è studente di Economics all’Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant’Anna. Dal 2018 fa parte della redazione di YouTrend, dove di occupa della parte editoriale, dell’analisi dei dati e della produzione di data visualization e su YouTrend ha scritto diversi articoli sulla pandemia del Covid-19: “Oggi è successo che sono aumentati di circa 400 rispetto a ieri i casi positivi, più di 1000 rispetto all’altro ieri – spiega Giovanni Forti a Fanpage.it -. Siamo su un lungo pianoro”.

Ok, ma più che un pianoro, questa sembra una risalita…

Sembra una risalita, e in parte lo è. Le oscillazioni che noi vediamo di giorno in giorno non hanno un’unica direzione. Di solito vediamo il calo a inizio settimana, e la crescita a fine settimana. Non serve nulla guardare le variazioni giornaliere, ma guardiamo piuttosto ai dati di medio periodo. Dove eravamo una settimana fa?

Ecco, per l’appunto: dove eravamo una settimana fa?

Una settimana fa avevamo circa +4700 positivi in più, oggi +4200. Avevamo 1400 guariti e oggi ne abbiamo avuto 1997. Avevamo più di 750 deceduti mentre oggi sono 610. Infine, avevamo fatto 38mila tamponi e oggi sono stati 46mila. Se facciamo questo raffronto ci rendiamo conto che il miglioramento c’è, ma è ancora molto graduale. Il resto sono oscillazioni.

I tamponi sono aumentati rispetto alla settimana scorsa, ma ieri ne erano stati fatti di più. Eppure i contagi rilevati sono di più oggi…

Però non tutti i tamponi che vengono segnalati in un giorno danno i loro risultati il giorno stesso. Oggi, nei nuovi positivi ci sono anche un po’ di tamponi di ieri, quindi.

Da dove arrivano questi nuovi positivi?

Prevalentemente, dai soliti sospetti: dalla Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Tutte le altre regioni hanno avuto incremento di meno di 200 casi. Oggi, più di 2/3 dei nuovi casi sono in queste quattro regioni.

Che sono quelle, in teoria, che hanno raggiunto il picco…

Il picco non vuol dire che la contagiosità è azzerata. Anzi, in queste regioni in cui ci sono stati tanti casi in regioni così circoscritte è importante ridurre al minimo le opportunità di contagio. Parlare di riapertura, e fare gare su chi riapre per prima, è quantomeno prematuro.

Soprattutto se a farle sono due realtà come Milano e Bergamo…

Milano è la città che dovrebbe andare più cauta, in realtà. Oggi fa 440 casi in più di ieri, prima in Italia, di nuovo. Anche Torino e Brescia oggi hanno avuto una grande crescita. Le zone più colpite in cui bisogna andare davvero coi piedi di piombo. Il fatto che questo coincida con le maggiori aree urbane ci invita a un’enorme prudenza.

Fonte : Fanpage