Coronavirus, una detenuta positiva a Rebibbia: “Spallanzani ha chiesto tampone per tutte le compagne”

Dopo i primi tamponi effettuati il 30 marzo per la presenza di un medico risultato positivo al Coronavirus, dalla sezione femminile del carcere di Rebibbia arriva la notizia: una detenuta ricoverata per sospetto Covid-19 è risultata positiva. La notizia, arrivata ieri sera, è stata diffusa dal sindacato di polizia penitenziaria S. PP. “Lo Spallanzani ha richiesto la ricostruzione dei contatti della detenuta e di sottoporre a tamponi tutte le altre compagne di cella che sono state in contatto con la stessa. Viene, inoltre, disposta la sanificazione dell’area infermeria e la quarantena per tutte le presenti, oltre 25 donne”, ha spiegato in una nota il segretario generale del sindacato, Aldo Di Giacomo.

Nelle immediate vicinanze dell’infermeria, spiega, “vi è la sezione “orchidea” dove lavorano le detenute dell’intera struttura carceraria e il reparto con le mamme con otto bambini. Questo accentua ulteriormente le preoccupazioni per il propagarsi del virus all’interno dell’istituto e soprattutto per la salute di mamme-detenute e bambini”.

Il sindacalista chiede così di “affidare la gestione per l’emergenza sanitaria derivante dal coronavirus nelle carceri italiane a strutture come lo Spallanzani, il Cotugno ed il San Raffaele, solo per fare degli esempi, le quali potrebbero dettare le linee guida per cercare di evitare una catastrofe sanitaria oramai certa”. Per Di Giacomo, al contrario, “l’amministrazione penitenziaria ha dimostrato di non avere nessuna capacità gestionale per l’emergenza Covid-19 negli istituti penitenziari italiani ed ormai il sistema sta per implodere”.

Proprio ieri, mercoledì 8 marzo, il sindacalista aveva scritto al presidente della Regione Lazio e alla Protezione civile per evidenziare la mancanza e l’inadeguatezza dei dispositivi di prevenzione individuale e la richiesta di tamponi per tutto il personale penitenziario. Si legge nel documento: “Da quanto riportatoci, sembrerebbe che siano state consegnate al personale di polizia penitenziaria  mascherine tipo hobbistico e, solo nella stragrande maggioranza dei casi una o due mascherine chirurgiche. Da quanto ci risulta, le mascherine ad argomento della presente (tipo hobbistico), non rientrano tra i dispositivi dichiarati idonei a prevenire e contenere il contagio da Covid-19”.

Per quanto riguarda le mascherine di tipo chirurgico, invece, “è ben noto a tutti che hanno la capacità di proteggere coloro che hanno contatto con persone eventualmente infette ma di fatto non proteggono coloro che la indossano se questi si relazionano a loro volta con persone infette prive di protezione adeguata, e poi, come è ben noto, questi dispositivi hanno una efficacia valenza difensiva di 8 ore massimo, invece ci è stato riferito che il personale a cui tali dispositivi sono stati consegnati, dovrebbe utilizzarli addirittura per intere settimane consecutivamente”.

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Il sindacato lamenta anche il mancato utilizzo del termo scanner “per le misurazioni delle temperature corporee, misurazione da effettuarsi invece su tutti coloro che a vario titolo accedano nelle strutture penitenziarie”. Continua: “Riteniamo che sia indispensabile avere un atteggiamento più rispettoso nei confronti dei lavoratori ed evitare che gli stessi possano essere presi in giro come sta accadendo con la consegna di strumenti di protezione individuale che risultano essere totalmente inefficaci”. Quindi, oltre a chiedere dei dispositivi di protezione adeguati il sindacato chiede, “visto il dilagare dei contagi tra il personale di polizia penitenziaria, di voler prevedere l’effettuazione dei tamponi per tutto il personale”. 

Fonte : Roma Today