Red Hot Chili Peppers, Flea: “L’instabilità del mio patrigno mi ispirò ad essere migliore. Poi arrivò il punk rock”

Durante una recente intervista per Guitar World, Flea ha parlato di quanto si stata determinate l’influenza del patrigno Walter nella sua formazione artistica e, in particolare, per l’ispirazione iniziale e la stessa scelta del basso come strumento musicale.

Il bassista dei Red Hot Chili Peppers al momento è impegnato nella promozione della sua autobiografia pubblicata lo scorso novembre e intitolata “Acid for the Children“. Nel suo libro Flea ha descritto il momento in cui vide Walter suonare un incredibile pezzo jazz su un basso verticale. Tornando su quell’episodio, Flea ha raccontato che quella fu un’esperienza emozionante ed eccitante, che lo aveva coinvolto intellettualmente, spiritualmente, emotivamente e fisicamente.

Nonostante sia stato così importante per lui, il bassista non esita a definire il patrigno “un tipo molto difficile”. Descrizione che all’intervistatore appare un eufemismo, rispetto alla descrizione di un uomo “psicopaticamente violento” che se ne legge nell’autobiografia.

Flea però riconosce anche che Walter è stato in grado di insegnargli a vedere il duplice aspetto delle cose: il buono e il cattivo. «Mi ha insegnato come il dolore, i disordini, l’angoscia e l’ansia siano molto difficili, ma se riesci ad affrontarli in modo consapevole, possono essere un carburante per il motore per creare cose belle, come per la crescita personale».

Nell’intervista il bassista dei Red Hot Chili Peppers ha raccontato che Walter è morto circa 5 anni fa, ma che negli ultimi 10 anni della sua vita si erano tenuti in contatto, nonostante avesse divorziato da sua madre a metà degli anni ’80.

«Era contento che suonassi – ha raccontato – ma penso che avrebbe preferito molto se avessi suonato la tromba in un gruppo jazz o nella Los Angeles Philharmonic Orchestra o qualcosa del genere». 

Flea ha raccontato che Walter era orgoglioso del fatto che fosse diventato un bassista come lui, ma probabilmente il suo patrigno non ha mai considerato il rock come vera musica. Ed in effetti anche lui stesso da bambino pensava che fosse musica per stupidi. «Poi ho scoperto il punk-rock dopo il liceo e tutto è cambiato», ha concluso.

Fonte : Virgin Radio