Coronavirus: Rome business school, 100 nuove professioni necessarie in farmaceutica

Roma, 8 apr. (Adnkronos/Labitalia) – Rome business school, la business school a maggior presenza internazionale in Italia con studenti provenienti da 150 Paesi, da pochi mesi entrata a far parte di Planeta formación y universidades, il network internazionale creato nel 2003 da De Agostini e dal Gruppo Planeta. ha realizzato la ricerca ‘Le principali sfide del settore farmaceutico in Italia e nel mondo’. L’emergenza epidemiologica da Covid-19 sta incidendo, oltre che su le vite di tutti noi, su tutti i principali settori economici e tra questi cambierà anche lo scenario del settore farmaceutico in termini di spesa, sviluppo occupazionale, trend tecnologici, rischi e protezione dell’utente finale.

La ricerca ha evidenziato in particolare dati e trend relativi alla spesa farmaceutica, con un focus sulla contraffazione dei farmaci e sull’impatto dell’attuale situazione di emergenza epidemiologica sull’economia sanitaria in Italia e all’estero, ma anche le tante opportunità che il settore farmaceutico può aprire, sotto il profilo degli sbocchi occupazionali e di nuove figure professionali.

Negli ultimi due anni il settore farmaceutico è quello che ha aumentato maggiormente l’occupazione. I numeri sono destinati a salire in quanto si nei prossimi che nei prossimi 10 anni si renderanno necessarie 100 nuove professioni con funzioni, tra gli altri, di medical liason e medical advice, personalizzazione delle terapie, esperti in farmacoeconomia, farmacogenetica e farmacogenomica.

Entro il 2021 le imprese del farmaco potranno assumere intorno alle 3mila persone e circa la metà dei nuovi ingressi si troverà di fronte a mansioni nuove e multidisciplinari. Oltre a competenze classiche occorreranno anche skills ingegneristiche, informatiche, legate all’area tecnologico-matematica di cybersecurity, blockchain e analisi dati. In controtendenza rispetto ad altri comparti in cui la digitalizzazione sostituisce lavoro, per il pharma market si apriranno opportunità, specialmente nelle aree innovazione, supply chain e marketing.

Analizzando la composizione della spesa farmaceutica totale italiana regione per regione, notiamo che la Lombardia presenta la spesa più elevata (specialmente nell’ultimo periodo) con un importo complessivo di 4.625 milioni di euro, seguita da Lazio (2.865 milioni di euro) e Campania (2.856 milioni di euro). Secondo l’andamento registrato nel periodo gennaio-ottobre del 2019, rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente e che si riferiscono alla spesa spesa farmaceutica netta convenzionata, la regione che ha aumentato maggiormente la spesa è stata l’Emilia-Romagna (+2,5%), mentre spetta all’Abruzzo il primato per la diminuzione percentuale più marcata (-7,3%).

A livello nazionale e sul piano europeo, l’Italia si posiziona come primo produttore farmaceutico dell’Ue. Nel paese la spesa farmaceutica totale procapite è inferiore del 27% alla media dei big europei e considerando anche la componente privata, la spesa italiana resta inferiore a quella degli altri paesi (-12%) con prezzi dei farmaci più bassi del 15-20% rispetto alla media europea. I dati che emergono dalla ricerca a livello europeo, è che la spesa farmaceutica pubblica pro capite italiana è inferiore a quella di Germania, e Francia.

E’ superiore a Spagna e Regno Unito, ma nel primo caso non è ricompresa la spesa ospedaliera, i farmaci non rimborsabili e l’automedicazione (in pratica sono compresi solo gli acquisti in farmacia, che per confronto in Italia pesano meno del 30% sulla spesa totale); nel secondo caso non viene considerata la spesa per automedicazione e l’iva. La situazione di sconvolgimento sociale e sanitaria che viviamo ha messo in luce anche il fenomeno della contraffazione dei farmaci, in piena espansione ovunque, dovuto da una parte alla crescita dell’e-commerce e dall’altra alle conseguenze da Covid-19. Si prevede, infatti, un sensibile aumento del commercio illegale di medicinali contraffatti e di frodi/speculazioni legate all’enorme richiesta a livello mondiale di dispositivi di protezione individuale.

La contraffazione dei prodotti sanitari sottrae al mercato legale circa 200 miliardi di dollari all’anno, colpendo soprattutto i Paesi in via di sviluppo e causando circa 160.000 vittime l’anno. In Italia l’incidenza dei medicinali contraffatti è inferiore rispetto ad altri Paesi Ue (meno dello 0,1% del totale), grazie anche ai sistemi di tracciabilità e alle misure in atto di prevenzione e contrasto alla diffusione di farmaci dannosi.

A livello globale si prevede che la spesa farmaceutica aumenterà nei prossimi quattro anni del 2-5% annuo superando 1,5 trilioni di dollari nel 2024. Anche a causa dello scenario aperto dall’emergenza da Covid-19, l’Italia passerà da una spesa farmaceutica media di 34,4 mld di dollari nel periodo 2014-18 – che ha registrato una crescita del 6,3% – ad una spesa di 40-44 miliardi nel periodo 2020-2023. Nel 2019, i pazienti nel mondo hanno speso circa 234 dollari a persona per prodotti farmaceutici.

Lo sbarco sul mercato di nuovi prodotti contribuirà ad una spesa annuale media più alta in termini assoluti ma rispetto ai costi sostenuti rappresenterà un valore inferiore, a causa di una diminuzione globale dei prezzi. Quasi i due terzi dei nuovi prodotti nei prossimi cinque anni saranno caratterizzati da ‘specialità innovative’, che aumenteranno del 61% rispetto agli ultimi cinque anni, arrivando a toccare una quota di spesa specifica vicina al 50% entro il 2023 nella maggior parte dei mercati sviluppati. La più grande area terapeutica per spesa pro capite e nuovi prodotti continuerà ad essere quella oncologica. Questo trend darà spazio a maggiori investimenti tecnologici, come il cloud computing, intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico, considerati tra gli strumenti più importanti da esplorare per migliorare la produttività. Si prevede che le spese speciali per i farmaci cosiddetti innovativi rappresenteranno il 40% della spesa globale nel 2024 e il 52% nei mercati maggiormente sviluppati.

“Dalla ricerca – commenta Valerio Mancini, direttore del Research center di Rome business school – emerge una situazione di parità di conseguenze negative e positive in relazione all’attuale crisi economico-sanitaria portata dal Covid 19, che da una parte sta conducendo ad un aumento della spesa farmaceutica, per contrastare l’avanzata del virus, specialmente in vista della produzione di nuovi farmaci o della repentina commercializzazione di quelli ancora in fase di sperimentazione, non escludendo la cospicua presenza di farmaci contraffatti sia a livello nazionale che internazionale”.

“D’altra parte – avverte – la crisi sta però aprendo le porte ad un passo avanti della tecnologia senza precedenti e all’inserimento sul mercato del lavoro di nuove tipologie d’impiego multidisciplinari, legate in particolar modo all’innovazione e alla digitalizzazione”. Per dare un contributo in questa direzione, “la Rome business school è in prima linea nell’offrire una formazione all’avanguardia sui temi della digitalizzazione del lavoro e dello studio di nuove mansioni specialmente legate all’area dell’e-health, caratterizzando tutti i suoi master per la presenza di moduli dedicati a soft skills e competenze digitali innovative, in modo da far comprendere ai nostri studenti il ruolo di manager/ imprenditore moderno, aperto alle sfide di attuali e future”.

Fonte : Today