Coronavirus e smart working, un italiano su tre continuerebbe anche dopo l’emergenza

L’emergenza coronavirus ha costretto molte aziende ad avvalersi dello smart working, il cosiddetto lavoro agile, una formula in cui il dipendente svolge le proprie mansioni da casa. Un’opzione adottata, ovviamente, per i lavoratori che possono permetterselo e che svolgono la propria mansione tramite un computer connesso ad internet o telefonicamente. Come hanno preso gli italiani questa  modalità di lavoro, ancora poco utilizzata nel nostro Paese? Il 33% dei lavoratori vorrebbe continuare a lavorare il più possibile in smart working al termine dell’emergenza sanitaria, il 54% in maniera limitata e solo il 13% non sarebbe disposto a continuare il lavoro agile una volta che ci saremo liberati del coronavirus. 

Coronavirus e smart working, cosa pensano i lavoratori italiani

Sono questi i primi dati che emergono dall’indagine sullo smart working in Italia in periodo di coronavirus. A meno di una settimana dall’avvio, sono già oltre 1.000 i cittadini italiani ad aver aderito all’indagine sullo smart working promossa da Euromobility, il 64% dei quali sono donne e il 36% uomini. Il 43% risiede e lavora nel nord del Paese, il 40% nelle regioni centrali e il 17% al sud o nelle isole. Il 45% si dichiara molto soddisfatto dell’esperienza di lavoro agile e il 47% abbastanza soddisfatto, solo l’8% poco o per niente soddisfatto. 

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E, se consideriamo che il 63% dei rispondenti ha dichiarato di utilizzare normalmente l’automobile per recarsi al lavoro, se non perderemo l’occasione, questo periodo potrà consegnarci città meno congestionate e una migliore qualità della vita e del nostro tempo. Questa ‘sperimentazione forzata’, sottolinea Lorenzo Bertuccio, Presidente di Euromobility, “non può e non deve terminare quando l’emergenza sanitaria sarà rientrata. I primi dati confermano, se mai ce ne fosse stato bisogno, il gradimento da parte dei lavoratori e delle aziende e il contributo che lo smart working può dare per ridurre la congestione e migliorare la qualità della vita nelle nostre città una volta che l’emergenza coronavirus sarà rientrata”.

Fonte : Today