Trump ha accusato l’Oms di essere schierata con la Cina

Il presidente ha accusato l’organizzazione di aver dato raccomandazioni sbagliate per favorire il governo di Pechino. E in conferenza stampa ha anche ipotizzato di interrompere i finanziamenti degli Stati Uniti

(foto: Jim Lo Scalzo/EPA/Bloomberg via Getty Images)

In un editoriale pubblicato il 5 aprile sul Wall Street Journal, l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) veniva accusata di “essersi piegata alla linea dettata da Pechino nel rispondere all’emergenza coronavirus”. Una decisione che, secondo il board direttivo del giornale, si è rivelata inefficace, “ha messo in crisi la risposta globale alla pandemia” e ha mostrato come il principale ente sanitario al mondo risenta dell’influenza della Cina, in virtù del suo potere economico e politico a livello mondiale. Una critica che sembra aver trovato sostenitori importanti anche a livello politico: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, durante un briefing con i giornalisti alla Casa Bianca, ha infatti definito l’Oms “filocinese”, criticando le prime linee guida fornite dall’organizzazione all’inizio dell’epidemia di Covid-19. E ha promesso anche di sospendere le sovvenzioni americane a favore dell’organizzazione.

Le accuse di Trump all’Oms

La polemica del presidente degli Stati Uniti contro l’Oms è iniziata ben prima della conferenza stampa. Qualche ora prima dell’appuntamento con i giornalisti, Trump ha affidato a Twitter i suoi pensieri riguardo l’organizzazione. “Nonostante sia largamente finanziata dagli Stati Uniti” – ha scritto – “continua a essere concentrata solo sulla Cina. […] Perché darci altrimenti delle raccomandazioni così sbagliate?”.

La requisitoria di Trump è legata alle critiche da lui ricevute dopo lo scoppio dell’epidemia, per aver impedito ai cittadini stranieri che erano stati recentemente in Cina di entrare nl paese e di aver istituito la quarantena obbligatoria di due settimane per gli americani di ritorno dalla provincia di Hubei, il primo epicentro del virus. Come ricorda Politico, all’epoca l’Oms si era detta contraria a questo tipo di misure, spiegando che “i divieti di viaggio verso le aree colpite o il rifiuto di ingresso ai passeggeri provenienti da aree colpite di solito non sono efficaci nel prevenire la diffusione del virus, ma possono invece avere un impatto economico e sociale significativo”. In seguito, tuttavia, l’organizzazione aveva rivisto le proprie posizioni affermando che le restrizioni dei viaggi potevano essere utili all’inizio di un epidemia per contenere l’espansione di un focolaio e che, comunque, dovevano avere breve durata.

Bisogna precisare, però, che la decisione del presidente Trump è arrivata a diffusione del virus già in corso, non solo in Cina, e per molti aspetti è sembrata più una mossa economica che sanitaria. Come dimostrato anche dalla convinzione, portata avanti per settimane, che il virus non fosse altro che un “semplice influenza” e che fosse una malattia cinese.

La promessa, poi ritrattata

Gli Stati Uniti sono uno dei maggiori contribuenti dell’Oms a livello mondiale, con un budget di 4,8 miliardi di dollari. Proprio per questo, il tycoon ha promesso che rivedrà i finanziamenti che il governo federale elargisce all’organizzazione. “Sospenderemo le sovvenzioni a favore dell’Oms. E lo faremo in maniera molto consistente” , ha detto Trump all’inizio del briefing alla Casa Bianca. Un annuncio che, davanti alle domande incalzanti dei giornalisti qualche minuto dopo, ha perso un po’ di consistenza. Anzi, è sembrata quasi una ritrattazione“Voglio dire, non sto dicendo che lo farò, ma che vedrò cosa fare. Esaminerò la situazione e poi prenderemo una decisione. Valuterò, insomma”, ha detto rispondendo a chi chiedeva maggiori delucidazioni su quanto detto poco prima. Forse si tratta solo di una minaccia per mettere in guardia l’Oms, ma questo ce lo dirà solo il tempo.

Fonte : Wired