Come funziona la quarantena smart per il coronavirus di tre scienziati Usa

Tre medici e specialisti di salute pubblica statunitense propongono uno schema con un’organizzazione su più livelli per una quarantena smart. Che potrebbe aiutare i pazienti gravi ad arrivare prima in ospedale e gli operatori a non trovarsi senza materiali sanitari

(foto: Jetta Productions Inc via Getty Images)

Ai tempi di Covid-19 siamo tutti a casa. Ma c’è differenza fra chi deve osservare le semplici restrizioni alla circolazione – e uscire solo per motivi di salute, lavoro o altre necessità da dimostrare – e chi invece è propriamente in quarantena. Ma lo stesso isolamento dei casi sospetti o conclamati potrebbe essere svolta in molti modi diversi. Oggi tre medici ed esperti di salute pubblica statunitensi di salute hanno illustrato sul New York Times un nuovo possibile schema per l’organizzazione di una quarantena smart. Che, secondo gli specialisti, potrebbe ridurre i numeri dei contagi e anche favorire una presa in carico più tempestiva dei pazienti con Covid-19, spesso ricoverati quando i sintomi sono troppo avanzati. Ecco cosa propongono.

Pandemia, negli Usa una risposta disordinata

I tre autori sono Harvey V. Fineberg, ex presidente della National Academy of Medicine negli Usa, Jim Yong Kim, infettivologo ed ex presidente della World Bank, e Jordan Shlain, internista e imprenditore. Gli esperti propongono un piano d’azione differente rispetto a quello attualmente in atto, per organizzare l’isolamento e la cura dei pazienti che hanno contratto l’infezione. La risposta attuale degli Stati Uniti alla pandemia dovuta al nuovo coronavirus è stata infatti disordinata, scrivono sul New York Times, come un collage di regole applicate in modo a volte non coerente e uniforme sul territorio. In questo caso le mezze misure, o meglio regole applicate a metà o a singhiozzo, non risolvono il problema e potrebbero trascinarsi per mesi.

I tre cardini: test, contact tracing e quarantena

L’idea degli autori è di provare a rimettere ordine nelle regole in modo strutturato. Per questo bisogna procedere per step e capire in quale casistica si rientra. In primo luogo è necessario aumentare la capacità di fare i test (i tamponi), come spiegano gli scienziati, e di rintracciare le persone venute in contatto con i contagiati, il contact tracing. Ma l’elemento che richiede il maggior sforzo da parte della popolazione riguarda sicuramente la quarantena. Per farla in maniera smart, spiegano gli autori, sarebbe opportuno organizzare meglio spazi e tempi e differenziare le strutture in modo che alcune accolgano i casi sospetti e quelli con sintomi lievi e altre i pazienti più gravi.

La quarantena a casa in famiglia è rischiosa

La criticità principale riguarda il fatto chi è entrato in contatto con persone risultate positive al nuovo coronavirus e dunque potrebbe essere stato contagiato, come anche pazienti con Covid-19 ma sintomi lievi, trascorrono la loro quarantena in isolamento nella stessa casa dove vivono altri familiari. E in questo momento è spesso la famiglia il focolaio in cui avviene il contagio. Ma allora come fare? Gli esperti propongono di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica. E, qualora le persone aderiscano volontariamente e sempre nel rispetto delle libertà individuali, ipotizzano che chi si trova in questa situazione possa accedere a una quarantena protetta, in strutture appositamente adibite alla loro accoglienza.

Ritrovare l’ordine, verso una quarantena smart

In questo modo, chi risulta negativo al Sars-CoV-2 potrebbe scegliere di passare il periodo di 14 giorni di quarantena in queste strutture. E, trascorse le due settimane, rientrare a casa dove rimarrebbe seguendo le restrizioni alla circolazione. Mentre chi risulta positivo al virus ma asintomatico potrebbe essere monitorato e tornare a casa dopo il periodo di osservazione di 14 giorni e comunque dopo che è guarito, ovvero dopo che due tamponi consecutivi e a distanza di 24 ore hanno dato esito negativo. Lo stesso potrebbe valere per chi ha sintomi ma lievi – la maggior parte delle persone che contraggono l’infezione – non tali da richiedere cure intensive.

Per chi ha sintomi che diventano importanti

In questo modo, qualora il paziente inizi a sviluppare sintomi più gravi, potrebbe essere inviato tempestivamente agli ospedali tradizionali, per ricevere cure più adeguate e eventualmente accedere alla terapia intensiva e alla rianimazione. Questo è un sistema e un’organizzazione su più livelli, spiegano gli autori, che consente soltanto a chi ha disturbi rilevanti di accedere agli ospedali e alle unità di terapia intensiva e di farlo in maniera quanto più possibile tempestiva.

Dalle cure tempestive a un miglior utilizzo del materiale sanitario

Attualmente, scrivono gli specialisti, molte persone negli Stati Uniti ricevono assistenza soltanto quando hanno già un’infezione avanzata o quando le condizioni sono critiche. Per evitare questo problema una quarantena smart strutturata su più livelli potrebbe essere una valida opzione a vantaggio sia del paziente sia degli operatori sanitari, per una migliore gestione dei malati e dei dispositivi e del materiale sanitario. Questa organizzazione, infatti, potrebbe consentire, a detta degli esperti, di evitare molte situazioni di carenza di materiali come letti, ventilatori e dispositivi di protezione, rilevate sia negli Stati Uniti sia in Italia.

Fonte : Wired