La formula per la campagna di crowdfunding perfetta

Un team di accademici ha individuato gli elementi che contribuiscono a migliorare i risultati di una campagna su Kickstarter. Ecco qualche suggerimento

(Foto: Shutterstock)

Un team di ricercatori italiani potrebbe aver trovato il segreto del successo per le campagne di reward crowdfunding. La ricerca si chiama Pledge me your ears! The role of narratives and narrator experience in explaining crowdfunding success ed è stata pubblicata pochi giorni fa sulla rivista internazionale Small Business Economics. L’articolo scientifico si basa su un campione di 24mila campagne su Kickstarter, la più importante piattaforma di crowdfunding, con un obiettivo medio di 30mila dollari.

L’ipotesi dei ricercatori Francesco Cappa (Luiss Guido Carli), Michele Pinelli (Free University of Bozen), Riccardo Maiolini (John Cabot University) e Maria Isabella Leone (Luiss Guido Carli) era quella di dimostrare se esiste una correlazione positiva e misurabile tra diversi stili narrativi ed esperienza pregressa del creatore di campagne. E trovare così il modo migliore per lanciare una campagna di crowdfunding. La risposta breve è che questa correlazione esiste, ma andiamo per gradi.

La narrazione

Prima di tutto gli stili narrativi, perché è chiaro come il racconto della campagna di raccolta sia fondamentale per attrarre o meno i potenziali sostenitori (backer). Basandosi sulla letteratura scientifica precedente, il team italiano ha individuato due stili principali. Il primo si chiama Results in Progress (Rip), che stimola il desiderio di ricevere il reward tramite l’evidenza dei risultati tangibili già dimostrabili dall’imprenditore nel racconto del progetto imprenditoriale (per esempio, brevetto, prototipo, conferma primi risultati tangibili, attributi del prodotto e sue funzioni, ecc). Il secondo approccio narrativo è invece l’Ongoing Journey (Oj) che si basa su un racconto astratto, intangibile ed emozionale, più relativo alle implicazioni future del progetto (es. impatto, visione di lungo termine, esternalità, ecc).

Chi vince?

Secondo lo studio, quando il creatore di campagna non ha esperienze pregresse di crowdfunding, scegliere l’approccio Rip oppure quello Oj non impatta sulle probabilità di successo della campagna (c’è una lieve predominanza di Rip, ma parliamo solo di un +2%). Mentre le cose cambiano significativamente se il creatore ha già esperienza pregressa di crowdfunding. Per esperienza si intende il learning by doing: quindi sono state considerate per lo stesso creatore sia le campagne portate a termine con successo, sia quelle fallite. In questo caso l’approccio nettamente più premiante è quello Oj con un incremento anche del +20% sulle possibilità di successo della campagna.

Secondo i ricercatori italiani, quindi, il segreto del successo su Kickstarter non è il semplice approccio narrativo alla campagna di raccolta, ma la combinazione virtuosa tra il racconto del progetto e l’esperienza del creatore.

Ricerca in corso

Ma quali sono i quesiti tuttora aperti e da indagare per capire ancora meglio come creare la campagna Kickstarter “perfetta”? “Prima di tutto la lingua – risponde Riccardo Maiolini, parte del team di ricerca e professore di management alla John Cabot University -. La nostra ricerca si è concentrata sullo studio degli stili narrativi della lingua inglese, ma dato il proliferare nel mondo di piattaforme di crowdfunding non anglofone, sarebbe interessante approfondire i diversi stili narrativi che si possono identificare in culture e lingue diverse (italiano, spagnolo, francese, cinese, indiano), capendo come le differenze linguistiche (e culturali) possano portare a risultati diversi”.

Altro importante aspetto è quello dei video utilizzati per le campagne. Maiolini osserva: “Il nostro studio si è concentrato su un’analisi dei testi, anche se abbiamo ovviamente inserito una variabile di controllo che misurasse l’impatto dei video ma questo non ha influenzato la nostra ricerca. Nel futuro, sarebbe interessante concentrarsi sullo studio delle narrative dei filmati e replicare il nostro studio utilizzando degli algoritmi in grado di aiutarci a codificare i video. Un ultimo filone riguarda lo studio delle narrative delle campagne di equity crowdfunding, per capire da un lato se le narrative utilizzate dalle startup che raccolgono investimenti siano diverse da quelle delle campagne reward, e dall’altro in che modo vengono attratti maggiori investitori”.

Fonte : Wired