Matuzalem: “Il calcio mi ha salvato, sarei finito in galera o al cimitero”

Un anno fa venne ricoverato d’urgenza in ospedale a Viterbo ma se la cavò con un grande spavento. Oggi, a 39 anni, Fracelino Matuzalem, che in carriera fu mediano più di “lotta” che di “governo”, sogna di diventare tecnico di rango. Intanto ha conseguito l’abilitazione “Uefa A” che gli permette di allenare le formazioni giovanili, le prime squadre fino alla Serie C e ricoprire l’incarico di secondo in Serie B e in Serie A. Magari ci riuscirà anche ad accomodarsi sulla panchina di un club importante in futuro, per adesso si “accontenta” di portare avanti il progetto di una scuola calcio in Brasile.

In Sud-America vi è tornato da poco e un pizzico di “saudade” al contrario la prova quando ripensa all’Italia e al periodo trascorso indossando le maglie di Napoli, Piacenza, Brescia, Lazio, Genoa, Bologna e Hellas Verona. Il calcio ha rappresentato una parte fondamentale della sua vita: lo ha letteralmente “salvato” dalle cattive compagnie e dai pericoli della strada. È stato lui stesso ad ammetterlo nella video-intervista con Gianluca Di Marzio su Sky Sport, dove ha raccontato di come abbia rischiato di finire in brutti giri, tra droga e delinquenza.

Il provino fatto al Vitoria Bahia mi ha salvato – ha ammesso Matuzalem -. Senza il calcio credo che avrei fatto la fine di tanti miei amici d’infanzia. Sarei finito in galera oppure al cimitero. Sono cresciuto in un quartiere povero, dove droga e delinquenza la facevano da padrone ed era facilissimo perdersi.

Dal Brasile all’Italia, è in Serie A che Matuzalem ha vissuto i momenti più belli (e meno belli) della propria avventura di calciatore.

È in Italia che sono maturato, cresciuto come uomo nonostante qualche difficoltà di ambientamento. A Napoli, per esempio, ero ghiotto di mozzarella. Ne mangiavo talmente tanta da mettere peso e perdere la giusta condizione fisica. E Mondonico per punizione mi lasciava in panchina.

A Napoli ha trascorso i primi tempi, a Roma – con la maglia della Lazio – ha aggiunto un altro pezzetto del mosaico. Ma è dell’esperienza di Brescia che conserva un ricordo speciale.

Quando ho visto Roberto Baggio mi era venuto da piangere. Per me era ancora una leggenda, il calciatore che avevo ammirato nel Mondiale del ’94. Per me lui e Ronaldinho sono i più grandi con cui abbia avuto l’onore di giocare.

Fonte : Fanpage