L’uomo “più cattivo del mondo” vuole studiare un farmaco contro il coronavirus

Martin Shkreli, che ha speculato sul prezzo di un farmaco e ora è in prigione, chiede di uscire per sviluppare una cura contro il Covid-19

(Photo by Drew Angerer/Getty Images)

L’appellativo di “uomo più cattivo del mondo” se l’è guadagnato dopo aver acquistato nel 2015 i diritti di vendita di un farmaco – il Daraprim – impiegato per curare il cancro e l’Aids e averne alzato il prezzo da 13 a 750 dollari. Poi è arrivato il carcere per frode mentre era alla guida di due fondi speculativi di investimento, Msmb Capital e Msmb Healthcare, e per aver sottratto ingerenti quantità denaro a una società, la Retrophin.

Non bastano poche righe per riassume chi è Martin Shkreli perché, a soli 37 anni, è riuscito a diventare uno di più potenti uomini d’affari al mondo, ma anche uno dei più spregiudicati. E anche ora che è in carcere, ad Allenwood in Pennsylvania, a scontare un pena di sette anni, continua a far parlare di sé. Il magnate ha chiesto di poter lasciare il penitenziario in cui è detenuto, per un periodo di tre mesi, per poter svolgere studi e ricerche su un farmaco per la cura del coronavirus.

La richiesta è arrivata tramite la pubblicazione online di un paper scientifico in cui Shkreli motiva le sue intenzioni, scrivendo: “Come imprenditore biofarmaceutico di successo, ho acquistato più società, inventato nuovi  farmaci e studiato tutti gli aspetti della sperimentazione clinica, sono quindi uno dei pochi dirigenti con esperienza in tutti gli aspetti dello sviluppo di farmaci”.

Il paper di Shkreli

Lo studio pubblicato online non è stato condotto solo dall’imprenditore americano, ma porta la firma anche di altre quattro persone: Kevin Mulleady, Maureen Lohry, James Rondina e Jason Sommer. Tutti comuni scienziati e collaboratori della Prospero Pharmaceuticals, azienda che Shkreli ha fondato nel 2015 proprio con Mulleady.

Il lavoro di ricerca descritto nell’articolo è stato condotto all’interno della Prospero e prende in esame un software che ha studiato più di 100mila composti molecolari efficaci contro il virus Sars-Cov2. Tra questi ne sono stati selezionati otto che, con opportune ricerche e sperimentazioni, stando sempre a quanto scritto da Shkreli e soci, potrebbero essere utili per combattere e contenere la pandemia.

Il paper è stato commentato dalla comunità scientifica americana, come riporta il sito Stat News. Il primo a dire la sua è stato Derek Lowe, noto chimico farmaceutico e attivissimo su un blog online, che ha parlato del lavoro come di poco innovativo e sicuramente poco meritevole di un permesso premio di tre mesi. In merito, il commento di Lowe lascia poco spazio a interpretazioni: “Non stiamo organizzando un altro progetto Manhattan e non stiamo nemmeno cercando un altro Robert Oppenheimer”.

Ma trattandosi di Shkreli sono legittimi i dubbi che portano a pensare che la volontà di lasciare il carcere non sia legata solo a questioni meramente scientifiche. All’interno dell’articolo, l’imprenditore ci tiene a specificare che non si aspetta di trarre alcun profitto dallo sviluppo di questo farmaco” e che, anzi, “qualsiasi azienda farmaceutica che opera in questo campo dovrebbe cercare solo di recuperare i costi  di produzione, rendendosi disponibile a svolgere il proprio lavoro come forma di servizio pubblico”.

Fonte : Wired