Internet dallo spazio, Swarm lancia la sfida a SpaceX

Un nuovo contendente si aggiunge alla corsa verso la conquista dell’internet spaziale. La startup americana conta di essere operativa già entro la fine del 2020

Un’antenna per ricevere comunicazioni dallo spazio (Getty Images)

Swarm Technologies, startup di tecnologia spaziale, ha ricevuto il via libera dalla Federal Communication Commission (Fcc), l’autorità che sovrintende le telecomunicazioni negli Stati Uniti, per lanciare la sua offerta commerciale per un servizio di internet dallo spazio.

Non si è ancora raffreddato il martelletto del giudice che ha dichiarato il fallimento di One Web che un nuovo contenente alla conquista dell’internet spaziale si fa avanti, pronto a sfidare l’attuale leader:  Starlink di SpaceX, fondata dal patron di Tesla, Elon Musk.

Swarm è apparsa sui radar nel 2017 quando ha lanciato quattro satelliti cubesat violando l’ordine della Fcc di non eseguire il lancio. Mossa che è costata alla startup 900mila dollari di multa e un’estesa sorveglianza continua da parte della Fcc. La società ora però si dice pronta a iniziare la sua avventura e, addirittura, annuncia l’intenzione di voler cominciare a servire i propri clienti entro la fine dell’anno.

Dopo aver ricevuto tutte le autorizzazioni normative per operare commercialmente negli Stati Uniti, in molti altri paesi e su acque internazionali, siamo un passo avanti verso la fornitura di connettività satellitare a prezzi accessibili al mondo”, scrive la startup sul suo blog.

Swarm intende creare una rete di satelliti che possa essere utilizzata per fornire un segnale utile per le applicazioni internet of things (Iot). Secondo Tech Crunch il segnale della rete satellitare di Sworm potrebbe essere impiegato per il monitoraggio della logistica marittima e terrestre, per l’agricoltura e per i servizi di comunicazione di base nelle aree che non dispongono di infrastrutture di terra adeguate.

La società, sembra essere a buon punto con le sue infrastrutture avendo già operative delle stazioni di trasmissione a terra negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Antartide, Nuova Zelanda e nelle Azzorre. La startup conta di aggiungerne altre con l’obiettivo di superare le 30 stazioni di terra entro la fine dell’estate e ottenendo così una delle “più grandi reti di stazioni terrestri mai implementate per una società di comunicazioni satellitari”.

Fonte : Wired