I dati di Google mostrano che crollano in Italia le ricerche di lavoro

Secondo uno studio di Banca d’Italia le ricerche di nuovi lavori sono crollate del 39% a marzo, un dato che anticipa i numeri dei prossimi mesi. Ma attenzione all’impatto sui conti degli inattivi

Carrozzieri al lavoro con la mascherina nell’Italia chiusa per coronavirus (foto di Antonio Masiello/Getty Images)

L’epidemia da coronavirus affossa la fiducia nel futuro degli italiani e rischia di travolgere i sogni di chi oggi è senza occupazione. Una ricerca di Banca d’Italia dimostra che tra gli effetti nefasti della pandemia c’è un calo “senza precedenti” delle ricerche dei posti di lavoro: -39%. Nei prossimi mesi, rilevano gli autori della ricerca, “insieme alla contrazione della domanda di lavoro potrebbe verificarsi una forte riduzione dell’offerta di lavoro e un aumento dello scoraggiamento“.

Così Google ci dice se aumentano gli inattivi

Per analizzare il trend, Bankitalia ha preso le serie storiche delle ricerche su Google con parole chiave offerte di lavoro, indeed e subito lavoro, selezionando le sole ricerche che sono classificate nella categoria istruzione e lavoro. La curva dell’indice Google e “il tasso di disoccupazione – viene spiegato – hanno un andamento notevolmente simile nel tempo in Italia fino a marzo 2020, quando si “segnala una forte riduzione dell’attività di ricerca di lavoro”. Un crollo “notevole anche se si tiene conto dell’alta volatilità dell’indicatore: è 5 volte la deviazione standard della serie”.

Fonte: Bankitalia

Una variazione che non è dovuta, come in teoria si potrebbe dedurre, a un aumento dell’attività di ricerca complessiva sul motore di ricerca legata al maggior tempo libero a disposizione degli italiani chiusi in casa. Per confutare l’ipotesi gli autori hanno confrontato le dinamiche dell’indice di ricerche su Google degli ultimi 90 giorni per parole chiave particolarmente popolari, come Spotify, YouTube, Facebook, Corriere e Repubblica. “I valori di questi indicatori per marzo – si legge – sono sostanzialmente in linea con quelli dei mesi precedenti”.

A conferma del disinteresse verso la ricerca di nuovi posti di lavoro, gli autori hanno poi analizzato anche le googlate per applicazioni relative alla mobilità o siti di notizie sportive che hanno destato poco interesse in queste settimane di lockdown. I cali sono rispettivamente del -50% e del -31%, non lontani da quello sulle ricerca di lavoro (-39%).

Qual è l’effetto sul tasso di disoccupazione?

Se la tendenza dovesse continuare, chi ha smesso di cercare un impiego andrà a ingrossare le fila degli inattivi. Una eventuale accelerazione rischia di falsare il tasso di disoccupazione dei prossimi mesi, anche in presenza di un probabile calo marcato dei livelli di occupazione legato all’emergenza sanitaria.

Il motivo è semplice: gli inattivi, 13 milioni di italiani a fine 2019, non vengono considerati come forza lavoro e non compaiono nel calcolo del tasso di disoccupazione. Il tasso di inattività – il rapporto percentuale tra le persone non appartenenti alle forze di lavoro e la popolazione residente totale – a fine 2019 era al 34,3%. Un numero che bisognerà tenere a mente quando saranno pubblicati i dati sull’occupazione di marzo 2020.

Fonte : Wired