La fede ai tempi del coronavirus: gli italiani e le “messe virtuali” da casa

Il dolore causato dalla pandemia del COVID-19 è stato particolarmente intenso in Italia, una nazione di 61 milioni di persone. Al 6 Aprile il bilancio delle vittime ha superato quota 16.500 – molto più delle vittime registrate in Cina, un paese di 1.4 miliardi di persone.

Questi dati scoraggianti per la salute si traducono in grandi sfide per i sacerdoti cattolici del paese e per i fedeli che si rivolgono a loro per trovare conforto. 

Il 78% degli adulti in Italia si definisce cattolico, stando alle stime di Pew Research, e la storia comune degli italiani e della Chiesa cattolica risale a due millenni fa, ovvero alla nascita della cristianità e al suo insediamento a Roma.

L’eredità di questa relazione è uno scrigno del tesoro ineguagliabile di monumenti, dipinti, e sculture. Una mappa ragionata dell’Italia non è infatti solo un resoconto della sua lunga (e a volte non semplice) connessione con la Chiesa ma è anche la cronaca della civilizzazione occidentale.

E, in ogni caso, questa cronologia è anche costellata di calamità – guerre, carestie ed epidemie. Dal 10 marzo, quando all’Italia è stata ordinata una rigida chiusura nel disperato tentativo di rallentare i contagi da COVID-19, le parrocchie hanno lottato per mantenere vivo il loro impegno pastorale, rispettando però quelle regole indispensabili per salvare un notevole numero di vite.

“I normali contatti umani sono stati quasi completamente interrotti”, dice Padre Enrico Schibuola, un parroco della città agricola di Rovigo, 50 chilometri a sud di Padova. “Dobbiamo rivolgerci ad altri mezzi, i telefoni, i computer e i social network, per mantenerci in contatto con le altre persone e rispondere alle loro esigenze”.

Chiara Negrello, una fotografa originaria di Rovigo, ha documentato l’impatto della pandemia sulla sua famiglia e sul vicinato. Sua madre, che gestisce un piccolo negozio, ha chiuso l’attività a tempo indeterminato. Suo padre, invece, lavora in un supermercato, un’attività ritenuta essenziale che ha avuto dunque il via libera per restare aperta.

Gli sforzi cautelativi sembrano aver ripagato i cittadini.  Speciali servizi parrocchiali, inclusi gli incontri con bambini problematici o famiglie in preda al panico, si svolgono ora al telefono o in video. I piani di streaming sono stati messi in moto per il periodo di quaresima, per la domenica pasquale (12 aprile) e per la festa della Vergine Maria (1 maggio). “Messe virtuali” vengono trasmesse ogni settimana su facebook, youtube e sulla stazione radio diocesana.

Per la domenica delle palme è stata trasmessa su RaiUno la messa celebrata dal Papa in diretta streaming da San Pietro. E hanno fatto il giro del mondo le suggestive ed emozionanti immagini del Papa in preghiera da solo, in una piazza San Pietro completamente vuota lo scorso 27 Marzo.

Mantenere la distanza sociale è difficile ovunque ma in particolar modo per gli italiani. Una vita senza caldi abbracci o baci multipli qui è stata sempre inimmaginabile – finché non è diventata una questione di vita o di morte.

Lo shock è ancora più evidente in relazione al taglio dei grandi eventi. I battesimi e i matrimoni vengono celebrati in Chiese a porte chiuse senza nessun partecipante, fatta eccezione per genitori e testimoni. Per quanto riguarda invece le morti, “Veniamo informati, anche quando qualcuno è chiaramente ai suoi ultimi giorni di vita, del fatto che non dobbiamo andare a far loro visita né a casa né in ospedale” spiega Padre Enrico.

Ci sono preti nello staff di gran parte degli ospedali, aggiunge, e permessi eccezionali possono essere garantiti per visite a casa. Ma le richieste delle famiglie parrocchiali per questi permessi sono in netto calo, fa notare la fotografa Negrello, “molto probabilmente proprio per paura del virus”.

Fonte : National Geographic