Harry Potter, i cinque momenti che hanno segnato la saga

Harry Potter è ancora oggi una delle saghe più amate di sempre, nata dalla florida penna di J.K. Rowling e sbarcata in sala con una forza cinematografica dirompente. Un intero immaginario con una sua precisa logica fantasy e una mitologia eccezionale, uscito persino al di fuori della serie di sette romanzi ed espanso a dismisura a livello multimediatico tra libri aggiuntivi, spettacoli teatrali, siti dedicati, parchi a tema e un secondo ciclo filmico prequel. Quello di Harry Potter è un mondo vibrante e ricco di fascino dove l’evoluzione dei personaggi rappresenta un elemento di grande importanza sin dal primo libro; un coming of age di cristallina caratura letteraria ammantato in un’aura young adult del tutto particolare. Guardando ai primi 8 film della saga, andiamo dunque a riscoprire i cinque momenti cardine (più un bonus) della vita di Harry Potter.

Il cappello parlante

Dall’orrida vita a Privet Drive fino all’arrivo a Hogwarts, l’intero incipit di Harry Potter è stato ovviamente essenziale. Attraverso di lui si sono impostate le coordinate iniziali della saga, e più che un momento incisivo si tratta di un unicum obbligato. Questo come il primo incontro sul treno fra Harry, Ron ed Hermione, piccoli sconosciuti destinati a diventare migliori amici. Il vero punto di svolta nella crescita embrionale di Harry avviene però nella Sala Comune di Hogwarts, durante la Cerimonia di Smistamento. Qui c’è infatti il Cappello Parlante che sceglie a quale casata assegnare il nuovo mago in erba. Dopo varie titubanze, viene affidato ai Grifondoro per il suo coraggio e la sua nobiltà d’animo. Da qui comincia il vero percorso del nostro maghetto con la cicatrice.

La verità su Peter Minus

Non che ne La Camera dei Segreti non ci sia nulla di particolarmente segnante (anzi!), eppure nell’economia generale della storia è un bellissimo capitolo che lascia le cose come stanno. Discorso molto diverso è invece quello che si fa con Il Prigioniero di Azkaban, diretto da Alfonso Cuaròn e cuore centrale della saga. Tanto nei romanzi quanto al cinema, il terzo anno a Hogwarts è stato un po’ il game changer della serie, quello che ha cominciato a espandere i legami di Harry, introdurre importanti personaggi secondari ricorrenti e porre le basi per lo sbocciare di atmosfere più dark. Su tutto comunque regna la verità su Peter Minus e la morte dei genitori di Harry, che unisce i tasselli degli elementi cardine fino ad allora svelati. Dà inoltre al protagonista la speranza di avere una nuova famiglia grazie a Sirius Black, suo padrino e forse futuro tutore – anche se chi ha già visto la saga sa cosa succederà due libri dopo.

La morte di Cedric Diggory

A livello letterario, il Calice di Fuoco è forse uno dei libri meglio costruiti dalla Rowling. Cinematograficamente parlando è invece più zoppo e tagliato, nonostante mantenga intatti i passaggi importanti della trama e il fascino dell’inizio dell’adolescenza, con i primi problemi di cuore e gli scontri ormonali tra ragazzi. Non serve neanche dire che rispetto all’intero tracciato narrativo del Torneo Tre Maghi, la parte davvero significativa e d’impatto arriva proprio alla fine del film, quando ci ritroviamo nel cimitero privato della Famiglia Riddle, a Little Hangleton. Qui assistiamo alla prima e vera morte di un amico di Harry, Cedric Diggory, immediata, brutale e a sangue freddo.

L’omicidio di Cedric coincide con due altri momenti molto importanti. Il primo è l’applicazione diretta davanti agli occhi di Harry di un Avada Kedavra, l’anatema che uccide, una delle maledizioni senza perdono. L’altro, ancora più incisivo, è la rinascita di Voldemort in carne, sangue e ossa, quelle del servo, del nemico e del padre. Da qui cambia tutto: la percezione della vita a Hogwarts, l’intensità dei legami emotivi, la paura, il senso di spaesamento, il conflitto con il Ministero. Da questo momento in poi, Harry Potter diventa adulto prima del tempo.

La scoperta degli Horcrux

La Profezia dell’Ordine della Fenice e la Morte di Sirius sono sorprendentemente connesse al prigioniero di Azkaban e alla verità su Peter Minus sopra descritte. È infatti tutto conseguenza di quegli eventi, e dopo il quinto anno cambia soprattutto la percezione della realtà, dato che viene assodato il ritorno di Voldemort. Chiaro e tondo. Il libro è notoriamente il meno amato della saga, ed è forse per questo che la Rowling rilanciò all’epoca le sue straordinarie capacità di scrittura ne Il principe mezzosangue, sesto ed eccezionale capitolo. Qui ci sono le lezioni private di Silente con Harry all’interno del pensatoio, alla scoperta della genealogia di Tom Riddle/Voldemort dei Gaunt e del segreto dell’immortalità del Signore Oscuro, che risponde al nome di Horcrux.

Sono oggetti di valore sentimentale per il nemico a cui ha legato parti (sette, per la precisione) della sua anima, nascondendoli poi in giro per il mondo. Nel film viene purtroppo drasticamente meno la storia di Voldemort, ma la verità sugli Horcrux resta centrale così come la caccia a uno di essi da parte di Silente. Ed è proprio questo interesse alla ricerca di un tassello dell’anima del Signore Oscuro che porta – alla fine del libro e del film – alla morte di Silente per mano di Severus Piton, che sembra lì dimostrare la sua fiducia a Voldemort. Queste sono le basi della fine.

La fiaba dei tre fratelli

Nell’ultimo libro e nei due film separati c’è l’obbligo di chiudere molte storyline aperte e segreti ancora da svelare, cosa che la Rowling fa in modo praticamente perfetto, senza troppe sbavature. Persino David Yates trova la sua quadratura registica del cerchio e confeziona una grande conclusione in due parti che lo redime – più o meno – dagli errori del passato. In una fine dove tutto è sostanzialmente importante, la scrittrice riesce comunque a trovare un’ulteriore spinta di mistero in più per avvincere il lettore con l’introduzione dei Doni della Morte, che danno addirittura il titolo al romanzo. E il bandolo della matassa dell’intera questione, della Pietra della Resurrezione, del Mantello dell’Invisibilità e della Banchetta di Sambuco, si raggiunge con La Fiaba dei Tre Fratelli, quando scopriamo l’effettiva esistenza dei tre oggetti, specie della Bacchetta, che diventa la chiave di volta per sconfiggere Voldemort. Ed è infatti la Fiaba che si rivela realtà a dare la spinta finale aggiuntiva alla trama, che da quel preciso istante viene trascinata verso il finale tra le mura di Hogwarts dove tutto è cominciato. E nel film è per altro strutturata con una meravigliosa sequenza animata, eccezionale momento di virtuosismo visivo del lungometraggio.

In apertura vi abbiamo anticipato un ultimo momento bonus che è in realtà quello a cui i fan (ma non solo) sono più affezionati. È forse una delle rivelazioni più forti ed emozionati della saga e trasforma completamente la percezione del bene e del male, del giusto e dello sbagliato, dell’amore, del rancore e dell’amicizia. È quando viene gettata la maschera dell’indifferenza e del conflitto del personaggio più complesso e probabilmente importante della serie, quello che è stato il protagonista nascosto nell’ombra per tutto il tempo. Stiamo parlando di Severus Piton. Ed è possibile riassumere tutta la sua vita, il suo amore per Lily Potter e la sua battaglia in una sola parola: “Sempre“.

Fonte : Everyeye