Sciopera fabbrica di ascensori di Novara. Cinquant’anni dopo il film “cult” di Petri 

Poco meno di 50 anni fa, nell’inverno tra il 1970 e il 1971 il regista Elio Petri girava a Novara un film che rappresenta una delle pietre miliari del cinema italiano, “La classe operaia va in paradiso”, con Gian Maria Volontè e Mariangela Melato.

Un film, nonostante la Palma d’Oro vinta a Cannes, che fu molto discusso, che non piacque né alla Confindustria né ai sindacati e che fece indignare molti intellettuali della sinistra per lo sguardo disincantato con il quale Petri affrontava alcuni “totem” degli anni ’70.

Il film, fu girato in quella che allora era una delle fabbriche più importanti della città, la Falconi ascensori, che pur essendo leader nel proprio settore, proprio in quei mesi a causa di manovre finanziarie oscure, aveva interrotto la produzione, aveva chiuso i cancelli e veniva occupata dai lavoratori in attesa di una decisione del Tribunale che potesse restituire a tutti il posto di lavoro. 

Una vicenda che approdò anche in parlamento grazie ad una interrogazione del deputato comunista Lucio Libertini. Mezzo secolo dopo a Novara si rivivono in qualche modo quei momenti: la Gmv Martini, azienda che pure produce ascensori, e che dal 1992 ha rilevato lo stabilimento che fu l’ultima sede della Falconi (in anni per la verità successivi a quelli del film), ha annunciato il licenziamento di 19 dipendenti, generando una forte mobilitazione sindacale e la proclamazione di uno sciopero.

Nello stabilimento novarese della società che ha la sede direzionale a Pero (MI) lavorano 148 dipendenti. Della vicenda si e’ interessato anche l’assessorato regionale al lavoro, che ha promosso un incontro tra le parti come ultima carta per evitare i licenziamenti. La Gmv nelle scorse settimane aveva chiesto la cassa integrazione per tutti i lavoratori sino a fine maggio. Il sindacato ha proposto alla società di ritirare i licenziamenti e di utilizzare i due mesi di ammortizzatori sociali, ma la proposta non è stata accettata, e ormai i licenziamenti sembrano inevitabili. Cinquant’anni dopo per la classe operaia della fabbrica di ascensori il paradiso puo’ attendere.

Fonte : Agi