Coronavirus, ecco l’app per fare spesa sul web e ordinarla a domicilio

Di Lorenzo Pastuglia

Basta un semplice click e in pochi minuti è possibile ordinare la spesa, o comprare beni in altri negozi di prima necessità, direttamente da casa, evitando così il rischio di assembramento nei luoghi chiusi e di un eventuale contagio. Si chiama “Spesa in Quartiere” ed è l’app ideata da sette ragazzi di Jesi tra i 24 e i 25 anni, che hanno messo insieme le loro capacità: Francesco Mariani, due volte laureato alla Bocconi, e attualmente impiegato presso una Banca d’investimento (Banca Imi); Riccardo Belardinelli, laureato in lettere e giornalista con un passato alla Gazzetta dello Sport e a Undici; Lorenzo Caresana, laureato all’Università di Torino e ora studente di Urban Policy Design al Politecnico di Milano; Francesco Gregori, studente prossimo alla laurea in Informatica a Bologna e Web Developer; Andrea Petrolati, laureando in Management engineering e attualmente in Medellin per lo studio del social impact e sistemi Fintech for social good; Luca Petrolati, studente di ingegneria energetica presso il Politecnico di Milano; Daniele Garofalo, laureato in Industrial design (ha esposto al Salone del mobile 2018) e attualmente stagista presso lo studio Diotallevi Design.

25enni ideano l'app "Spesa in Quartiere"I sette 25enni jesini che hanno ideato l’app “Spesa in Quartiere”

Due possibilità di pagamento

Un’idea che ha riscontrato l’interesse dell’Amministrazione comune jesina. Due sono le possibilità per fare compere. La prima è quella di inviare la lista della spesa direttamente al supermercato, arrivare, pagare subito e uscire. La seconda è quella della consegna a domicilio. Anche se ci sarà da aspettare qualche settimana prima che arrivi il servizio, che sarà poi attivo a questo link: “Intanto noi siamo arrivati quasi alla fine del percorso – spiega Francesco Mariani -: si tratta di una app per web che sarà da punto di incontro tra cittadini e i supermercati, negozi di vicinato e di prima necessità”. Nei giorni scorsi, intanto, è stato diffuso in rete un questionario “e a 24 ore del lancio abbiamo già ottenuto circa 500 risposte – prosegue Belardinelli -. I due terzi del pubblico che ha partecipato non sono nati nell’era digitale, come tanti 8oenni, il che ci fa ben sperare che questo strumento possa essere utilizzato da tutti, anche da chi non ha dimestichezza con la tecnologia”. Il progetto è totalmente no profit e “ispirato solo dalla volontà di essere solidali e – conclude Belardinelli – di aiutare la nostra città che ha voglia di cambiare passo”.   

Fonte : Affari Italiani