Le 5 scene più assurde di Twin Peaks

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I momenti onirici di Twin Peaks, specialmente quando riguardano le visioni dell’agente Cooper (il suo “metodo tibetano” per trovare l’assassino di Laura Palmer), sono i più memorabili e bizzarri dello show, basti ricordare le apparizioni di un diafano gigante a un interdetto Cooper moribondo dopo un’aggressione misteriosa. Le vette a oggi più irraggiungibili, tuttavia, sono costituite dalle scene ambientate nella stanza rossa e in particolare la prima sequenza dove l’agente (a proposito, auguri!, il 19 aprile 1954 è il compleanno del personaggio) vede se stesso in versione anziana nell’iconico salone dai pesanti drappeggi mentre un nano gli viene incontro e parla… al contrario. C’è anche Laura Palmer, elegante e altrettanto enigmatica, che gli sussurra all’orecchio. Questo è il luogo dove si avvicendano anche lo spaventoso Bob e l’uomo con un solo braccio e dove i segreti più inquietanti di Twin Peaks trovano vengono suggeriti all’agente speciale. “Personale favourite” di chi scrive, Albert Rosenfield (il bravissimo e compiantissimo Miguel Ferrer) è uno degli agenti dell’Fbi che fanno visita a Cooper durante il suo soggiorno a Twin Peaks. Rosenfield si presenta come un patologo arrogante, incurante e maleducato, entrando subito in conflitto con lo sceriffo Truman, dando dei bifolchi ai locali, prendendo in giro l’innocuo Andy e non mostrando pietà o rispetto nei confronti della vittima. In un epico confronto con Truman che, ormai esasperato dall’atteggiamento di Rosenfield lo aggredisce, quest’ultimo reagirà nel modo più inaspettato svelando un animo pacifista e una spiazzante gentilezza. La questione si risolverà con espressioni basite di presenti e spettatori, e più avanti le visite di Albert a Twin Peaks saranno all’insegna del cameratismo. Josie Packard è probabilmente la donna più bella ed enigmatica di Twin Peaks; impersonata da Joan Chen è l’amante dello sceriffo Truman, una scaltra seduttrice dal volto angelico e dal fascino soprannaturale nonché la figura misteriosa che ha sparato a Cooper. Detestata dalla cognata Catherine, finirà per morire gettando nella disperazione il povero Truman. Il suo destino, tuttavia, non è così lineare – come mai avrebbe potuto esserlo in questa serie? – e il malefico Bob rivela all’agente Cooper che la donna, morta di paura e di fame, è stata punita per i suoi misfatti. La ritroviamo, disperata, prigioniera della “maniglia del cassetto di un comodino in una stanza di un hotel”, la sua immagine impressa su un pomello come predetto dalla Signora Ceppo. Tutto quello che concerne Nadine Hurley è, in verità, strano, e questo ne fa uno dei personaggi femminili più memorabili della serie anche in confronto ad altre figure con parti più grandi e interpretate da attrici più appariscenti (altra cosa strana di Twin Peaks: un paesino di 50.000 anime dove la stragrande maggioranza delle donne sono stupende, come Josie Packard e le cameriere dell’RR Diner Shelly, Norma e Annie). Nadine è mentalmente instabile, ossessiva e fissata con le guide delle tende rumorose. È un’amante possessiva e manifesta le sue crisi di gelosia esibendo una forza disumana (ricorda un po’ la Shinobu del cartone Lamù quando lancia armadi in direzione di Ataru Moroboshi). Il massimo di bizzarria lo raggiunge quando decide di incalanare la sua esuberanza iscrivendosi al club del wrestling del liceo di Twin Peaks e sfoggiando le sue capacità acconciata da cheerleader. Annie, la fanciulla pura e angelica di cui si innamora Dale Cooper durante il suo soggiorno allietato da crostate di ciligie e caffè dannatamente buoni, è destinata a fare una brutta fine nonostante gli sforzi dell’agente di proteggerla. Per salvarla Cooper si confronterà con il maligno Bob nella Loggia nera ma solo nell’ultima scena – a oggi uno dei finali più scioccanti della storia della televisione – risulterà chiaro (nei limiti della narrazione mercuriale di Lynch) chi tra l’agente speciale dell’Fbi e il suo gemello cattivo è tornato nel mondo reale. Nell’ultimissima scena del cult Dale sbatte la testa contro lo specchio del bagno e chiede sinistramente “Come sta Annie?” con un’espressione folle e diabolica, lasciando di stucco gli spettatori dell’epoca e degli anni a venire.


Fonte : Wired