Coronavirus, Confindustria Moda ha già elaborato un piano per ripartire

La sede di Confindustria Moda

Come far ripartire al più presto la moda 

Confindustria Moda volge già lo sguardo al futuro. Nel rispetto delle misure di sicurezza definite nel Protocollo condiviso del 14 marzo 2020, la federazione, che rappresenta oltre 65mila aziende italiane del tessile, moda e accessorio (oltre 585 mila addetti), lancia un piano articolato in 5 iniziative per far ripartire al più presto il settore del fashion e salvaguardare quella specificità, tutta italiana, che la filiera produttiva rappresenta. Con l’intento di riprendere al più presto le attività produttive, logistiche e distributive, il piano è progettato per ridurre al minimo possibile gli impatti della pandemia di Covid-19 sulla filiera, “unicuum mondiale e secondo settore manifatturiero italiano oltre che maggior contributore al saldo positivo della bilancia commerciale italiana”.

Nell’attesa della validazione degli studi medico-scientifici-epidemiologici e le relative applicazioni tecnologiche che possano consentire di rilevare con certezza la positività o l’immunità al virus delle persone, Confindustria Moda ha elaborato 5 soluzioni temporanee per tutelare la sicurezza dei lavoratori senza compromettere la sopravvivenza delle imprese.

Le cinque iniziative 

Salvaguardare i lavoratori più anziani e più fragili. Effettuare una segmentazione dei lavoratori per fasce d’età, per autorizzare una celere ripresa progressiva dell’attività lavorativa tutelando i lavoratori più anziani e più a rischio, con altre patologie importanti pregresse.

Considerare la situazione epidemiologica su base territoriale. Riaprire le attività economiche con un criterio geografico, privilegiando le attività basate nelle regioni e nelle provincie meno coinvolte dall’epidemia. 

Aprire con priorità e urgenza le attività aziendali necessarie e funzionali alla effettiva ripresa produttiva. “È necessario superare il criterio dei codici Ateco su cui sono basati i Dpcm emergenziali, per determinare con flessibilità le attività da riaprire, considerando la complessità delle filiere. Senza queste, a prescindere dai codici Ateco, tutta l’organizzazione non potrà nel medio periodo riprendere, esprimendo tutte le proprie potenzialità”. Si propone di cominciare ad autorizzare in via prioritaria e urgente le attività non produttive che nei processi aziendali sono funzionali e necessarie alla effettiva ripresa della produzione, quali ad esempio attività creative, modellistica e industrializzazione dei prodotti, prototipia e campionature, ricezione e controllo qualità delle materie prime e semilavorati, attività d’ufficio relative a vendite, acquisti ecc., servizi generali e sanificazione ambienti.

Evitare nel 2020 una nuova chiusura totale delle attività nel mese di agosto. Concertare con le parti sociali un “patto per le ferie estive” attraverso gli strumenti della contrattazione collettiva nazionale o aziendale. A questo proposito, alcune proposte di discussione potrebbero includere: anticipare le ferie collettive estive (normalmente collocate in agosto) al mese di maggio, o giugno, in modo che, se le attività economiche effettivamente riprendono, magari anche con maggior vigore, le aziende saranno subito pronte e in piena efficienza, senza dover ancora scontare la classica chiusura estiva ad agosto. In subordine, dare alle aziende la facoltà di ridurre le ferie continuative estive a una sola settimana, rimandando più avanti la fruizione delle ferie “risparmiate”.

Consentire maggiore flessibilità nel ricorso al distacco di personale da un’azienda (magari in cui perdura la crisi produttiva) all’altra, in cui la ripresa dell’attività potrebbe richiedere un temporaneo maggior impiego di personale rispetto all’ordinario. Questo perché è possibile che “la ripresa delle attività produttive possa presentarsi con forti disomogeneità: a fronte di situazioni di grande tensione produttiva (magari anche solo dovuta alla ricostituzione delle scorte), vi potranno essere contemporaneamente e nel medesimo comparto produttivo altre situazioni di perdurante inattività o crisi aziendali”.

Fonte : Affari Italiani