Gino Sorbillo: ‘Permettere anche in Campania consegna di pizze a domicilio’

In Campania, a differenza di quanto avviene in altre regioni italiane, c’è il blocco totale per pub, bar, pizzerie e attività di ristorazione in genere: vietato il cibo da asporto, ma anche la consegna a domicilio (fanno eccezione i supermercati e i negozi di alimentari, che possono consegnare solo prodotti confezionati). Una serie di misure imposte per tutelare la salute pubblica, ma che sta come era prevedibile causando grossi danni economici a tutte quelle attività della filiera del food, dalle materie prime alla consegna. Il popolare pizzaiolo Gino Sorbillo, con un post su Facebook, si è fatto portavoce di numerosi colleghi del settore lanciando un appello perché sia ripristinata la possibilità di lavorare con le consegne a domicilio, per dare un po’ di respiro alle attività che, in un periodo di chiusura forzata, devono comunque fare fronte alle spese di personale e di affitti dei locali.

Danni incalcolabili – scrive Sorbillo – stiamo raccogliendo i nomi delle pizzerie e dei locali disposti a riaprire alla fine dell’emergenza con le consegne a domicilio affidandosi alle varie società che effettuano il servizio delivery in tutte le Regioni. I nostri locali hanno un ruolo sociale di sostegno alla comunità: possiamo consegnare le pizze che sono un vero e proprio “pasto completo” fino alle abitazioni delle persone che, ovviamente, non saranno più costrette a mettersi in fila tra tantissima gente fuori e dentro ai supermercati… Noi non possiamo aspettare a tempo indeterminato e chiediamo semplicemente di essere equiparati alle altre regioni d’Italia in cui ognuno può scegliere liberamente se effettuare o meno il servizio“.

In Campania si era deciso per la drastica chiusura per evitare al minimo i contatti tra le persone. In collegamento con la trasmissione Cartabianca su Rai3 a marzo, quando i contagiati erano 147 (oggi sono 3.068), il governatore Vincenzo De Luca aveva spiegato i motivi della decisione, validi per le pizzerie ma chiaramente per qualsiasi servizio da asporto e consegna di beni non di prima necessità: “Se abbiamo 100 pizzerie che portano 10 pizze a 10 clienti, abbiamo stabilito 1000 contatti ravvicinati tra due persone. In dieci giorni sono 10mila contatti”.

Nei giorni scorsi era arrivato un chiarimento anche per le pasticcerie, in vista delle festività di Pasqua: è vietata anche la consegna a domicilio di pastiere e casatielli, e l’imposizione della chiusura vale per tutti i laboratori di pasticceria e rosticceria. Fanno eccezione le panetterie, che però possono produrre e vendere soltanto pane e prodotti simili.

Fonte : Fanpage