La “delazione da coronavirus” è diventata uno sport mondiale

Pensavamo fosse una prerogativa dei nostri balconi e di una certa diffidenza reciproca italiana, ma in quasi ogni paese colpito dal coronavirus la polizia ha a che fare con segnalazioni di massa (anche dove la popolazione resta a casa)

Un uomo al balcone a Valencia, in Spagna (foto: Getty Images)

È un’epidemia che sta contagiando il mondo. È l’epidemia delle segnalazioni di chi sgarra alla quarantena per coronavirus: le forze dell’ordine di tutti i paesi colpiti dalla pandemia riportano che c’è un incremento sostanziale delle telefonate di cittadini che accusano il proprio vicino di essere andato a fare una passeggiata di troppo col cane, di tenere una festa in casa o di sostare troppo a lungo seduto su una panchina. Il fenomeno è ben noto, insomma: persone che fanno le spie.

Come per molto altro di questa crisi, l’Italia è stato il primo posto dove questa ossessione è diventata argomento di dibattito. Ma gli altri paesi ci hanno raggiunto: in tutto l’occidente non si contano i gruppi WhatsApp nei quali vengono passate le foto dei trasgressori, veri o presunti, delle regole sul distanziamento sociale. Che circa la metà della popolazione mondiale, in questo momento, sia tenuta segregata in casa per decreto, è un fatto impressionante. Ma è ancora di più lo è il fatto che la gente in casa ci resti davvero, almeno a giudicare da questo fenomeno.

L’Italia non è sola, si diceva. Le cronache ci riportano storie di spionaggio in mezzo mondo, riguardanti qualsiasi attività che si ostini nelle sue routine in barba ai divieti. E allora la polizia di Tulsa, Oklahoma, ha dichiarato di aver ricevuto così tante telefonate per possibili trasgressioni da esserne sommersa; le forze dell’ordine in Spagna hanno arrestato circa 2mila persone e distribuito oltre 230mila verbali per infrazione della quarantena, attribuendo un ruolo centrale alla cittadinanza definita “attiva”. Un portavoce della pubblica autorità del Northamptonshire, in Inghilterra, ha invece spiegato che i tutori della legge sono bombardati da “dozzine e dozzine” di chiamate da persone che vogliono far arrestare il vicino per una corsa nel circondario o per un barbecue in giardino.

Gli spioni stanno emergendo come alleati entusiasti delle autorità, insomma, con un trasporto tale che a volte è la stessa polizia a dover invitare alla calma. A Londra, dove la forza pubblica ha l’ordine di disperdere gli assembramenti con più di due persone, il questore Anthony Stansfeld ha supplicato i cittadini di fare le spie solo per casi eccezionali, per non finire come nel romanzo 1984, e per il resto cercare di essere “ragionevoli e amichevoli con i propri vicini”, e al massimo arrivare al disappunto verbale.

A New York, che al momento conta oltre 3mila morti su 102mila casi di contagio, l’Nypd ha arrestato il proprietario di un negozio di liquori ancora aperto dopo la soffiata di qualcuno, come in una riedizione di un film degli anni Trenta. E la situazione non è dissimile sull’altra costa americana: a Los Angeles, le forze dell’ordine hanno registrato un “incremento massiccio” di telefonate bizzarre da quando il governatore della California ha ordinato a tutti di stare a casa: molte accusavano i vicini di fare esercizi o di mangiare nel all’aperto nel proprio cortile, e c’è persino chi ha chiesto di arrestare due persone sedute a una fermata dell’autobus, solo perché tossivano. Molte di queste attività segnalate non sono illegali: ma chi telefona, nel dubbio, ci prova.

In altri casi sono proprio le autorità a favorire lo spionaggio. Un sito aperto dalla polizia neozelandese per segnalare trasgressori è stato sommerso da decine di migliaia di report ed è andato in crash. Stessa idea l’hanno avuta, in Gran Bretagna, una dozzina di dipartimenti di polizia tra cui quello dell’Humberside, delle West Midlands e di Manchester: basta compilare un modulo online e il gioco è fatto. E c’è da segnalare anche l’esempio analogo della Danimarca. Un altro caso significativo – benché in scala ridotta – è quello della capitale d’Italia, che ha lanciato il cosiddetto Sistema unico di segnalazione sul portale di Roma Capitale, invitando alla caccia all’untore con un arzigogolato libretto d’istruzioni online.

Molti utenti di Facebook paiono sentirsi effettivamente rigenerati nel loro ruolo di informatori nella guerra Covid-19: per giorni è stato attivo un gruppo con un nome che non ha bisogno di commenti: “SEGNALAZIONI CORONAVIRUS a piede libero”, con mille iscritti. E altri gruppi di quartiere si sono convertiti alla causa, trasformandosi in un arene virtuali per massacrare i trasgressori.

Va detto che, in un gioco di rimandi e ammiccamenti, anche i media da settimane fanno la loro parte in questo senso. In uno slancio di zelo da molti giudicato eccessivo, di recente la giornalista di La7 Gaia Tortora era finita a strigliare in diretta una coppia (convivente) che passeggiava in un parco di Milano, con queste parole: “Voi date con quel sorriso e quella leggerezza uno schiaffo a tutte le persone che stanno soffrendo e combattendo. Uno schiaffo in faccia a quelli che sono in ospedale, agli operatori sanitari e agli infermieri”. Non si contano poi i servizi sulla presunta indisciplina dei cittadini napoletani rispetto alle disposizioni vigenti. In uno di questi, su La Stampa, la didascalia recita:

Complice la fine della settimana e la necessità di nuove scorte o, probabilmente, l’insofferenza crescente dei napoletani, stamattina intorno alle 12 erano diverse le zone della città con una discreta affluenza di persone, per lo più impegnate in spese di vario genere”.

Ma se pensiamo di essere i soli a vedere queste pratiche ci sbagliamo, appunto: giorni fa il tabloid inglese Daily Mail ha pubblicato foto di persone facilmente riconoscibili che facevano shopping a Stockton-on-Tees con il titolo: “È davvero shopping ESSENZIALE? I britannici ignorano l’ordine di uscire di casa solo per necessità basilari e comprano vernice, attrezzi per il giardino, specchie una LAMPADA LAVA”.

Lungi dall’essere tipicamente italiano, o un residuo dalla Stasi tedesca (che al suo picco nel 1989 aveva diversi informatori non ufficiali) riesumato dal governo Conte bis, il fenomeno delle delazioni del Covid-19 si ritrova nelle cronache di ogni democrazia liberale, in questi giorni di crisi sanitaria.

E se avessero ragione loro?

Ma sono davvero indisciplinati, i cittadini messi in quarantena? In Italia, perlomeno, sembra che la cosa che ha funzionato meglio, dal lockdown a oggi, sia proprio l’obbedienza dei cittadini all’#iorestoacasaIl report sulla attività di “controllo inerente le misure urgenti per il contenimento della diffusione del virus COVID-19” del Viminale attesta che nella settimana tra il 28 marzo e il 3 aprile 2020 sono stati effettuati 1.560.000 controlli sulle persone e rilevate circa 48mila infrazioni, il 3 per cento. I controlli sugli esercizi commerciali sono stati 612mila, con sanzioni elevate solo in 1200 casi, lo 0,2 per cento. E i dati delle settimane precedenti non erano affatto peggiori.

Uno psicologo neozelandese, Ian de Terte, ha spiegato: “Alcune persone non accettano che altre si comportino differentemente da quanto gli è stato detto di fare”. Secondo de Terte chi segnala lo fa perché ha il sentore che il comportamento degli altri potrà influenzare la durata del lockdown. Per questo motivo, “la gente ha l’ansia di seguire le regole e al tempo stesso di farle applicare”. Insomma, c’entra più la paura per sé stessi che l’avere a cuore la sorte dell’estraneo. “Per la mente umana avere a che fare con un nemico interno è molto peggio che avere a che fare con un nemico esterno da cui ci si difende insieme agli altri“, ha detto in un’intervista a Repubblica lo psichiatra e psicoterapeuta Luigi Cancrini, spiegando come durante le catastrofi, o le guerre, i pazzi tendano a sentirsi più “normali” e i “normali” a sentirsi l’eccezione.

Fare i bigotti sul distanziamento sociale inadeguato delle altre persone è la maniera in cui noi gestiamo la nostra paura e giustifichiamo i nostri sacrifici”, ha scritto Leslie Jamison sulla New York Review of Books. Ma il bigottismo ha bisogno di certezze: questo virus ne dà poche, e l’impazienza fa aumentare le credenze più spietate.

Tutto questo avrà certamente ripercussioni economiche e sociali di lunga durata: nel settore dello spettacolo, dello sport e dell’ospitalità, tanto per citare alcuni dei più colpiti. Del resto basti pensare alla Grande depressione degli anni Trenta: gli statunitensi che l’hanno vissuta sono stati toccati per sempre dall’esperienza, esibendo nei decenni successivi un livello di cautela, di scetticismo e di frugalità che solo i loro figli, i famosi boomer, sarebbero riusciti a superare.

In attesa che la voglia di tornare a viaggiare e di incontrarsi ritorni, la cultura dello spionaggio rischia di lasciare segni indelebili. Secondo un’analisi effettuata nel 2015 da tre ricercatori dell’Institute for the Study of Labor di Bonn, in Germania, basata sugli archivi dell’ex ministero per la Sicurezza nazionale della Repubblica democratica tedesca, le province che gli anni ’80 registravano una più alta presenza di informatori al servizio della Stasi sono anche quelle che, nei due decenni successivi, hanno fatto rilevare una maggiore sfiducia nelle istituzioni e nei rapporti interpersonali, e una più grave stagnazione economica. In altre parole, la sorveglianza di stato ha avuto ripercussioni di lungo termine sul capitale sociale, nella capacità di fare associazionismo creativo, nella creazione di brevetti e in generale nella performance economica della Germania orientale.

Il lockdown è la strategia che ovunque nel mondo occidentale si è imposta come rimedio più sensato per contenere il contagio. La maggioranza della popolazione si è dimostrata incredibilmente docile, nell’accettare questo stato di cose, mentre le notizie sulle modalità con cui si diffonde il virus cambiano di giorno in giorno, se non di ora in ora, aumentando la confusione. Ma non esiste alcuno studio serio che sostenga che gli esiti della lotta alla pandemia dipendano solo da quanto la gente sta a casa.

Quando saremo usciti dal tunnel, chissà quanti saranno stati infettati perché andati a correre – o a portare fuori il cane – nonostante le grida di rabbia e i video girati di nascosto dagli spioni del balcone.

Fonte : Wired