Vasai: i migranti tribali temono la fame, non il coronavirus (foto)

Consegnati cibo e altri aiuti a 170 famiglie nella diocesi locale. Dopo la quarantena imposta dal governo sono senza lavoro e senza soldi. Non hanno diritto neanche alle razioni alimentari messe a disposizione dallo Stato. Il rischio del contagio.

Vasai (AsiaNews) – “La  vera preoccupazione di 170 famiglie tribali nella diocesi di Vasai (Maharashtra) non è la pandemia polmonare, ma la mancanza di cibo”, racconta Goretti Xalxo, un’operatrice sociale impegnata nell’assistenza ai migranti adivasi.

Il primo aprile, insieme a Pahunch, un’iniziativa dei padri redentoristi della diocesi locale, Goretti Xalxo ha consegnato razioni alimentari ad alcune famiglie originarie dell’altipiano di Chotanagpur, nello Stato indiano dell’Orissa. “È stato emozionante e toccante – dice Goretti Xalxo – quando ho visto le lacrime nei loro occhi. Alcuni di loro non avevano cibo a sufficienza per il giorno dopo”.

Il blocco del Paese imposto dal governo per contenere il coronavirus ha lasciato milioni di persone senza lavoro, in gran parte migranti economici trasferiti dalle zone rurali in cerca di migliori condizioni. Avendo perso il lavoro, e dati i collegamenti interrotti su tutto il territorio, in molti sono costretti a percorrere centinaia di km a piedi per tornare a casa.

A causa della quarantena, i migranti tribali del Chotanagpur sono bloccati nella parte orientale della diocesi di Vasai, nei pressi di Mumbai. Sono poveri, e ora senza lavoro. Di solito lavorano a giornata, impiegati come domestici e operai.

“Nei giorni scorsi, abbiamo distribuito aiuti in diverse aree della diocesi. Finora, siamo riusciti ad aiutare 162 famiglie. Abbiamo dato loro riso, dhal, olio, zucchero e lenticchie”, dice Goretti Xalxo. La donna, anch’essa una tribale nata nell’Orissa, ha ringraziato mons. Felix Machado, arcivescovo di Vasai, che ha offerto sostegno logistico, oltre a quello per ottenere i necessari permessi amministrativi e di polizia.

Mons. John Barwa, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar (Orissa), ha espresso forte preoccupazione per i migranti tribali dell’area di Chotanagpur: “Senza lavoro non hanno di che sfamarsi. Non hanno diritto neanche alle razioni alimentari messe a disposizione dal Sistema di distribuzione pubblico”.

Goretti Xalxo sottolinea che queste persone vivono in vere e proprie baraccopoli. Non hanno i mezzi per difendersi dal Covid-19; neppure le mascherine. Non rispettano la distanza sociale richiesta in questa situazione. “Cerchiamo di far capire loro che devono prendere delle precauzioni per non contrarre il virus, ma senza molti risultati. Pensano in realtà a cosa potranno mettere sotto i denti”.

Secondo alcuni osservatori, le sacche di povertà estrema, la vastità della popolazione e la grandezza del territorio potrebbero provocare il contagio di 300 milioni di persone in India.

Fonte : Asia