Musica 8D, ecco perché percepiamo il suono come una sfera

Se ancora qualcuno non vi ha mandato il link per mettersi in ascolto, digitate “musica 8D” nella stringa di ricerca di YouTube, indossate normali cuffie o gli auricolari, e avviate un qualsiasi video presente nei risultati: il canale più famoso si chiama 8D Tunes. Vivrete l’esperienza musicale che sta impazzando su Whatsapp: condividere link o direttamente file audio di musica 8D.
Blown my mind.
Listen to this song with headphones (put on the 2 headphones).
It is the new music of the Pentatonix, composed with 8D technology. Listen to it only with headphones. It will be the first time that you will listen to that song with your brain and not with your ears. pic.twitter.com/kbvpmGwTa8
— Tara Sorkin (@Tara_Sorkin) March 26, 2020
Il nome rende l’idea, perché la sensazione è davvero di essere al centro di un turbinio di suoni che si sposta armoniosamente da un orecchio all’altro, in alto, in basso, avanti, indietro. Insomma, tutt’intorno a voi. È possibile che la voce, oppure la batteria, oppure ancora una chitarra si muovano intorno a noi con un andamento circolare ben congegnato, come un gruppo danzante di pizzica.
Cos’è il panningNon si tratta però di una tecnologia rivoluzionaria, ma semplicemente di un gioco di “editing” software – basato sul panning, equalizzazione e altri trucchi – applicato alle tracce audio. In pratica chiunque abbia un po’ di dimestichezza con le applicazioni impiegate nel settore musicale digitale è in grado di agire sul suono in modo che dia la sensazione di provenire non solo da zone specifiche intorno a noi, ma anche muoversi in un raggio di 360°. Qualcuno rileverà analogie con il surround dei più diffusi impianti home theatre domestici, ma la tecnica e i principi sono diversi.Perché il suono “8D”Il termine “8D” è una sorta di iperbole dell’effetto audio tridimensionale. Non caso è facile imbattersi in tracce che si definiscono con numeri ancora più alti semplicemente per migliorare il loro appeal, ma la sostanza è la stessa. In verità questo tipo di immersività musicale è concettualmente figlia del formato “Ambisonics”, che grazie a specifiche configurazioni microfoniche ha consentito dagli anni ’70 le prime registrazioni, mix e riproduzioni in audio tridimensionale. Da allora si è ricominciato a parlare di questo concetto con il rinnovato successo della realtà virtuale nel campo dei videogiochi, delle installazioni 3D e dei video 360° (anche di YouTube). In sintesi, al netto delle questioni meramente tecniche, il risultato finale è che la “scena sonora” prende la forma di una sfera e mette l’ascoltatore al centro.La differenza rispetto al surroundGli impianti surround di casa collegati alle tv si basano sull’impiego di più altoparlanti. Di solito da almeno due casse e fino a otto, più una per i bassi. La tecnologia prevede quindi l’invio del flusso audio a una gamma specifica e predeterminata di altoparlanti, che in base a dove sono posizionati trasmettono al telespettatore il senso della direzione sonora. Con l’Ambisonics, e quindi idealmente anche con l’8D, non è più una questione di diffusori – come potrebbero essere la cuffia destra e quella sinistra – ma di un unico flusso sonoro ”fluido”, che circola “liberamente”.
Fonte : Repubblica