Il mistero di Arkandias, la recensione del fantasy con Christian Clavier

Il piccolo Theo, orfano di padre, è vittima di dileggio tra i banchi di scuola. Il bambino, che vive con la madre e il fratello maggiore, soffre inoltre di sanguinamenti dal naso, condizione che lo rende ulteriormente oggetto di scherno da parte dei suoi coetanei. Le uniche amiche di Theo sono la secchiona Bonav e l’alternativa Laura, di qualche anno più grande: proprio insieme a loro, dopo essere entrato in possesso di un tomo magico, decide di creare un anello dell’invisibilità. Con un rito ampiamente spiegato nel libro, il protagonista riesce nell’impresa e ottiene il fantastico oggetto, attirando però l’attenzione da parte di tre subdole streghe che lo prendono di mira.
Rischiando di non poter più tornare a uno stato normale e di “scomparire” per sempre, Theo si trova alle prese con una missione impossibile. Un’ardua corsa contro il tempo nella quale troverà il fondamentale aiuto di una sorta di stregone chiamato Arkandias.

Dove tutto ebbe inizio

Alla base vi è l’omonima trilogia di romanzi dello scrittore francese Éric Boisset, inedita nel nostro Paese, che appartiene a quel filone fantasy per pre-adolescenti. Il mistero di Arkandias è l’adattamento per il grande schermo del primo capitolo, Le Grimoire d’Arkandias, e sin da subito l’operazione diretta a quattro mani dai registi Alexandre Castagnetti e Julien Simonet intende indirizzarsi al relativo pubblico di riferimento, ossia quello più piccolo. Il risultato purtroppo delude le aspettative, sia per un budget eccessivamente limitato rispetto a quanto si voleva inizialmente raccontare che per un approccio troppo infantilistico. Se sulla carta le atmosfere fanciullesche potevano esaltarsi grazie alla fantasia dell’imberbe lettore, in forma filmica i limiti concettuali vengono ben presto a galla. L’esplicito rimando a Il Signore degli Anelli e all’unico anello, in grado di garantire l’invisibilità a chi lo indossa, è qui utilizzato per gag e situazioni improbabili, mai capace di cogliere i potenziali spunti comici.

Un piatto calderone

Il mistero di Arkandias si trascina così stancamente per novanta minuti di visione, con continue strizzate d’occhio al mondo nerd. Il protagonista è infatti appassionato di fumetti e in camera conserva gelosamente i poster dei Batman di Christopher Nolan e della serie tv Spartacus, al quale si aggiunge un’ovvia gestione delle due figure femminili di contorno, una bella e ribelle l’altra secchiona e bruttina. Tra voice-over alla lunga stancanti, una morale risaputa, un gruppo di villain improbabili e la partecipazione di un attore di razza quale Christian Clavier in un ruolo volutamente caricaturale, l’insieme spara le proprie cartucce senza alcuna convinzione. Il risultato è troppo debole per risultare effettivamente interessante anche se contestualizzato al relativo target, tanto che dei previsti sequel – a sei anni da questo capostipite, uscito nel 2014 – non se ne è saputo più nulla. La vicenda qui raccontata è almeno auto-conclusiva, uno tra i pochi elementi positivi che il film può annoverare.

Fonte : Everyeye