Coronavirus, il medico della Croce Rossa in trincea a Bergamo: “Surreale”

Medici in trincea contro il coronavirus. Foto: Croce Rossa Italiana

Non staccano praticamente mai. “A parte il tempo strettamente necessario per mangiare e dormire, sono sempre in corsia”: a parlare è il dottor Cosimo Prete, ufficiale medico del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, è uno dei tanti operatori sanitari che hanno risposto all’appello della CRI per portare un aiuto concreto nelle zone più colpite del Paese in questo drammatico periodo.

Dodici ore al giorno in corsia, il dottor Prete lavora in un ospedale periferico di Bergamo, la città orobica diventata nelle ultime settimane il cuore dell’emergenza. Nella struttura ci sono 69 posti letto tutti riservati ai pazienti Covid-19. “Il turnover è impressionante – racconta in un brevissimo momento di pausa – vediamo ogni giorno purtroppo pazienti che non ce la fanno e anche intere famiglie ricoverate”.

Lui che ha conosciuto e dato una mano in tante parti del mondo, nei momenti più critici, parla di una situazione “surreale“. “Sono stato in Mozambico, in Iraq, Haiti e sono partito dopo la devastazione dello tsunami. Diventa una regola di vita: si fa la valigia e si parte”. 

Coronavirus: “Una caratteristica di questa epidemia è l’isolamento”

Stavolta invece è diverso. Questa volta l’inferno non è dall’altra parte del mondo e non ha le caratteristiche di una calamità naturale. Questa volta si combatte contro un nemico che “ti fa perdere tutti i riferimenti e i parametri che credevi di avere” a 50 km da casa. Una distanza fisica limitata ma un abisso emotivo. “Una caratteristica di questa epidemia è l’isolamento. Ti fa sentire veramente da solo. Essere qui a Bergamo mi fa sentire impotente nei confronti della mia famiglia, qualcuno di loro sta anche combattendo contro questo virus. Mi consolo pensando che la mia presenza a casa non avrebbe cambiato la situazione”. 

Non esistono la notte e il giorno negli ospedali ritrovatisi a essere trincea dell’emergenza coronavirus: “Sono entrato nella stanza di un paziente in affanno respiratorio e ho visto che qualcuno di noi aveva attaccato sul muro il disegno del nipote con la scritta ‘Nonno ti voglio bene’. Ecco, è stato un gesto che mi ha fatto commuovere e mi ha riportato per un attimo alla normalità”. 

Essere un operatore sanitario in questo momento vuole dire alleviare la sofferenza dei pazienti e accorciare le distanze tra loro e le loro famiglie: “In questo momento i nostri colleghi hanno bisogno di non sentirsi soli in questa battaglia e noi ci siamo, per questo e continueremo a combattere accanto a loro”.

Video: parla Cosimo Prete, ufficiale medico del Corpo Militare della Croce Rossa

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Fonte : Today