Senza assistenza domiciliare e costretti a casa: ragazzi autistici imprigionati dal Coronavirus

A Carlo manca la routine, svegliarsi la mattina andare a scuola e poi tornare a casa, vedere i compagni di classe e gli insegnanti, muoversi tra quelle piccole certezze giornaliere che gli scandiscono il tempo, così preziose per mantenersi in equilibrio.

Lorenzo invece sembra quasi sollevato dall’ansia delle incombenze quotidiane, ma gestirlo chiuso in quattro mura per i genitori è un’impresa titanica. Carlo e Lorenzo (nomi di fantasia), 14 e 13 anni, sono affetti da autismo. Costretti in casa, senza aiuti esterni che non siano quelli di mamma e papà, in preda a paure e angosce già presenti e ora moltiplicate dalla pandemia, per loro il coronavirus è un’emergenza nell’emergenza. 

“Da quando c’è stata un’impennata di casi anche nel Lazio, l’assistenza domiciliare non ce l’abbiamo più” racconta mamma Elena, abitante del quartiere Appio Latino, anche il suo nome è di fantasia per rispettarne la privacy. “All’inizio avevo trovato delle mascherine e gli operatori venivano, poi quando il quadro è peggiorato, con le misure restrittive, non vengono più, anche perché le protezioni non si trovano più”. Per Carlo, il più grande d’età e anche il meno grave tra i due, si prova a colmare il vuoto con un aiuto a distanza. “L’assistente può dargli una mano a fare i compiti di scuola con lezioni sul computer”.

La quarantena delle famiglie con disabili: “Senza assistenza e senza speranza”

Per Lorenzo invece è tutto più complesso, il suo grado di disabilità richiede un assistente uno a uno, un supporto costante che non è in alcun modo replicabile tramite webcam. Ora però l’operatore non viene più. “Ho dovuto metterlo in malattia” spiega ancora la signora Elena. Ci pensa lei h24 al figlio. La aiuta il fatto di avere una formazione specifica sull’autismo, e forse di riuscire a saper leggere i cambiamenti dei ragazzi e le loro reazioni. 

“Nel 2017 avevo già lasciato il lavoro part time in uno studio dentistico perché non riuscivo a gestire tutto, quindi adesso andiamo avanti con il fondo per i caregiver, i soldi dell’assistenza domiciliare indiretta, e un po’ con il lavoro di mio marito”. Riesce quasi a restare lucida Elena, nonostante il doppio dramma che ha catapultato la sua e centinaia di altre famiglie romane in un incubo difficile da raccontare.  

Continua ad appellarsi al Governo centrale perché la categoria dei disabili non venga dimenticata. “Chiediamo che vengano assicurata l’assistenza domiciliare, con figure formate che possano alternarsi fornite di tutti i dispositivi di sicurezza”. Se non proprio “una task force che si attivi per le situazioni di fragilità”. Quelle dove il coronavirus è l’emergenza nell’emergenza. 

Il tuo browser non può riprodurre il video.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.

Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.

Attendi solo un istante
Forse potrebbe interessarti

Devi attivare javascript per riprodurre il video.

Intanto a livello regionale è arrivato il via libera per le uscite fuori casa con persone disabili. Basta riportarlo nell’ultimo modulo per l’autocertificazione. Maglie più lente per tutti coloro per i quali una passeggiata non è un capriccio ma una questione vitale. Una prima importante conquista che però non può essere l’ultima. Fida (Forum italiano diritti autismo) si è rivolta con una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, mettendo nero su bianco le principali richieste, ancora in attesa di risposta. Una su tutte: fare in modo che non venga meno l’assistenza, perché chi è affetto da autismo “necessita di continuità terapeutica e attenzione costante, pena regressione che comporta ulteriore disagio, complicanze, ripercussioni sul nucleo familiare, spese a carico delle famiglie e del sistema sanitario nazionale”. Operatori formati e protetti con mascherine certificate, sia per l’assistenza domiciliare che per quella che ancora è in corso nelle Rsa e nelle case famiglie, proprio come si chiede al personale medico ospedaliero. 

Fonte : Roma Today