Coronavirus, chi è mister Yu: il re delle mascherine che sta diventando multimiliardario

L’epidemia del nuovo coronavirus ha preso piede praticamente in tutto il mondo, portando conseguenze devastanti, oltre che sanitarie, anche economiche in molti Paesi. Ma se la maggior parte della popolazione vive questo periodo con apprensione e dubbi sul futuro, c’è anche chi sta traendo enormi vantaggi dall’emergenza sanitaria. Una di queste persone è Yu Xiaoning, titolare della Dawn Polymer, azienda di Shenzhen, in Cina, la cui quota di mercato nei materiali speciali utilizzati nella produzione di mascherine protettive è stimata al 40%.

In un momento in cui le mascherine protettive sono il dispositivo di protezione più utilizzato (e ricercato) il “re” di questo prodotto ha visto aumentare in maniera vertiginosa i suoi introiti. Secondo le stime fornite dal Financial Times, nelle sei settimane successive al 20 gennaio (data in cui è scattato l’allarme) il valore della quota di controllo è passato da 13,5 miliardi di renmimbi, pari a 1,9 miliardi di dollari, a 16.800 miliardi di renmimbi. Nello stesso periodo il titolo in borsa dell’azienda ha subito un’impennata del 417%, prima del ridimensionamento dovuto al calo dell’epidemia in Cina.

La Dawn Polymer nasce nel 2002, quando Mister Yu, dopo una lunga esperienza nel settore dei materiali plastici, decise di lanciarsi nel mondo dei dispositivi di protezione quando nel 2003 esplose l’epidemia di Sars. Durante quella crisi l’azienda si concentrò nella produzione di tessuti in poliestere, puntando su una maggiore qualità. Adesso, con l’aumento della domanda, è aumentata anche le concorrenza nel settore, tanto che lo stesso Mister Yu, in una recente intervista, si era detto preoccupato, non tanto per i nuovi competitor, tanto per il rischio che i nuovi produttori possano abbassare il livello di qualità.

Il tuo browser non può riprodurre il video.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.

Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.

Attendi solo un istante
Forse potrebbe interessarti

Devi attivare javascript per riprodurre il video.

Fonte: Financial Times →
Fonte : Today