Perché in Parlamento non si può lavorare da remoto? L’appello di 79 deputati

Tutta Italia sperimenta lo smart working, mentre i parlamentari sono costretti a essere presenti in aula se vogliono votare. Per una politica più agile (e pronta a combattere il coronavirus) sarebbe meglio organizzare incontri, interventi e votazioni online. Ecco la proposta di Movimenta

(foto: Getty Images)

Al Paese serve un Parlamento agile, che in questa fase di emergenza nazionale possa lavorare da remoto, come il Parlamento europeo, i Comuni italiani e tante altre istituzioni nazionali e in giro per l’Europa. I cinque deputati di Movimenta, promotori dell’iniziativa 5×5 – Alessandro Fusacchia (Misto), Paolo Lattanzio (M5s), Rossella Muroni (Leu), Erasmo Palazzotto (Leu) e Lia Quartapelle (Pd) – hanno lanciato un appello che riportiamo di seguito e che è stato già raccolto e sottoscritto da altri parlamentari. Ecco il testo dell’appello.

Il 26 marzo il Parlamento europeo ha tenuto la sua prima seduta plenaria da remoto: 687 parlamentari su 705 hanno partecipato collegandosi da tutta Europa. Un evento senza precedenti per rispondere a una crisi che ugualmente non ha precedenti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e dall’inizio del processo di integrazione europea.

Questa modalità a distanza è stata adottata per consentire al Parlamento europeo di non sospendere i propri lavori a causa della diffusione del coronavirus proprio nel momento in cui è importante che le istituzioni siano presenti e impegnate in prima linea, e per mettere al tempo stesso tutti i parlamentari europei nella condizione di partecipare in sicurezza.

Come deputate e deputati della Repubblica italiana, chiediamo con forza che anche la Camera adotti modalità simili e comunque si doti urgentemente di tutto ciò che serve per permetterci di lavorare a distanza. Anche noi abbiamo bisogno di un Parlamento agile per poter fare la nostra parte nel combattere con ogni forza il coronavirus.

Mentre Presidenza e Capigruppo valutano che modifiche anche regolamentari possano occorrere per i passaggi più formali – abbandonando ogni esitazione a riguardo e non lasciando correre inutilmente altri giorni – non c’è nulla che impedisca alle Commissioni parlamentari di riunirsi da subito da remoto, per condividere i bisogni, le preoccupazioni, le istanze che stanno emergendo nelle varie aree del Paese e presso i diversi segmenti di cui si compone la nostra società, e per valutare l’adeguatezza della risposta che le istituzioni pubbliche stanno dando; in generale per confrontarsi, discutere, proporre ulteriori elementi di intervento.

Ci teniamo a ricordare che solo una parte estremamente ridotta del nostro lavoro prevede un voto segreto. In Aula già votiamo, salvo pochissimi casi, in maniera palese; stessa cosa in Commissione, dove non esiste neppure un meccanismo informatizzato ma la presa di parola e le votazioni avvengono per semplice alzata di mano. Tutte modalità replicabili da remoto, dietro ad uno schermo, dove chiunque di noi potrebbe essere facilmente riconosciuto ed identificato, e dove con altrettanta facilità potrebbe essere accertata l’espressione libera della nostra volontà.

Continuare per settimane e settimane a lavorare solo in presenza fisica non è assolutamente sostenibile. Non lo è perché vorrebbe dire che molte colleghe e colleghi, in particolare coloro che si trovano nelle aree in questo momento più critiche del Paese, sarebbero di fatto esclusi da qualsiasi attività parlamentare. Non lo è perché forme di contingentamento, come quelle messe in atto nelle ultime sedute, devono restare assolutamente eccezionali e non possono diventare una nuova regola, dal momento che la nostra Costituzione non prevede la delega del mandato parlamentare e che non sono per nulla certi i tempi di un pieno ritorno alla normalità. 

Pensare a formule alternative ma sempre comunque solo in presenza, come votazioni per appello nominale, rappresenta comunque un palliativo, rischiando di ridurre la Camera dei deputati a un luogo di mera votazione formale. Non è un caso che l’agenda dei nostri lavori fino al 30 aprile preveda al momento solo pochissime sedute per convertire i decreti più urgenti del Governo, con evidente sacrificio sia del contributo che la Camera potrebbe apportare a questi stessi decreti, sia di ogni altro tipo di intervento parlamentare.

Non è infine pensabile che il Parlamento della Repubblica non dia l’esempio per quello che riguarda modalità di lavoro agile che nel frattempo il Paese sta chiedendo di adottare a tutti coloro che sono nelle condizioni di farlo; ne è pensabile che trascuriamo oggi l’investimento per il futuro che l’adozione di modalità da remoto rappresenterebbe per dotare il Paese di una istituzione moderna, capace di utilizzare la tecnologia e facendo di questo momento storico un periodo in cui non solo non si indebolisce la funzione di rappresentanza democratica, ma si costruisce una democrazia più forte e aumentata.

I firmatari dell’appello:

Alessandro Fusacchia
Paolo Lattanzio
Rossella Muroni
Lia Quartapelle
Erasmo Palazzotto
Roberta Alaimo
Alessandro Amitrano
Nadia Aprile
Vittoria Baldino
Elisabetta Maria Barbuto
Silvia Benedetti
Fabio Berardini
Deborah Bergamini
Marina Berlinghieri
Fabiola Bologna
Vincenza Bruno Bossio
Luca Carabetta
Alessandra Carbonaro
Elena Carnevali
Vittoria Casa
Roberto Cataldi
Stefano Ceccanti
Andrea Cecconi
Susanna Cenni
Rosalba Cimino
Jessica Costanzo
Sabrina De Carlo
Carlo Ugo De Girolamo
Rina De Lorenzo
Massimiliano De Toma
Paola Deiana
Alessandra Ermellino
Stefano Fassina
Lorenzo Fioramonti
Fucsia Fitzgerald Nissoli
Flora Frate
Guido Germano Pettarin
Veronica Giannone
Paolo Giuliodori
Chiara Gribaudo
Angela Ianaro
Antonella Incerti
Francesca La Marca
Antonio Lombardo
Vita Martinciglio
Alessandro Melicchio
Rosa Menga
Carmelo Massimo Misiti
Federico Mollicone
Romina Mura
Silvana Nappi
Dalila Nesci
Michele Nitti
Lisa Noja
Matteo Orfini
Ubaldo Pagano
Paolo Parentela
Salvatore Leonardo Penna
Stefania Pezzopane
Giuditta Pini
Fausto Raciti
Luca Rizzo Nervo
Marco Rizzone
Paolo Nicolò Romano
Roberto Rossini
Doriana Sarli
Angela Schirò
Enrica Segneri
Debora Serracchiani
Davide Serritella
Elisa Siragusa
Raffaele Trano
Giorgio Trizzino
Francesca Troiano
Gloria Vizzini
Leda Volpi
Antonio Zennaro

Sostengono l’appello anche i senatori Tommaso Nannicini e Roberto Rampi.

Fonte : Wired