Il coronavirus sta fermando le guerre in tutto il mondo

Stati come Filippine, Siria, Yemen e Camerun hanno accolto l’appello del segretario generale dell’Onu Guterres a proclamare una tregua nei conflitti per combattere la pandemia: uno dei pochissimi lati positivi dell’emergenza globale

Un gruppo di guerriglieri nello Yemen (foto: Mohammed Hamoud/Getty Images

Antonio Guterres, segretario generale della Nazioni Unite, il 23 marzo si era rivolto a tutti i paesi in guerra nel mondo chiedendo un cessate il fuoco per impedire che, in zone già devastate e indebolite dai conflitti in atto, il coronavirus potesse mietere ancora più vittime.

Un appello che nessuno, a partire dagli altri funzionari dell’Onu, pensava venisse accolto. E invece nelle Filippine, in Siria, in Camerun, nello Yemen e in molti altri paesi è stato trovato un accordo tra le fazioni in campo nei conflitti. A riferirlo sono i rappresentati delle Nazioni Unite nei paesi in guerra. Ad esempio Martin Griffiths, emissario nello Yemen, un paese dove si combatte quasi ininterrottamente da cinque anni, i ribelli houthi e il governo yemenita hanno annunciato una tregua. Lo stesso è accaduto in Camerun e nelle Filippine. In Siria, le forze democratiche si sono dette disponibili a fermare ogni azioni militare, così come richiesto da Guterres, ma è ancora attesa la risposta dello stato islamico e degli altri protagonisti del conflitto.

Inoltre, secondo una fonte diplomatica anonima, presto si dovrebbero unire all’appello del segretario generale anche i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza. I dettagli non sono chiari, ma all’origine di quest’operazione ci dovrebbe essere la Francia.

È un’idea, però, che potrebbe trovare alcuni ostacoli. Il primo è la Russia, che è contraria all’idea che il Consiglio si occupi anche di questioni di tipo sanitario. Il secondo è costituito dagli Stati Uniti, i cui rapporti con la Cina non sono ancora del tutto distesi dopo le dichiarazioni di Trump, che ha chiamato ripetutamente il coronavirus “virus cinese”.

Fonte : Wired